L’URLO

24 06 2010

Il pittore norvegese, Edvard Munch (1863-1944), utilizza l’espressione caricaturale nel celebre L’Urlo (Skrik, 1893, National Gallery, Oslo, Norvegia) per rendere maggiormente partecipe lo spettatore all’angoscia che il quel momento il protagonista sta vivendo. E’ lo stesso Munch a raccontare che proprio mentre passeggiava con degli amici a Oslo, venne pervaso da un profondo senso di terrore.

Nell’opera, il corpo deforme prende le sembianze di un urlo muto ma al contempo violentissimo. La testa tra le mani, priva di dettagli, evidenzia gli occhi incavati e la bocca spalancata, rimandando all’ immagine del teschio. Tutte le linee sembrano voler convergere verso la testa urlante. Appare come se la stessa scena venisse coinvolta dall’emozione dell’urlo. E’ avvenuto qualcosa di terribile! Il cielo ha il colore del sangue, il mare sembra nero e oleoso. Il ponte in salita fa un chiaro riferimento ai mille ostacoli che gli uomini devono affrontare durante la loro vita. Tutto sembra vivere fisicamente l’urlo, l’angoscia. Tranne la strada dritta, ferma e su di essa in fondo a sinistra due figure umane, gli amici di Munch, che in quel momento sono indifferenti allo sgomento del protagonista, a simboleggiare in maniera nitida e cruenta la falsità dei rapporti umani.

Sembra che Much abbia riferito di essersi reso conto di quanto l’essere umano sia insignificante e completamente solo rispetto al grandioso ed imponente spettacolo della natura che lo circonda.

L’Urlo è forse il capolavoro di Munch più noto di una narrazione ciclica intitolata Il Fregio della vita (1893-1918), composta da diversi lavori suddivisi in quattro temi: Il risveglio dell’amore, L’Amore che fiorisce e passa, Paura di vivere (del quale fa parte L’Urlo) ed infine La Morte.

Il simbolismo di Munch in questa sua opera è maturo e il suo messaggio forte è percettibile a tutti gli spettatori che prima o poi nella vita hanno vissuto un momento di profonda angoscia.

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One response

28 06 2010
cristina

…penso che solo chi soffre di attacchi di panico…come ne soffriva lui puo’ capirlo fino in fondo.Lo trovo bellissimo ed esaustivo nella sua atrocita’.

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