La Guernica di Pablo Picasso

8 07 2010

Guernica, Parigi, 4 giugno 1937, olio su tela, 349,3 x 776,6 cm. Madrid, Museo Reina Sofia

28 aprile 1937 il Times scrive: ‘Il lunedì a Guernica è giorno di mercato per la gente delle campagne. Alle 16,30, quando la piazza era affollata, e molti contadini stavano ancora arrivando, la campana diede l’allarme. Cinque minuti dopo un bombardiere tedesco volteggiò sulla città a bassa quota, quindi lanciò le bombe mirando alla stazione. Dopo altri cinque minuti ne comparve un secondo, che lanciò sul centro un egual numero di esplosivi. Un quarto d’ora più tardi tre Junker continuarono l’opera di demolizione e il bombardamento si intensificò ed ebbe termine solo alle 19,45, con l’approssimarsi dell’oscurità. L’intera cittadina, con settemila abitanti e oltre tremila profughi, fu ridotta sistematicamente a pezzi. Per un raggio di otto chilometri, tutt’intorno, gli incursori adottarono la tecnica di colpire fattorie isolate. Nella notte esse ardevano come candele accese sulle colline”.

Appena appresa la notizia, Pablo Picasso, dal suo studio di Parigi, inizia freneticamente a lavorare a Guernica. Opera che terminò in meno di due mesi. Tra il primo e il nove maggio, Picasso studia la scena del dipinto con centinaia di disegni. La rabbia e la commozione dell’artista sono espresse dalla rappresentazione di corpi sfatti, volti sfigurati. Sullo sfondo il nero per enfatizzare gli urli di disperazione, la tragedia. Picasso straordinariamente utilizza una sintassi cromatica che ammette solo il bianco e il nero, gli stessi colori utilizzati dai giornali che hanno descritto e fotografato la scena.

Ci sono molte interpretazioni della Guernica, ma amo credere che Picasso fosse molto più diretto di quanto si pensasse. Lo stesso, dopo varie richieste insistenti di spiegare la sua opera, disse: “Questo toro è un toro e questo cavallo è un cavallo … Se voi date un significato a certe cose nel mio dipinto questo può essere molto vero, ma non è mia l’idea di dargli questo significato. Anch’io ho realizzato le idee e le conclusioni cui voi siete giunti, ma istintivamente, inconsciamente. Io ho realizzato un dipinto per il dipinto. Io dipingo le cose per quello che sono”.

Quest’opera monumentale di Picasso divenne presto l’opera simbolo della denuncia contro la guerra e gli orrori che questa provoca.

Mentre l’opera si trovava ancora allo studio dell’artista a Parigi, un ufficiale tedesco chiese con superbia: ” Avete fatto voi quest’orrore, maestro?”. Con onestà Picasso rispose: ”No, è opera vostra”.

Attualmente un arazzo che raffigura la Guernica si trova all’Onu, nel corridoio davanti alla Sala del Consiglio di sicurezza. Ad ogni conferenza stampa, dietro il rappresentante dell’Onu, si ricorda la crudezza della guerra attraverso questo arazzo. Ma durante il periodo in cui si discuteva la guerra in Iraq, l’immagine della Guernica fu coperta con un drappo blu. Gli orrori della guerra non si devono ricordare.

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One response

8 07 2010
marcella scalia

Complimenti Jessica, mi piace molto quello che hai scritto e naturalmente anche l’opera di Picasso, che in questa epoca barbara andrebbe riproposta continuamente insieme alla serie dei “disastri della guerra” di Goya.
Questo dipinto mi piace perché è un manifesto chiaro e incontrovertibile sulla violenza umana e su ciò che genera, ma oltre il grido di dolore generale, le spade si spezzano e accanto nasce un fiore, emblema della vita.

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