INTERVISTA A MAURIZIO BOLOGNETTI

26 07 2010

Maurizio Bolognetti fa parte della Direzione Nazionale di Radicali Italiani ed è Consigliere dell’Associazione Coscioni. Bolognetti si batte da anni perché la sua terra non diventi l’immondezzaio d’Italia. La Basilicata, terra bellissima ricca di boschi e sorgenti, è oggetto da ormai molti anni di “attenzioni particolari” da parte di gruppi industriali e poteri politici che hanno trasformato la regione in un mostro che uccide i suoi abitanti. Un mostro dai mille tentacoli.

L’inceneritore Fenice, di proprietà della francese EDF è a San Nicola di Melfi ed è il più grande inceneritore d’Europa. Da almeno 30 mesi inquina la falda acquifera del fiume Ofanto con mercurio e alifatti clorurati cancerogeni, nel silenzio colpevole delle amministrazioni locali.

L’inquinamento degli invasi di Montecutugno-Camastra-Pertusillo, proprio per le analisi effettuate su questi invasi insieme al tenente di polizia Di Bello(sospeso e senza stipendio da mesi), Bolognetti è stato indagato per concorso in violazione del segreto istruttorio dalla Procura di Potenza e nel marzo di quest’anno è stato disposto dalla medesima Procura la perquisizione della sua abitazione(sede dell’associazione radicali lucani) e il sequestro del materiale informatico presente all’interno. Dalle analisi delle acque dei tre invasi, che forniscono acqua potabile a Lucania e Puglia, è emersa una contaminazione da colibatteri fecali ma anche da bario, segno del cattivo funzionamento dei depuratori, ma anche della presenza di elementi che derivano dall’estrazione del petrolio. In base alla convenzione di Aarhus ciò che riguarda l’ambiente e la salute dei cittadini non può essere sottoposto a segreto, eppure le denunce sono partite lo stesso.

La valle dell’Agip in Val D’Agri c’è il più grande giacimento petrolifero in terraferma d’Europa, da cui si estrae circa l’80% del petrolio italiano per un valore di 20 MILIARDI di dollari.Le estrazioni però non vengono effettuate in un deserto, ma in un’area ricca di boschi e falde acquifere. Secondo il dottor Pino Laveglia, medico condotto di Grumento Nova, a pochi passi dai pozzi di petrolio, “Il petrolio ha portato l’inquinamento delle acque, l’inquinamento dei terreni, l’inquinamento dell’aria”, con conseguente aumento esponenziale delle malattie tumorali e delle malattie respiratorie che affliggono un numero sempre maggiore di persone che abitano in quella zona( ma un po’ tutta la Basilicata ha un’incidenza tumorale nettamente superiore alla media nazionale). Nell’aria vengono emesse dosi massicce di idrogeno solforato e di biossido di azoto, nelle falde acquifere, durante la fase di perforazione, vengono riversati mercurio,cadmio e bario, mentre nel terreno vengono iniettati liquidi tramite un pozzi di reiniezione che può stimolare eventi sismici in una zona ad alto rischio terremoti.

A Ferrandina, in Val Basento, c’è la Mythen che ha  scaricato in passato sostanze inquinanti nel Basento; a Rotondella(MT) c’è l’impianto di deposito di scorie radioattive del centro ITREC, senza controlli adeguati e a Tito scalo c’è ancora la vasca fosfogessi dell’ex liquichimica, che doveva essere bonificata già da anni e che invece spande i suoi veleni nei terreni e nelle acque circostanti. Chi di voi vuole trasferirsi in Basilicata?

Maurizio ha scritto un dossier sulla grave situazione ambientale della Basilicata, consultabile sul sito http://www.radioradicale.it/una-basilicata-avvelenata-dalla-mala-politica-il-dossier

E ha accettato di rispondere alle mie domande

-Perché secondo te è dal 2001 che la qualità delle acque degli invasi è sempre più scadente?Prima non veniva monitorata o nel frattempo è successo qualcosa?

In Basilicata, per ammissione della stessa Aato e di Aql, la rete di depurazione presenta delle “criticità”, ma il problema non è rappresentato solo dal cattivo funzionamento dei depuratori. Nel 2001, la Metapontum Agrobios, in uno studio commissionato dalla Regione, segnalava la presenza di Ipa(idrocarburi policiclici aromatici) nei sedimenti della diga del Pertusillo. Nell’area del Senisese, dove troviamo uno dei più importanti bacini idrici d’Europa, la Diga di Montecotugno, ci sono paesi come Castronuovo Sant’Andrea le cui fogne scaricano a cielo aperto. I monitoraggi delle matrici ambientali acqua, terra e aria nell’area della Val D’Agri sono stati, a dir poco, carenti, e stiamo parlando di un’area dove viene estratto circa l’80% del petrolio italiano. La Val D’Agri non è il deserto del Sahara, ma un’area delicatissima dal punto di vista idrogeologico, ricca di sorgenti e dove è presente un importante invaso: la diga del Pertusillo. Perforare pozzi in prossimità di importanti bacini idrici è qualcosa di insensato. Gioverà ricordare che il 20 novembre del 2008 il Corpo forestale dello Stato sequestrò la sorgente Acqua dell’abete, che è tributaria dell’invaso della Camastra; a monte della sorgente c’è un pozzo dell’Eni denominato Cerro Falcone2.

-Come è possibile che la Calabria e la Basilicata siano le uniche due regioni italiane a non aver comunicato all’Ispra i dati relativi al monitoraggio di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee?Cosa si vuole nascondere?

Se permetti vorrei provare ad allargare il “bersaglio”. Noi viviamo in un paese in cui da sessant’anni si fa strame del dettato Costituzionale. Come radicali sosteniamo che in Italia non c’è Stato di Diritto. In un documento, purtroppo rimasto clandestino, “La peste italiana”, abbiamo raccontato 60 anni di svuotamento del dettato costituzionale. Quanti sanno che per quasi un quarto di secolo, gli italiani sono stati privati di due dei tre principali strumenti istituzionali che la Costituzione aveva previsto per l’esercizio della sovranità popolare? Tanto la scheda referendaria quanto quella per le elezioni politiche regionali sono state sottratte fino al 1970 alla vita democratica della Repubblica. Se questo è il contesto, se viviamo in un paese in cui viene negata legalità, democrazia, Stato di diritto, un paese in cui quotidianamente si consuma un attentato ai diritti civili e politici dei cittadini, vogliamo meravigliarci del fatto che due regioni italiane forse non hanno monitorato la presenza di pesticidi e nitrati nelle acque di falda? Se democrazia significa rispettare il diritto a conoscere per deliberare di un popolo, in Italia non c’è democrazia. E questa assenza di democrazia va a sostanziarsi anche nel mancato rispetto della Convenzione di Aarhus sulla diffusione dei dati in materia ambientale.  Se la peste italiana produce assenza di democrazia, legalità e Stato di diritto, nel Mezzogiorno d’Italia, in Basilicata, in Calabria, l’effetto si manifesta amplificato.

-Secondo te lo studio epidemiologico per monitorare lo stato di salute degli abitanti della Val D’Agri si farà?

C’è un piccolo lembo del Mezzogiorno d’Italia, la Basilicata, che sembra essere diventato una sorta di zona franca in cui le leggi dello Stato, le leggi che dovrebbero tutelare la salute pubblica non vengono applicate. Da Tito alla Val Basento, passando per il vulture-melfese e la Val D’Agri, l’inquinamento di acqua, suolo e terra sta producendo i suoi perniciosi effetti sulla salute umana. Gli interessi in ballo, quelli dell’Eni e dell’Edf, della Sogin e della Total, gli interessi di chi fa affari con lo smaltimento legale e illegale di rifiuti, prevalgono sulla tutela della salute pubblica, e chi ha il compito istituzionale di controllare spesso subordina la tutela ambientale ad interessi altri. In uno studio redatto da alcuni medici dell’istituto superiore di sanità, in collaborazione con l’Istituto Tumori di Milano, si afferma che in Basilicata l’incidenza delle malattie tumorali cresce come in nessun’altra parte d’Italia. Lo studio epidemiologico si farà e mi auguro che sarà uno studio “indipendente”, ma va detto che questa iniziativa parte con 20 anni di ritardo. Ho incontrato in questi mesi medici quali il dottor Pino Laveglia, il dottor Mele, il dottor Mazzeo Cicchetti, che concordano nell’affermare che nella Val D’Agri c’è stata una crescita delle malattie tumorali e respiratorie.

-Dopo 12 anni forse si farà anche l’osservatorio ambientale della val D’Agri. A cosa serve secondo te un osservatorio finanziato dalla stessa compagnia che agisce senza controllo da più di due lustri?

Bella domanda. In Val d’Agri, da oltre dieci anni, è assente una rete di monitoraggio che rilevi in continuo tutti gli inquinanti (ivi compresi IPA, COV, Benzene, H2S Idrogeno Solforato), così come previsto dagli accordi Eni-Regione. Di certo, il fatto che l’Osservatorio venga finanziato da quella stessa compagnia petrolifera che ha operato in regime di sostanziale autocontrollo per oltre due lustri, fa sorgere una qualche perplessità.

-In che misura ritieni che sottrarre la nomina dei direttori delle Agenzie regionali per l’Ambiente(Arpa) alla partitocrazia potrebbe servire ad impedire altri scempi?

Le ragioni appaiono fin troppo ovvie. La nomina partitocratica impedisce ai Direttori delle Arpa regionali di agire con la necessaria autonomia e subordina la tutela ambientale alle decisioni prese dal palazzo. Prova ad immaginare un Direttore dell’Arpa scelto, selezionato, da una società sulla base dei titoli e delle competenze con un concorso pubblico, anziché attraverso una nomina partitocratica. L’attuale direttore dell’Arpa Basilicata, Vincenzo Sigillito, gioverà ricordarlo, in precedenza è stato direttore generale del Dipartimento ambiente della Regione. Va da sé che occorre affrontare non solo la questione del conflitto di interessi con la politica, ma anche la questione del conflitto d’interesse con i privati. Su quest’ultimo fronte si potrebbe mutuare la legge approvata nel 2009 in Toscana, che vieta alla locale Arpa di prestare servizio per i privati.

-Cosa secondo te può veramente cambiare questo stato di cose?

Anche in questo caso dovrei allargare il “bersaglio” e risponderti che nel paese della controriforma, delle controriforme e dei gattopardismi occorrerebbe uno slancio autenticamente riformatore. Vorrei poterti dire che basterebbe un minimo di buon senso e anche di senso delle istituzioni, ma temo che questo non basti. La partitocrazia, il sistema Italia così com’è produce corruzione e malaffare. Qualche tempo fa, come radicali, occupandoci del “Caso De Magistris”, pubblicammo un documento intitolato la “pax mastelliana”. Vicende anche recenti credo che ci stiano dando ragione. In un paese come il nostro, dove a tutti i livelli viene negata la possibilità di partecipare e di avere la facoltà di decidere, anche con il voto – vedi le liste elettorali bloccate e senza preferenze – si tratta di passare da un sistema di democrazia esclusivamente rappresentativa, ad un sistema di democrazia partecipativa e anche diretta.

-Non pensi che affidarsi al consumo sostenibile sia fondamentale ma non scevro da interessi economici poco chiari(vedi i recenti scandali sull’eolico)?

Sono assolutamente favorevole allo sviluppo delle energie alternative, ma assolutamente contrario a speculazioni e a gratuite devastazioni del nostro paesaggio. Collocare impianti industriali anche in aree dall’altissimo valore paesaggistico e ambientale è una scelta criminale. L’Anev aveva previsto per la Basilicata la presenza di centrali per complessivi 700 megawatt. La Regione Basilicata, con singolare munificenza, ha invece previsto impianti per ben 1500 megawatt. Il 15 per cento del position paper dello Stato.

-cosa ti ha maggiormente colpito in questi anni di lotte durissime combattute sul filo delle denunce?

Credo che in Italia si utilizzi lo strumento della querela per tappare le bocche. Temo che la “pax lucana” si concretizzi in un sistema di potere che prova quotidianamente a spegnere le voci dissenzienti, la voce di chi non si allinea all’ortodossia. E’ paradossale, in terra di Basilicata più che indagare su chi inquina e devasta il nostro territorio si indaga su chi denuncia, su chi racconta e su chi indaga. Negli ultimi cinque anni ho passato molto tempo nei tribunali. Per ora sono stato assolto due volte da fantasiose accuse di diffamazione, ma il tentativo, lo ripeto, è quello di farti passare la voglia di parlare. Vedere la propria casa sottoposta a perquisizione, essere denunciati per non so quale rivelazione del segreto istruttorio, solo perché hai ritenuto di dover dar corpo al diritto di un popolo a poter conoscere per deliberare, è cosa che fa riflettere. E fa riflettere vedere che un inquirente come il Tenente Di Bello, che credo abbia onorato la divisa che indossa, sia stato sospeso per due mesi. Francamente, a volte mi sento come un partigiano che ogni tanto scende dalla montagna. C’è in questa regione un clima intimidatorio preoccupante.

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