Lo spettacolo dell’indecenza

26 07 2010

Normalmente, quando si viene clamorosamente scoperti con le mani in pasta, si possono avere una serie di diverse reazioni: ci si può inventare istintivamente una balla clamorosa, ad esempio affermando che si erano ricevuti favori ed appartamenti a propria insaputa, oppure ancora si può tentare la via del finto “mea culpa”, ammettendo di essere stato un emerito “babbeo” per aver frequentato “pitreistici” personaggi estremamente discussi e discutibili, oppure ancora ci si può chiudere in un omertoso silenzio, sperando che qualcuno, conscio di questo, veda e provveda a tempo debito.  E infatti, con le varie piccole differenze caso per caso, nelle ultime settimane questo “copione” non è stato comunque disatteso dai tanti personaggi trovatisi coinvolti nei recenti scandali.

Ciò che lascia veramente interdetti e che va fuori da ogni schema di logica e di buon senso è la reazione della politica, o almeno di una parte di essa.

L’unica cosa certa è che in un contesto come quello delle ultime settimane, con interi pezzi del Governo e della maggioranza che cadono sotto gli impietosi colpi degli scandali giudiziari e delle vecchie e nuove inchieste, sarebbe lecito (un termine poco gradito nei palazzi, di recente) aspettarsi  da parte delle forze politiche coinvolte una riapertura della cosiddetta questione morale, verosimilmente con delle nette prese di posizione nei confronti dei soggetti più palesemente coinvolti in quel turbinio di malaffare, corruzione e deviazione massonica  scoperto dalla magistratura all’ombra delle istituzioni tra le più autorevoli dello Stato. Invece ancora una volta si assiste all’ennesimo, opposto teatrino dell’indecenza, assolutamente bipartisan. Lo stato maggiore del PDL infatti vuole fuori dal partito una volta per tutte il finiano Granata, vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia e tra i più duri nel condannare gli episodi di corruzione e malaffare in seno alla maggioranza. L’accusa questa volta è l’aver constatato che la negata protezione per il pentito Spatuzza, a firma del sottosegretario Mantovano con il parere contrario di ben tre procure,  sia dimostrazione di scarso interesse del Governo nel voler appurare i fatti sulle stragi del ‘92. Ovviamente è parso inaccettabile che una simile verità potesse essere denunciata da un esponente di quella stessa maggioranza di governo composta da “probi viri” come Cosentino, Scajola, Dell’Utri o Verdini. La realtà è che dietro il tiro al bersaglio su Granata c’è il voler mettere ai ferri corti il Presidente della Camera, chiamato ora ad esprimersi sulle parole di uno dei suoi uomini più fidati. Insomma, la lotta intestina, tra uno scandalo e l’altro, continua ed è destinata ad inasprirsi.

Se da un lato un claudicante PDL prende le distanze da chi punta il dito contro il marciume interno e difende invece a spada tratta le sue parti più putrescenti,  dall’altro c’è però chi nonostante tutto porge una comoda stampella nel nome di una vecchia amicizia: il PD. Attualmente  il partito di Bersani sembra aver assunto tratti schizofrenici: le mozioni di sfiducia condivise e la recente richiesta di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P3  stanno creando finalmente dei risultati tangibili di indebolimento dell’esecutivo sul fronte della legalità, però contemporaneamente si offre al medesimo il salvacondotto di un ipotetico governo di larghe intese in accordo con i centristi dell’UDC,  probabilmente scaricando proprio l’IDV, da sempre in prima linea sul fronte della legalità e della questione morale. E’ quanto meno curioso che Bersani quindi accetti l’ipotesi di andare al Governo con quegli stessi personaggi  verso cui il suo partito muove mozioni di sfiducia e critiche pesantissime, pur sapendo quanto malaffare aleggi attorno i medesimi.  La domanda a questo punto è semplice: per il PD i criminali sono tali sempre o almeno fino a quando rubano, oppure lo sono solo fino a quando lo fanno da soli?

Valerio Barnaba

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