IL TULIPANO 27 SETTEMBRE 2010

27 09 2010

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TO KILL OR NOT TO KILL? L’editoriale di Jessica Molinari

27 09 2010

In questi giorni non si fa altro che parlare di pena capitale. Che sia in Iran o che sia negli Stati Uniti d’America poco importa. Che si muoia per iniezione, per lapidazione o per impiccagione non cambia nulla. Il risultato è lo stesso. Una vita in meno. Si punisce con la morte un reato. Spesso un omicidio. Così si viene uccisi perché si ha ucciso.

Non è facile capire perché nel 2010 ci sia ancora la pena capitale. Ma poi riflettendoci bene non è poi così difficile intuirlo. Se uccidere fosse sbagliato (e uso il condizionale per provocazione), allora non ci sarebbe nessuna guerra. Però in questo caso  mi si potrebbe giustificare la guerra con i grandi interessi economici della potenze militari. Concesso! Però mi chiedo, quando Saddam Hussein è stato impiccato qualcuno di voi si è veramente dispiaciuto per quella vita in meno?

Non è forse che interpretiamo i nostri valori a seconda della situazione?

Penso ai pedofili. Ho letto diversi messaggi rivolti a questi maniaci in diversi forum e molti in questo caso ammetterebbero la pena di morte. Non vi nascondo che tra questi ci sono anch’io.  Siamo forse in contraddizione con i nostri ideali?





LE FIGURINE SALVA PREMIER – di Kevin de Bois

27 09 2010

Lo sappiamo, in Italia politica e calcio vanno a braccetto. In vista dell’ipotesi di elezioni anticipate al Cavalier dei Cavalieri sullo scacchiere si presenta uno scenario di questo tipo: in G5 è impoverito degli alfieri in fuga sull’affaire Finiano, in B4 è indebolito dalle lunghe assenze pellegrine da parte di Alfano & Co. ehi tu! Mavalà giocami in difesa – partoriscimi – lodoripulisti – lerciume, poi risulta anche scoperto sul versante E7 dal già di per sé cacofonico imbarazzante Don Schifani, ricoperto oltremodo da più fischi di quanti ne prendano per fuorigioco a stagione i fratelli Inzaghi messi insieme (quello stesso Schifani che stando ai tabloid è stato anche ripudiato dal suo casato araldico che intervistato è sceso dallo stemma imblasonato e sembra abbia dichiarato “Ma costui, chi cazzo è ?”), poi in F2 c’è, “anzi-ovvero” non c’è, o meglio una volta c’era come la cera, poi consumata dalla fiamma sempre ardente delle cazzate,  l’ologramma di quella sub specie di stampa alleata gossippeggiante e di quelle televisioncine di regime che perdono pezzi di audience e di auditel da tutte le parti (c’era una volta la sigla del tg1 pa-pa-pa-parapa’). Non deve stupirci dunque se il Don Rodriguez de nosotros ce lo si ritrovi a pescare nel torbidus con le sue unte manine-manopoline prensili rapaci e vada ad accarezzare, a solleticare, quel manto erboso, quel terriccio ultra fertile, aurea cripta magna, dove l’italiano, medio e dal dito medio, è più sensibile : il Calcio. Inchiniamoci. In piedi. Seduti. Cantiamo. Tadaan! Et Voilà! Les jeux sont fait! Destra, Sinistra, Curva Nord, Curva Sud : “Vi rom-pere-mo il culo, (pausa) vi  rom-pe-re-mo il cu-u-u-lo” (ritornello 4 volte). Assolo di Bonaiuti “chi non salta di sinistra è – è “. Mascella serrata presidente ! E quel bel sorriso vincente da champions league, quello che solo la tua igienista sa farti venire, ecco così non muoverti. Ma come nelle peggiori favole e come accade per i piani sbilenchi del vecchio Dick Dastardly qualcosa sembra non funzionare per come era stato architettato : il super Milan pre-elettorale o non vince o vince poco. Corpo di mille balene! Colpa di quel fottutissimo piccione Yankee Doodle! La difesa non sempre è a posto e anche quell’attacco, sulla carta superlativo, se i palloni non arrivano già filtrati da un centrocampo dinamico è arcidifficile buttarla dentro. E Adesso ? E se ci dovessero essere davvero le elezioni ? E mentre le figurine, ben pagate, restano esposte in vetrina ai turisti, si consiglia agli esponenti di questo governo, di prestare la massima attenzione non tanto ai gol, ma agli auto-gol, che si sa nel calcio bruciano parecchio.





TELECAMERE E CACCIABOMBARDIERI

27 09 2010

a cura di Alessandro Bolognesi


Solitamente non guardo i telegiornali, da tempo non mi fido più di questo strano spaccio di distrazioni, è diventata una gara di seduzione, premio in palio: le grazie della politica. Ed in questo turbinio appassionato di  prostituzione mentale, io mi trovo sempre più, durante i miei pasti, concentrato completamente, a seguire ciò che succede nel mio piatto.

Qualche sera fa durante la cena, mentre mi trovavo nel pieno della mia sindrome da deficit dell’ attenzione, una notizia è riuscita a superare quella barriera di bicchieri e bottiglie, che metto di fronte alla tv quando mangio,incaricata di proteggermi dalle fandonie di quel quadro animato appeso alla parete.

Nel comune di Varese,  l’ Elsa Datamat, una delle numerose controllate  Finmeccanica, si è offerta di installare in una piazza, precisamente in piazza della Repubblica, un sistema di telecamere sofisticatissimo, che si collegherebbe ai cellulari, sfruttando la rete bluetooth,  per chiedere agli utenti passanti se sono interessati a farsi seguire durante le loro passeggiate, una vera e propria applicazione scaricabile sul cellulare, grazie alla quale è possibile contattare un operatore, tra quelli che seguono gli schermi, che seguirà i vostri passi per condurvi a casa sicuri, sani e salvi.

Fatico ancora a trovare un motivo a questo esperimento, che tanto piace anche al sindaco romano Alemanno, in una città come Varese, sindaco e giunta leghista, al 18° posto nella classifica delle città più criminose, e dove dal web arrivano, anche se di sporadica entità, soltanto notizie di episodi di intolleranza perpetrati ai danni di extracomunitari da parte di qualche gruppetto di estremisti.

E così che la benefattrice Finmeccanica,  Con il benestare (o la connivenza) del sindaco leghista Attilio Fontana, che già in passato ha più volte espresso il suo desiderio di video sorvegliare la propria città, donano a Varese questo sistema di protezione, che controllerebbe direttamente i movimenti dei cittadini.

Qualcuno potrà ora dire cinicamente che tutti i giorni, banche, caselli autostradali, supermercati, uffici postali, e tanti altri filmano i nostri movimenti per controllare i suddetti luoghi; certo sono d’ accordo, ma da passare davanti ad una banca ed essere filmato un paio di secondi a venir seguiti durante i nostri spostamenti,  in un area del tutto pubblica, c’è parecchia differenza.

Finmeccanica, società per azioni a partecipazione di maggioranza statale, è un conglomerato di moltissime aziende, operanti, per la maggior parte, in sistemi di difesa, produzione di armi pesanti, caccia bombardieri, elicotteri civili e militari, studi aerospaziali e molto altro, in questi anni, dopo gli scandali della Telecom, riguardanti le fughe di notizie, puntano al monopolio di tutte le intercettazioni italiane, estromettendo di fatto tutti i gestori telefonici.

Pier Francesco Guaraglini è il presidente di Finmeccanica, questa società sembra un vero e proprio ufficio di collocamento per i parenti delle personalità di spicco italiane, la moglie dello stesso Guaraglini e’ l’ amministratore delegato di Selex sistemi integrati, ma nei quadri dirigenziali di queste aziende ci sono anche: Elio Mastella (figlio di Clemente); Davide Marini (figlio di Franco), Alessandro Forlani (figlio di Arnaldo); Caio Giulio Cesare Mussolini (Parente di Alessandra Mussolini e di conseguenza del duce); Guglielmo Cucchi (figlio del generale Giuseppe Cucchi segretario del Cesis); Andrea Brancosini (genero di Niccolò Pollari ex capo del sismi); ed altri figli di generali, amministratori delegati ecc. ecc.

Nel Maggio di quest’ anno sono iniziate indagini su conti all’ estero riconducibili a Finmeccanica e le proprie controllate, si sospetta una vera e propria contabilità parallela legata ad un sistema di corruzione per ottenere appalti e commesse. Tre sono le procure interessate: Roma, Napoli e Milano, ma le indagini sono tutt’ ora in corso.

Finmeccanica è una società, come dicevo, a maggioranza statale, che racchiude moltissime altre aziende assorbite negli anni, tutte dedite a costruire armi, sistemi di controllo, mezzi militari, sistemi satellitari, Varese è un esperimento che punta ad un futuro controllo totale, che va dalle intercettazioni ad il monitoraggio dei cittadini, una società che nasconde dentro di se molte stranezze, molte figure discutibili, saremo davvero sicuri?





ARCOBALINK: OMOFOBIA, LA GUERRA DELL’IGNORANZA CONTRO L’AMORE di Dario Accolla

27 09 2010

La pagina di cronaca di quest’ultimo anno relativa al tema delle aggressioni omofobe e ai reati contro le persone transessuali sembra un vero e proprio bollettino di guerra. Già a fine agosto del 2009 l’Ufficio Legale di Arcigay dichiarava un aumento delle denunce di atti di aggressione e di intolleranza ai danni della comunità GLBT. Da quella data le aggressioni sono continuate. E non si tratta solo di casi eclatanti e efferati, come quello dei due ragazzi aggrediti da “Svastichella” all’uscita del Gay Village a Roma. Nell’omofobia ci sta tutto: la violenza fisica e verbale, la negazione della dignità delle persone, che passa dal negar loro un contratto d’affitto –come è successo a Massimo, insegnante, a Roma, a inizio settembre – all’impedire di donare il sangue, seguendo la semplificazione, delittuosa e stupida, che essere gay significhi automaticamente essere portatori di malattie – come  è capitato, invece, a Gabriele, giornalista, a Milano, la passata estate dopo anni che faceva il donatore.

Il bollettino di guerra – la guerra che l’ignoranza muove a chi decide di amare per ciò che sente, per quello che si è – si aggiorna continuamente: a metà settembre, infatti, nel frusinate una coppia gay è stata brutalmente picchiata per essersi scambiata un bacio in pubblico; a Ragusa, in Sicilia, nei giorni scorsi, un’altra vittima.

Il problema dell’omofobia, per altro, è largamente trasversale: coinvolge tutte le fasce d’età, tutti le classi sociali, mondo industrializzato e paesi in via di sviluppo. Nella scuola, ad esempio, la paura verso le persone omosessuali molto spesso, soprattutto dentro le aule e nei corridoi, si traduce in bullismo o disprezzo (quest’ultimo anche da parte degli insegnanti); ed essa è, d’altronde, una realtà che procura un grave disagio verso i giovani. Si calcola che circa un terzo dei suicidi tra gli adolescenti sia legato al problema della non accettazione della propria omosessualità.

Ancora oggi, proprio in Asia e in Africa, in particolar modo, ma anche altrove, essere gay o bisessuale, lesbica o trans, è considerato un reato che viene punito con le pene corporali, la prigione o addirittura con la pena di morte. In Guyana, ad esempio, in America del Sud, è contemplato il carcere a vita. Così come in Tanzania. In Africa, in alcuni stati, è prevista la reclusione temporanea: fino a quattordici anni nel Malawy, ad esempio. Più sfortunati ancora gli omosessuali di Mauritania, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Yemen, Sudan, Iran, Afghanistan, Nigeria e Somalia: in questi paesi se si viene sorpresi col proprio partner si rischia l’impiccagione o la lapidazione.

Ritornando in Italia, per fortuna, non si arriva al grado di inciviltà dei paesi sopra citati, eppure si è ancora, da troppo tempo, all’anno zero dei diritti e delle garanzie per singoli/e e coppie gay e lesbiche. Nessuna legge di tutela nei confronti delle unioni di fatto, nemmeno il minimo sindacale dei PaCS. Nessuna garanzia per i figli delle centomila coppie omogenitoriali presenti in Italia e, soprattutto, per i loro genitori. Nessuna legge sull’adozione. E il tentativo dell’onorevole Paola Concia, del Partito Democratico, di rendere l’odio omofobico un’aggravante è ancora oggetto di discussione in commissione Giustizia alla Camera, dopo la prima bocciatura del 13 ottobre dell’anno scorso per una pregiudiziale di incostituzionalità presentata dall’UdC.

Un silenzio, quello delle istituzioni, che alimentato dal disinteresse o dall’ostilità della politica e dal biasimo delle sfere religiose, rischia di armare sempre di più la mano – ieri coi coltelli e gli insulti, domani chissà – di chi si sentirà autorizzato ad arruolarsi in questa guerra contro l’umanità di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, per punirli in virtù di ciò che li rende “diversi”: il proprio modo di amare.





IL PARTITO VIOLA di Valerio Barnaba

27 09 2010

Ormai ci siamo. Il voto di fiducia alla Camera previsto per mercoledì 29 è alle porte, la paura del premier di non avere i numeri  è sempre più palpabile mentre le forze di opposizione, nonostante le indiscutibili e variegate divisioni interne, si preparano al meglio delle loro possibilità in vista di un ipotetico governo tecnico di transizione oppure di elezioni anticipate, in realtà fortemente volute soprattutto dalla Lega Nord (consapevole di poterne uscire rafforzata, sondaggi alla mano). Contemporaneamente, cresce anche la mobilitazione delle forze politiche extra parlamentari e della società civile, con manifestazioni previste soprattutto a Roma, ma anche in altre grandi città italiane. Si va ad esempio dalla Woodstock 5 Stelle attualmente in corso a Cesena, fino alla manifestazione nazionale della Fiom, prevista il 16 Ottobre, a Roma.

Uno degli eventi più discussi in calendario nei prossimi giorni è il No Berlusconi Day 2, indetto dalla pagina “nazionale” di Facebook  del Popolo Viola e previsto sempre a Roma il 2 Ottobre. Nonostante il nome poco originale e lo scarso seguito dell’iniziativa in Rete,  gli organizzatori  parlano e ostentano tantissime adesioni (per lo più dal mondo politico),  una grande mobilitazione da parte del movimento Viola che affermano di rappresentare, nonché una macchina organizzativa indipendente ed efficiente ormai prossima ad appianare solo gli ultimi dettagli in vista dell’appuntamento a Roma. Tutto al fine di creare una grande festa di liberi cittadini stanchi di questa classe politica, senza alcuna ingerenza o condizionamento partitico di qualsiasi natura. La realtà che però viene raccontata da chi segue il popolo viola da vicino, è ben diversa.

Innanzi tutto,  si pensi al contesto da cui la manifestazione origina:  da mesi il popolo viola è infatti flagellato da una vera e propria frattura interna che vede contrapporsi da un lato il coordinamento di moderatori ed amministratori della pagina “nazionale” di FaceBook con i suoi 328mila fittizi fan (di cui l’autore di questo articolo ha fatto parte nelle vesti di moderatore da aprile fino a fine agosto) e dall’altro la restante parte del movimento, organizzata in una rete di gruppi locali e di altre entità viola, con una connotazione fortemente territoriale e che raccoglie la parta “attiva” del movimento, cioè quella dei banchetti, dei gazebo e delle tante iniziative locali sparse sul territorio. Le origini di questa rottura sono antiche quanto il movimento stesso:  il popolo viola nacque sull’onda del primo NoBerlusconi Day, fondandosi su precisi criteri di indipendenza da qualsiasi partito (nonostante fosse già noto che la manifestazione del 5 dicembre fosse stata ampiamente finanziata dall’IDV) e sulla “orizzontalità” nelle decisioni interne. Già il 9 gennaio 2010 però, al termine di una concitata riunione a Napoli terminata ben oltre gli orari previsti, i pochi partecipanti rimasti decisero di istituire e di votare i membri di un coordinamento “nazionale” che sostanzialmente in gran parte si auto-elesse a rappresentante ed amministratore del movimento e della pagina  di FaceBook omonima. Un piccolo golpe che nei fatti concentrò nella mani di circa 4-5 individui tutto il potere decisionale e gli strumenti mediatici per applicarlo (la pagina FaceBook con oltre 300mila iscritti), abbattendo la tanto sbandierata orizzontalità e la partecipazione democratica degli iscritti e dei referenti locali alle decisioni più importanti.

Un altro colpo che delineò una chiara linea di frattura fu poi la manifestazione del 27 febbraio 2010 “la legge è uguale per tutti” (in particolare con il gruppo di Roma, vero artefice dell’iniziativa praticamente in ogni suo aspetto), nonché la manifestazione del 13 Marzo, organizzata sempre a Roma ma dai partiti, a cui il coordinamento contrariamente a quel famoso concetto di “apartiticità” che aveva reso così popolare il movimento, decise non solo di aderire ma anche di partecipare attivamente a nome di tutto il popolo Viola, volgendo invece pochissime attenzioni al No Mafia Day in programma a Reggio Calabria nel medesimo giorno. Decisioni ed imposizioni che  scontentarono non pochi gruppi locali, come pure una parte stessa del coordinamento che abbandonò il medesimo tra pesanti polemiche già prima del 27 febbraio stesso.  Nonostante tutto questo, nessuno dei “veri” amministratori decise di farsi da parte, ma diversamente in molti dall’esterno cominciarono a segnalare atti di censura, allontanamenti ingiustificati di coloro che dissentivano dalle varie pagine controllate dal coordinamento e anche manovre di vario tipo volte a spodestare i  vari amministratori e referenti locali dissidenti. Cominciarono anche a farsi insistenti le voci di condizionamenti ed ingerenze partitiche nelle decisioni dei “vertici” viola.

Ulteriori momenti di scontro furono poi la manifestazione del 1 Luglio contro il Bavaglio (gli amministratori del “paginone” senza alcuna consultazione, dapprima lanciarono in maniera molto avventata la data del 9 luglio non curanti dello sciopero dei trasporti e della stampa, poi finirono con il ripiegare tra le polemiche su quella voluta in un secondo momento dalla FNSI il primo del mese, a cui aderirono anche gli onnipresenti partiti ), quando le referenti del coordinamento dal nulla annunciarono la nascita dell’associazione nazionale del Popolo Viola ed ebbero l’idea di invitare la D’Addario nel retropalco senza comunicare la cosa agli altri organizzatori (le polemiche che ne scaturirono sono note) ed infine il ViolaMeeting, previsto dapprima a Parma, poi a Firenze ed infine a Montecatini, ma poi fallito (senza essere mai formalmente annullato) e rinviato a data da destinarsi dopo il No Berlusconi Day 2, evento che fu tra l’altro lanciato proprio nei giorni più concitati della crisi organizzativa del meeting stesso. L’impressione di molti fu infatti quella di voler approfittare del momento politico per dare un veloce colpo di spugna alle pesantissime polemiche con gli organizzatori locali di Montecatini (che riferivano poca trasparenza e nessun supporto economico) e con i tanto vituperati gruppi locali, che denunciavano ostruzionismo e veri e propri atti di censura sui tavoli di lavoro pre-meeting, in particolare sul tema della democrazia interna al movimento.

Allo stato attuale, nonostante i preparativi per il 2 Ottobre, le polemiche e le indiscrezioni sul conto delle vere o presunte finalità di questi amministratori non si sono comunque sedate. E’ tanto infatti il materiale circolante in rete mai ufficialmente smentito che testimonia in vario modo una gestione “putiniana” e  dittatoriale della pagina nazionale e una certa ambiguità negli atteggiamenti e nelle affermazioni di coloro che l’amministrano tutt’ora (in barba alla ”orizzontalità”), mentre sono ormai quotidiane le ammissioni da parte dei medesimi personaggi che a finanziare ed organizzare in parte (in larga parte) l’evento saranno proprio i partiti di opposizione,  come deciso nella riunione organizzativa dell’11 settembre scorso a Roma (in barba al concetto di “apartiticità”). Finanziamenti in cambio di non si sa bene cosa, poiché della riunione romana non è stato ancora pubblicato alcun verbale (che però esiste), nonostante le tante richieste da parte di molti viola indignati per questo atteggiamento  di completa e poco trasparente genuflessione alla politica, come dimostrano anche i molteplici appelli e gli inviti rivolti a tutti i partiti interessati, finiani compresi.

In conclusione, esistono solo alcune certezze e una magra consolazione. Le certezze sono lo scarsissimo seguito dell’iniziativa in Rete, i forti malumori della gran parte dei gruppi locali ed anche di alcuni intellettuali come Paolo Flores d’Arcais (che ha recentemente preso distanze dall’evento), i soli circa 5000€ raccolti finora in un mese di campagna-donazioni, l’attuale presenza all’interno del coordinamento di alcuni membri tranquillamente tesserati ai partiti che formalmente non dovrebbero rappresentare, e una serie di proposte politiche praticamente speculari a quelle di certa parte dell’opposizione parlamentare (con un membro dell’ufficio stampa del popolo viola che afferma in video e senza mezzi termini di reputare Tremonti “uno bravo”, cosa che ha fatto inorridire praticamente tutti, anche tra i più “fedeli”).

L’unica ma magra consolazione è sapere che comunque Berlusconi è sul punto di cadere da se,  sotto i cocci della sua stessa maggioranza.  Una fortuna  per chi veramente credeva (o voleva far credere) di potergli dare la “spallata” con una sfilata pre-elettorale malamente dipinta di viola, ma anche una tremenda delusione per coloro che credevano in una reale alternativa al berlusconismo e soprattutto alla sua versione più bassa e meschina. Quella antiberlusconiana.





IFIORIBLU – TULIPANO SMILING –

27 09 2010

WALTERLINE

Superman è uno sfigato!
Dai su, uno che si fa mettere K.O. da una roccetta dipinta di verde mica può
essere tanto un figo.
Vuoi mettere quei bei gruppi di supereroi che vanno di moda adesso, tutta
un’altra cosa.
Intanto i nomi: S-u-p-e-r-m-a-n…bella forza, sai la fantasia…questi
supergruppi di oggi invece hanno dei nomi belli rutilanti, che grondano
libertà, futuro, democrazia…dei bei simboli, tutti colorati, azzurri,
verdi, tricolori…per non parlare delle storie…per dire, nelle storie
classiche si capisce subito chi è il buono e chi è il cattivo, coi supereroi
moderni invece le trame sono più sofisticate, i personaggi saltano da un
gruppo all’altro, da destra a manca, fanno alleanze temporanee, cercano
alleati all’ultimo minuto per sconfiggere l’avversario, così c’è più
suspance.
E i poteri? No, dico i poteri di Superman? la vista calorifica, la vista a
raggiX…cos’è, un supereroe o un microonde?
Questi signori qui invece…raggi solari della Alpi, colpi di maggioranza,
decreti legge, mozioni di sfiducia, immunità parlamentari, scudi vari, lodi
e legittimi impedimenti…mica pizza e fichi.
E poi non manca mai l’eroe solitario, eh…quello lì è il vero figo…
quello che fa parte del gruppo ma fa anche un po’ l’outsider, col passato
tormentato, reminiscenze di luoghi esotici, l’Africa magari…tradito dai
compagni, vittima di un esperimento a cui lui stesso si era
sottoposto…andato male…se ne sta nell’ombra meditando vendetta, e al
momento giusto…Zac! Sfodera gli artigli e 75 parlamentari e ti fa un bello
sbrego nel gruppo.
Eh si, ogni tanto ci deve essere un po’ di lotta intestina nei super gruppi,
magari proprio mentre l’avversario è alle corde, altrimenti la suspance
cala, e poi, diciamocelo, se gli eroi battono il cattivo…dopo…a che
servono?

TELEVENDITE

A me il calcio non piace.
La domenica in tivvù è uno strazio, ovunque ti giri sei costretto a beccarti
dei tizi in maglietta e calzoncini che si affannano intorno ad un pallone,
oppure a sciropparti personaggi sedentariamente allocati tra le poltrone di
uno studio a disquisire dei tizi di cui sopra…per fortuna che ci sono le
televendite.
Datemi pure del malato, però è l’unica cosa decente che si può trovare alla
domenica pomeriggio in alternativa ad un film di Maciste.
Ieri poi han cominciato a fare mercatino via etere già dal mattino: c’era un
tale che voleva vendere un non so cosa che aveva un programma in cinque
punti, sarà stata una lavatrice…essì, anche perché mi sembrava si parlasse
di panni sporchi da lavare in casa…comunque, faccio un po’ di zapping e ti
becco un altro bel tomo che diceva che non siamo ai saldi di fine stagione e
che se si vogliono trovare delle buone occasioni bisogna andare al
centro…sarà un nuovo centro commerciale che stanno aprendo, mi pare di
aver capito che si chiami “Terzo Polo”…boh, vedremo.
Giro canale, trac, altra televendita…vendevano prodotti locali, padani,
tutti a marchio dop, col simboletto verde di non so che lega di
commercianti, però si vantavano di avere punti vendita dappertutto e di
volerne aprire degli altri, tanto che, girando, ho beccato quello della
concorrenza mentre diceva che i prodotti migliori ce l’hanno loro, mica
quelli del marchietto verde, che sono pronti a rimboccarsi le maniche e che
non accettano lezioni su come si gestisce un franchising sul
territorio…oh, alla fine della fiera era già venuta ora di cena.
Dico la verità, ho proprio sprecato una giornata, vabbè che non mi piace il
calcio, però invece di guardare tutte quelle televendite per una volta
potevo anche fare qualcosa di più utile, chessò, magari cercare un programma
che parlasse di politica, giusto per informarsi su cosa succede in Italia,
giusto per sapere come la politica sta affrontando la crisi economica, la
disoccupazione, le morti bianche, i problemi del precariato, la criminalità
organizzata, l’immigrazione, le carenze strutturali, l’evasione fiscale…
Pazienza, sarà per un’altra volta.

EQUILIBRIO PRECARIO

Avanti un altro!
Su forza, fate passare il prossimo…venga, venga, si metta lì al centro
…si, lì va bene…mi date un po’ più di luce sul palco!?
Oooh, così va meglio, come si chiama?
Ah…non è che è parente dell’assessore provinciale…no eh? Glielo chiedono
tutti…è che sa, alle volte aiuta…comunque…che ci fa vedere di bello?
…”Lezione di matematica con 36 alunni”…
Mmmm…si, guardi, questo pezzo l’hanno già portato in tanti…non è che
avrebbe qualcosa di diverso?
“Carpiato doppio con novecento euro al mese”
…mmm, si, già meglio, però guardi, glielo dico in tutta franchezza, queste
cose ormai fanno un po’ parte della formazione base di un buon
insegnante…non avrebbe qualcosa di più frizzante, di originale…di
nuovo…
“Giocoleria applicata alla didattica”…
…ssssi, ecco, questo mi pare interessante, sa com’è, di questi tempi va
molto di moda la contaminazione dei generi, l’atmosfera circense piace…il
classicismo sindacale, invece, non tira più molto…su, faccia vedere…
…”tiene in equilibrio una classe con una mano mentre con l’altra fa una
supplenza, il tutto saltando da una materia all’altra su una gamba sola”…
Si, devo dire che mi piace abbastanza, è proprio il genere che stavamo
cercando.
Può andare, le faremo sapere…avanti un altro…il prossimo.