Facebook – Prove tecniche di regime

31 10 2010

a cura di Valerio Barnaba – Redazione Tulipano

La notizia la da nel silenzio generale l’Espresso di venerdì scorso, “c’è la polizia nel tuo PC”.

Si, perchè mentre in America si sta discutendo tra mille polemiche un disegno di legge che permetta al governo di utilizzare i dati riservati di vari social network come Facebook da parte delle agenzie investigative e di intelligence anche SENZA mandato, il Ministro Maroni silenziosamente ha già ottenuto eguali autorizzazioni grazie a precisi accordi siglati a Palo Alto fra funzionari ministeriali ed il quartier generale di Zuckerberg.

La motivazione principe di questo accordo è il poter dare alle forze dell’ordine una corsia preferenziale d’indagine che porti alla rapida repressione di una lunga serie di reati informatici come il phishing , l’individuazione di materiale pedopornografico, lo stalking e via dicendo. Ma la privacy?

La Polizia Postale in azione

Chi ci assicura che di questo strumento non si abusi ampiamente e diventi qualcosa di ben peggiore di una qualsiasi vituperata intercettazione telefonica, così tanto poco gradite da questo governo? La privacy è sovrana solo quando è quella di un Presidente del Consiglio allergico alle indagini sul proprio conto?

Su un’account di Facebook ci sono immagini, informazioni sensibili, relazioni, contatti e messaggi privati che praticamente svelano ogni intimo particolare sulla vita privata, le idee, gli interessi, gli affetti e le amicizie di una persona. Gli abusi di questa immensa mole di dati già oggi non si contano, così come gli atti di censura che la stessa Palo Alto talvolta applica nel nome di “condizioni d’uso”, senza una (apparente) logica o una effettiva specifica violazione.

La preoccupazione è questa: già oggi TUTTE le forze dell’ordine (e anche la stampa: le foto di Ruby che oggi sono di dominio pubblico provengono dal suo profilo di facebook) monitorano la rete, traendo da essa e soprattutto dai social network ogni sorta di informazione utile e ritenuta sensibile, spesso con estrema disinvoltura come affermato da alcuni addetti ai lavori. Ormai è prassi anche degli investigatori informatici creare profili fittizi sulle varie piattaforme, stringere amicizie virtuali, entrare nelle web-community spacciandosi per chi mai ci si immaginerebbe, intercettare comunicazioni fra vari utenti, finanche violare accounts e profili anche in barba alla legge sulla riservatezza in materia. Finora a porre un parziale freno a tutto questo era il paletto fornito dall’obbligatorietà del mandato del magistrato, ma dopo questi accordi che aggirano anche questo ultimo blando ostacolo e contemporaneamente permettono ai cybercop l’accesso ad ogni TIPO di informazione riservata, cosa capiterà? Se prima si parlava di sporadiche intrusioni “non autorizzate“, oggi dovremo convivere a nostra insaputa con costanti intrusioni legalizzateanche senza il mandato autorizzativo del giudice, dove ogni singola foto, messaggio, nota, testo di chat o pagina da noi amministrata su Facebook potrà essere visionata, acquisita e/o manipolata a discrezione delle forze dell’ordine,  in barba a qualsiasi impostazione di tutela della privacy.

L’aspetto forse più preoccupante è l’evidenza che anche questo accordo (che getta una pesantissima ombra su Palo Alto) rappresenta di fatto un altro tassello di quel grande puzzle che sta delineando la progressiva erosione della riservatezza e delle libertà fondamentali del cittadini. Una ennesima misura di controllo e monitoraggio totale, con la possibilità di indagini preventive anche senza alcuna informativa alla magistratura stessa, che sembra sposarsi idealmente con una delle norme peggiori contenute nel “pacchetto Giustizia” dell’attuale Governo: quella che svincolerà la Polizia Giudiziaria (che risponde al Ministero degli Interni, cioè a Maroni,  quindi alla politica) dal PM (che risponde invece alla tanto vituperata Magistratura indipendente, cioè al CSM), dandole totale discrezionalità e autonomia nell’avvio di qualsivoglia indagine. In pratica: l’anticamera della giustizia politica, che persino il Presidente Fini pochi giorni fa definiva un aspetto caratteristico del fascismo.

Facebook a quanto pare, nelle intenzioni di qualcuno, è solo un assaggio.

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Le 10 strategie della Manipolazione delle Masse

30 10 2010

Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media. E’molto interessante notare come ricerche fatte in maniera indipendente fra di loro possano portare agli stessi risultati finali. Per evidenziare queste analogie abbiamo applicato nel testo seguente alcuni link presi dai nostri approfondimenti su “Come si Controllano le Masse nei Paesi Democratici”.

Il prof. Noem Chomsky

1 – La strategia della distrazione – L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali.

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione – Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: lasciare divampare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici. E ancora: lasciar dilagare emergenze come quella dei rifiuti per poi mandare fidi e fidati “salvatori” di governo a risolvere  populisticamente tutto in tempi rapidi nascondendo ancora una volta migliaia di tonnellate di spazzatura sotto il primo tappeto (ad esempio il Parco Nazionale del Vesuvio).

3 – La strategia della gradualità – Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire – Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini – La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno.

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione – Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti.

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità – Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori”.

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità – Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti.

9 – Rafforzare il senso di colpa – Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire.

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca – Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

Da una nota della Pagina Facebook  “S.O.S Terzigno”:

http://www.facebook.com/#!/note.php?note_id=158860674152676





Il Tulipano, 25 Ottobre

29 10 2010

Clicca per sfogliare il Tulipano online





Il Tulipano n.16 del 25 ottobre

25 10 2010

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il Tulipano in PDF.

Buona lettura!

 

 

 

 

 





Il Diario del Ke’ – 25 ottobre 2010

25 10 2010

Il Tulipano, settimana 18 – 25 Ottobre 2010

Haiti
l’epidemia di colera partita dalle campagne e’ arrivata a contagiare questo fine settimana anche la capitale Port-au-Prince. Non e’ bastato il terremoto a gennaio con 250 mila vittime e un milione e mezzo di sfollati. Ad oggi i decessi del colera sono arrivati a 253 con migliaia di contagiati, e le organizzazioni umanitarie denunciano che non hanno le risorse sufficienti a far fronte alle emergenze.

Rifiuti in Campania

Guerriglie notturne, molotov, petardi, scontri fra manifestanti e polizia a Terzigno, agenti della polizia e carabinieri feriti. C’è chi teme l’arrivo dell’esercito in una zona già militarizzata. Le proposte del governo sembrano ancora una volta vaghe promesse di soluzioni temporanee per un’emergenza in realtà permanente.

Lodo Alfano

Lo scudo traballa, nuovi paletti dal Quirinale, proposte di emendamenti sulla reiterabiltà da Fli, minaccie di referendum da più parti e primi dietro front dal centrodestra. Silvio ha dichiarato che ne chiederà il ritiro, mentre per Bossi il premier e’ un perseguitato.

Congresso del Sel

a Firenze Vendola affronta diversi temi, precisa la posizione del suo partito sui temi lavoro, occupazione, ecologia, politica e alleanze, ma non strizza l’occhio a governi tecnici e tecnicismi. Forse e’ l’inizio di una Italia diversa.

Ke’ de Bois, Il Tulipano





LA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA HITALIANA di Andrea Anzalone (Il Vignettificio)

25 10 2010

(… continua dalla puntata precedente)

Art.6| The Republic defend with special rules the linguistic minorities.

Art.7| Lo Stato e la Mafia sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e liberi di spillare il denaro a chi vogliono.

I loro rapporti sono disciplinati da patti che regolano gli affari di convenienza reciproca.

Le modifiche di tali patti richiedono il consenso della Chiesa.

Art.8| Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge, nei limiti dell’art.3, comma 1.

Lo Stato promuove la religione obbligando quotidianamente i cittadini, buoni cristiani e non, a fare i miracoli per sopravvivere.

I rapporti con le minoranze religiose sono regolati per legge sulla base di interessi reciproci; non sono ammessi ribaltoni contro la maggioranza dei cattolici con l’eventuale instaurarsi momentaneo di messe di tecnici atei.

Art.9| La Repubblica se ne infischia altamente di promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela sia il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione sia la salubrità dell’aria delle città impegnandosi ad assegnare gli appalti solamente a chi in cambio prometta di cospargere con unguenti profumati le proprie scarpe od eventualmente convinca qualcuno a tale gesto, specialmente se usa giorno e notte gli scarponi da ginnastica.

Art.10| L’ordinamento giuridico hitaliano si conforma agli statuti delle aziende multinazionali generalmente riconosciute.

Il diritto di speculazione finanziaria dei capitali stranieri è regolato dalla legge della giungl… ehm… no, volevo dire… dall’angelica dottrina liberista, in conformità alla comoda per tutti cronica mancanza di norme e trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle disparità democratiche garantite dalla Costituzione hitaliana, ha diritto d’asilo, secondo le condizioni stabilita dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati finanziari, perché non esistono i reati finanziari: o si è fessi o si è geni creativi, mai delinquenti.

Art.11| L’Hitalia ripudia la guerra come strumento di offesa verso altri popoli, preferendo forme più economiche quali la pernacchia, accompagnata da frasi del tipo “non ti lecco più il culo come un tempo, così impari!”; consente, in condizioni di sudditanza con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri il libero commercio e la vendita di armi fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art.12| La bandiera della Repubblica è il tricolore hitaliano: rosso, bianco e verde, a tre bande verticali di eguali dimensioni; se qualche stilista dovesse proporre nuovi colori autunno-inverno, primavera-estate sarà tenuto in considerazione, dopo il pagamento di un’opportuna tangente.

( … CONTINUA … purtroppo …)





RIFIUTATI SPECIALI di Ilenia Rauso

25 10 2010

A colloquio con Raffaele De Falco (PD), Consigliere Comunale Boscoreale.

Ieri, domenica 24 ottobre, abbiamo avuto una conversazione telefonica con RAFFAELE DE FALCO, un consigliere PD del Comune di BOSCOREALE, uno dei paesi vesuviani che in queste ore stanno lottando con tutte le forze per difendersi non da UNA  bensì da DUE discariche di rifiuti, all’interno del PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO, patrimonio dell’Unesco.

L’idea era di fare un’intervista con domande e risposte, ma è praticamente impossibile:  Raffaele, senza voce e sfinito, è davvero una valanga, parla a raffica, e vuole farmi capire in che situazione incredibile si stanno ritrovando i cittadini, gli enti locali, le associazioni spontanee come quella delle “mamme vulcaniche”.

“Queste persone si sono svegliate un bel giorno con una PUZZA incredibile entrare nelle proprie case e quella puzza è stato forse il male “minore” ma di certo lo stimolo per uscire per strada e protestare. Una conseguenza enorme se si pensa che molte delle persone che presidiano il luogo della discarica, la “rotonda” dove ci si riunisce, non ha magari MAI manifestato per altre cose nella propria vita”.

La gente dei paesi vesuviani è stanca, non ce la fa più e non si fida più di nessuno. Il tavolo di lavoro con Bertolaso, i 4 sindaci di Boscoreale, Boscotrecase, Trecase e Terzigno, il Presidente della Regione Caldoro e il Presidente della Provincia Cesaro ha portato soltanto al congelamento, per pochissimi giorni, della CAVA VITIELLO a Terzigno, il sito che dovrebbe in teoria rimanere sempre aperto per affiancare la CAVA SARI, mal gestita in tutti questi anni dall’Asìa, che ultimamente, a nome dell’amministratore delegato Daniele Fortini, rimbalza le responsabilità su Provincia e Regione, fautori di azzardate scelte sulla quantità e qualità degli smaltimenti.

Dice Raffaele : “Questa ipotesi è assolutamente inutile! Per pochi giorni la spazzatura di Napoli e provincia prende la strada di Avellino, Caserta, Benevento, nonostante la  legge sulla Provincializzazione dei Rifiuti che prevede che ogni provincia smaltisca nel proprio territorio la propria spazzatura”. Inoltre Bertolaso apre pure “il sogno di un tavolo tecnico tra cittadini, enti locali, Regione, Provincia per capire cosa bisogna fare per migliorare le fasi dello smaltimento, una sorta di falsa collaborazione, un contentino vero e proprio, per togliere responsabilità al Governo”.  Parlare ad un tavolo è una vera bufala, dato che, per esempio, “la zona degli sversamenti è zona militare, e là dove i cittadini vorrebbero monitorare e controllare, non ci si può neanche avvicinare!”. Un’altra favola con cui si vuole depistare il vero problema è quella dell’ inceneritore di Acerra, che “dovrebbe risolvere le emergenze, secondo Bertolaso. Questo sistema è decisamente in crisi anche solo quando vengono bruciate 300 o 400 tonnellate di spazzatura, figuriamoci  1.300/1.500 come vorrebbe farci credere il Governo del fare!  La terza linea dell’inceneritore praticamente non esiste, la seconda linea è perennemente in manutenzione, e la prima linea ha costanti problemi per il fatto che inserendo al suo interno ogni tipo più disparato di materiale, le temperature necessarie a bruciare devono sempre essere al massimo, causando disagi inverosimili alla popolazione che vive nei dintorni. E se i cittadini si lamentano con un inceneritore che procede a basso ritmo, cosa succederà quando dovesse funzionare ad alte prestazioni come vorrebbe Bertolaso?”.

L’intento del Governo e della Protezione Civile, che usano la forza delle Polizie per allontanare i cittadini è proprio questo: arrivare al punto di normalizzare la situazione, convincere le persone a tornarsene a casa, ad abbandonare il presidio: “ormai la giornata è scandita, per tutti, dall’orario in cui viene raggiunta la “rotonda” e si sta tutti insieme per far sentire la nostra voce e la nostra rabbia, fino a tarda notte. È incredibile quanto la nostra protesta, da subito pacifica, civile, sia rimbalzata nei media soltanto quando è stato dato fuoco ad un furgone. E dov’erano prima i giornalisti? Spero che almeno qualcuno parlerà della manifestazione di stamattina a Boscoreale, con più di 10.000 cittadini in corteo, un popolo civile che vuole solo la sua dignità, che non vuole attirare l’attenzione spettacolarizzando la propria protesta”.  Intervengo e interrompo Raffaele per ricordargli di come certo giornalismo ha bollato i manifestanti: “terroristi”, “violenti”, “drogati”. E lui mi risponde con un sospiro: “l’esasperazione ha raggiunto livelli altissimi ed è normale che persone meno concilianti di altre vogliano inserirsi per sbloccare la situzione. La gente ci sta rimettendo la salute, e davanti alle ennesime promesse di “miracoli” le reazioni cambiano e si scaldano. E il disonore di vedere trattato in questo modo il Parco del Vesuvio con la sua biodiversità assomiglia proprio ad una presa in giro ed è privo di senso logico! Purtroppo questa zona ha avuto la sfortuna di raccogliere al suo interno una buca naturale di 50 ettari, profonda quasi 20 metri, che ha fatto evidentemente gola a quanti ne hanno visto un’ipotesi per lucrare e fare soldi  almeno per i prossimi 10-20 anni! Una cosa  tengo a sottolineare: in questa lotta e tra la gente, la Camorra non c’è. Per la Camorra i rifiuti sono un business, la Camorra VUOLE più discariche possibili, mentre i cittadini ne chiedono il blocco! Voglio dirti una cosa: il Procuratore della Repubblica Giovandomenico Lepore, qualche giorno fa, per aver detto che è proprio interesse dei camorristi tenere aperte le discariche, si è sentito persino criticare da alcuni Deputati del Partito dell’Amore!”.

E la raccolta differenziata? Raffaele è molto chiaro a riguardo, e si scalda ancora di più: “Ci sono molti interessi politici dietro la raccolta differenziata, era stato deciso (Legge 90 del 2008) che i Comuni che non avessero almeno il 25%  -entro dicembre 2009 – della propria spazzatura nel differenziato, avrebbero dovuto subire lo scioglimento: perchè i comuni del napoletano non sono stati sciolti? Perchè l’emergenza a Napoli deve essere sempre all’ordine del giorno come una cosa ordinaria? Perchè la politica si permette di vivere sulla pelle dei cittadini? Perchè i cittadini vengono tenuti all’oscuro sull’origine dei rifiuti sversati nelle discariche? Perchè non possono sapere perchè a molta gente è venuta la febbre?”.

Pare quasi che non ci siano risposte a queste domande. Ma i cittadini della zona vesuviana hanno le idee chiare su cosa i politici debbano fare: “chiediamo che la Cava Vitiello non solo venga congelata per sempre, ma venga proprio eliminata dalla Legge 90 del 2008, che prevede la presenza della cava tra i siti da destinare a discarica. Se il Governo vuole attuare in una settimana la Riforma della Giustizia, dovrebbe essere uno scherzo fare una modifica ad una legge, no? Ed inoltre, sarebbe da accantonare per sempre la Legge sulla Provincializzazione dei Rifiuti: nella provincia di Napoli è impossibile trovare un sito per le discariche che sia lontano dai centri abitati! La densità di popolazione è altissima, a differenza delle altre città della Campania. Soltanto il rispetto di questi due punti può migliorare la situazione: la raccolta differenziata è fondamentale, le discariche e gli inceneritori non servirebbero affatto se si tutelasse maggiormente la differenziazione dei rifiuti”.

Intanto “speriamo che i 4 sindaci dei comuni vesuviani rimangano fermi sul fatto che nessuno vuole la Cava Vitiello, nel frattempo la gente non starà a guardare e continuerà a lottare comunque: è importante, fondamentale, diffondere la nostra battaglia, mantenere alta la guardia, sperare di poter aver presto certezze … stiamo morendo lentamente, e il silenzio non ci aiuta”.