Il popolo dei lavoratori umiliati – Giovanni Ugo

11 10 2010

“Lavoro? Ma non fate i comunisti”

E’ la solita vecchia storia della lotta di classe, sono i soliti operai comunisti che fanno casino.

Oppure no?

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” Seh. Magari. Quante ne spara la nostra Costituzione “cattocomunista” (così l’ha definita B. il 9 maggio scorso)! Però la Costituzione è la legge fondamentale dello Stato e va rispettata. Seh. Magari. Secondo B. “con queste leggi è un inferno governare” e la Costituzione, e in particolare l’articolo 41 “danneggiano la libera imprenditorìa”.

Le possibili traduzioni dal linguaggio arcoriano sono:

–                    Che palle questa Costituzione, non posso nemmeno annullarla con un decreto

–                    Ma cribbio! La finiamo con queste regole superiori che non mi fanno fare quello che voglio?

–                    Voi siete sudditi, io il capo. Decido io, altro che leggi fondamentali

–                    Fatica tua, soldi miei

C’è anche una minoranza di studiosi che accetta la traduzione: “sgobba sporco plebeo, mentre io navigo nell’oro. E non provare ad aprire bocca o ti licenzio!”.

Soffocano i diritti, annientano i lavoratori. Ma con lavoratori non intendo gli alti imprenditori, non  intendo i dirigenti, non intendo quelli che siedono su poltrone di ciliegio da 1000 euro; intendo quelli che, con 1000 euro, devono arrivare a fine mese. Quegli operai onesti, quegli operai che fanno i salti mortali a suon di doppi turni pur di dare una vita decente alle proprie famiglie, quegli operai che lavorano giorno e notte, non per la macchina nuova, ma per il pane quotidiano.

E, vedendo la situazione disumana in cui versano moltissime famiglie italiane, il Governo del fare si mette in moto, il Governo del fare agisce. Il Ministro Tremonti, operaio di vecchia data, dice che “robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci”. La 626 è una legge del ’94 che è stata assorbita nel Testo unico presentato dal Governo Prodi e approvato il 15 maggio 2008. Questa legge è una legge importante per la sicurezza sul lavoro, per la tutela delle aziende e soprattutto dei lavoratori, perché permette di attuare politiche “premiali” verso le aziende che hanno un occhio particolare per la sicurezza dei propri operai. No, la sicurezza è un lusso che non “possiamo” permetterci. E poi, caro ministro, lei può permettersi quello che vuole visto che non è lei che si spacca la schiena per uno stipendio da fame e non è lei che rischia la vita sul proprio posto di lavoro. A lei, caro ministro, al massimo le fa un attentato un fantasma, stile Belpietro.

Il Governo del fare agisce, attraverso il periodico di regime, Panorama, attaccando i tre operai di Melfi che, non reintegrati come ha stabilito il giudice il 9 agosto con scadenza per il 23 agosto, hanno avuto il coraggio di indignarsi. Hanno avuto il coraggio di denunciare. Arriva Panorama e loro diventano eroi bugiardi e sabotatori, il giudice, stupido e comunista.

E con la ventura finanziaria arriverà la deregulation più selvaggia mai vista in Italia, con regali alle aziende, dal precariato al diritto di sciopero.

“Lavoro! Diritti! Lavoro!”, urlavano quei vecchi operai comunisti.

“Lavoro! Diritti! Lavoro!”, urlano i giovani precari.

Giovanni Ugo, Il Tulipano – Pesaro

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