Taglia e scuci

7 12 2010

a cura di Pietro Sergi

E dove non si scuce, strappa. La tensione sta salendo in ogni ambito sociale; credo che ormai sia giunta l’ora di chiudere questa pagina storica e riaprirne un’altra. D’accordo, c’è un Governo eletto dal popolo, ma lo stesso popolo adesso si sta ribellando. Ci sono segnali che ci indicano come la soglia del buonsenso comune e del sottile filo logico trasversale alle ideologie e ai giochi di potere siano oltrepassati. Uno di questi segnali è la volontà di metter mano, attraverso la finanziaria – strumentalizzando la crisi -, alle donazioni provenienti dal 5×1000 e destinati alle varie fondazioni umanitarie ed enti di beneficenza. Stiamo rubando le caramelle ai bambini e ancora l’interruttore della coscienza e della vergogna non scatta.

Le misure una tantum ci hanno ridotti a questo. Le bugie e la menzogne plateali che pretendono di fungere da ponte tra un potere avulso dalla realtà in cui siamo piombati inseguendo un sogno di nebbia,  si dissolvono di fronte al sorgere di un sole che spunta dalla Cultura e dalla fonte primaria da cui esse trae la sua essenza: l’Università. Il Sapere, la Ricerca, la Cultura. E’ da lì che il nuovo giorno e la nuova e giusta attenzione che serve per non sprofondare ancora più in basso insieme a queste componenti vitali per la vita di un Paese ricco di fosforo, di vitalità e di Cultura devono nascere. Mi piace ricordare il breve intervento di Monicelli a “Rai per una notte”, dove parlando della speranza disse che è uno strumento inventato dal potere. Beh, non aveva torto. Non si può delegare il futuro alla sola speranza di un mondo migliore: bisogna concepirlo materialmente attraverso scelte lungimiranti e di buonsenso. La speranza è l’ultimo baluardo; l’ultima carta da giocare contro l’ineluttabile. Ma è argomento che non può valere per l’economia, per la Cultura e per il futuro di coloro che studiano e si impegnano proprio per non affidarsi alla sola speranza.

Si parla di “staccare la spina”…l’ultima cosa che vorrei, sarebbe la forza di poterlo fare io, per ciò che mi riguarda; togliendo agli altri l’ingrato compito. Loro, i governanti, possono farlo.

Perché non sanno più neppure infondere speranza alcuna. Su niente.

 

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