La storia di Martina, Un abuso

17 02 2011

La storia di Martina è quella di una donna di 35 anni arrivata in Italia dalla Repubblica Ceca circa 10 anni fa che si stabilizza nel nord-est dove lavora come commerciante.

A distanza di un paio di anni  conosce Tiziano un ragazzo della zona, di cui si innamora e con cui nasce una relazione.

Le cose tra i due almeno inizialmente sembrano filare alla meraviglia, finché Martina non comincia a fare i conti con il comportamento del suo fidanzato, talvolta troppo aggressivo, cose a cui non da subito troppa importanza, giustificandole come caratteristiche caratteriali oppure sintomi derivati delle crisi di abbandono.

La loro storia prosegue tra alti e bassi, tanto che dopo un paio d’anni Tina rimane incinta e per lavoro e per necessità si sposta nelle marche, vicino Fano dove intanto abita anche sua madre. La distanza tra i due partner fa si che per i primi anni lui si rechi a trovare mamma e piccolo solo durante il fine settimana.

Sebbene fin dall’inizio in lui riscontrasse una forte emotività e una certa fragilità caratteriale, per cui nonostante tutto ne risultasse compassionevolmente attratta e per quanto alle sue crisi isteriche avesse sempre trovato una illogica giustificazione, negli ultimi mesi l’amore che aveva alimentato la sua passiva tolleranza non sembrava essere più sufficiente.

Ma come accade per tante relazioni imperfette così anche per loro tutto andò avanti lo stesso e in mancanza di novità che facilitassero un cambiamento, mentre passavano le stagioni, la loro storia si confuse con l’abitudine e con gli impegni reciproci, fino all’arrivo della primavera.

Capitò infatti che all’età di circa 3 anni del piccolo, la donna si debba allontanare per qualche giorno da casa dovendo partecipare ad una importante riunione di lavoro ed essendo indisponibile anche sua madre prende accordi con Tiziano perché il bambino vada con lui in quella settimana nella casa in campagna con i nonni. Per quel fine settimana poi si sarebbero ritrovati insieme a Fano.

Tutto procede in modo consueto e come stabilito, ma il  lunedì seguente per Martina diventerà indimenticabile.

Non appena i due salutano il papà ed hanno occasione di rimanere soli lei subito nota nell’atteggiamento del bambino alcuni passaggi diversi dal solito, contenuti all’inizio in piccoli particolari che forse solo lo sguardo esperto di una madre può individuare, per cui cerca di capirne meglio assistendo alle reazioni con sempre più concentrazione.

Sono momenti imbarazzanti per lei questi in cui mi circoscrive le scene in cui sforzandosi anche di contenere le lacrime impiega comunque molta determinazione e tenacia per non tralasciare alcun particolare.

Lei descrive accuratamente ciò che io vi riassumo per sommi capi. Stando al suo racconto in quei momenti fu come se il bambino attuasse un comportamento seduttivo nei suoi confronti, avvicinandola alle sue parti intime, simulando, come se fosse un gioco il rapporto sessuale, oppure ricercando il bacio sulla bocca ed emulando espliciti toccamenti nelle zone erogene, tutte cose che non gli aveva mai visto fare prima.

All’inizio, per quanto fosse preoccupata e in preda a dubbi atroci, cercò comunque di placare l’allarme con la speranza che quello a cui aveva assistito fosse un episodio isolato, a cui dare poco peso, anche se, nel fine settimana successivo all’arrivo di Tiziano, prestando molta più attenzione trovò presto riscontro e conferma concreta a quelle che erano state solo ipotesi e istintive deduzioni .

Passata una notte insonne, sentendosi sola e impotente, decide di procurarsi delle registrazioni autonomamente, convinta che quello fosse l’unico modo concreto per affrontare e risolvere prima possibile quella situazione così difficile.

Non appena realizzato il materiale si reca al comando di polizia delle vicinanze e in base alla sua testimonianza, i responsabili della questura sembrano prendere con poca cura ciò che lei racconta, liquidandola con frasi del tipo “ ..ma non sa quante ce ne sono come lei .. che ci vengono a raccontare queste cose.. ” oppure, “ ..ma anche noi in casa ci comportiamo in modo simile ma non vuol dire niente.. “ dopodiché, sequestrandole, non visionando, il materiale audiovisivo la accompagnarono verso l’uscita senza neanche troppi complimenti.

Fortemente turbata decide l’unica cosa possibile, scappare, rifugiarsi al più presto nel suo paese, la Repubblica Ceca unica possibile via di fuga a sua disposizione e cercare lì un posto sicuro dove potersi nascondere con il piccolo.

Fuggì dunque dall’Italia, ma anche dal lavoro, da quelle piccole ma stabili certezze che aveva realizzato. Scappò per disintossicarsi da tutto ciò che le era capitato ma non andò certo incontro a momenti più facili.

Oltre questo, nello stesso periodo lei non sa che intanto l’accusa di pedofilia è andata avanti d’ufficio in maniera indipendente, ne’ tantomeno che la stessa questura a cui si era rivolta per chiedere aiuto avesse sporto denuncia nei suoi confronti per diffamazione e violazione della privacy del convivente.

Fu così che il giorno del processo in cui si sarebbe discusso anche dell’affidamento, Martina avvertita negligentemente con troppo ritardo non si presenti in aula e, con l’aggravante della sua “latitanza” e della presunta infondatezza delle documentazioni raccolte le venga sottratta la patria potestà e quindi sentenziato l’affidamento esclusivo al padre.

Ad oggi, Martina sta contravvenendo a suo alto rischio la decisione stabilita dal tribunale. Delusa, o per meglio dire disgustata da ciò che ha subito in Italia, la sua unica via di salvezza, ci fa sapere, è appellarsi alla corte internazionale di giustizia dell’Aia e intanto, rimanendo prudentemente nascosta finché le sarà possibile, far sì che anche grazie alla rete il suo racconto, il suo grido, non rimanga inascoltato.

Per protezione, tutela e rispetto le identità delle parti sono state cambiate da quelle reali.

Kevin de Bois

Annunci

Azioni

Information

3 responses

17 02 2011
Giorgio

complimenti per l’articolo . non vedo l’ora di leggere il seguito

18 02 2011
Antonio Altomare

Sempre storie incredibili , che avvengono in questa nostra infelice Italia.

21 02 2011
clotilde

…storie che non finiscono mai, purtroppo, delusioni costanti, ma con la speranza di salvare un piccolo fiore

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: