Il Tulipano 1 Luglio 2010

1 07 2010

Buona lettura!

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Se non fosse un sogno? di Luciano Angelici

1 07 2010

Prendetevi 5 minuti, accendetevi una sigaretta, preparatevi un caffè o una bella tazza di tè, rilassatevi e respirate profondamente. Cosa potremmo fare tutti insieme per risollevare le sorti e il futuro della nostra Nazione? Per prima cosa smettere realmente di avere paura di agire, di parlare e lottare per i nostri diritti. Questo vale per qualsiasi persona di qualunque classe sociale, di qualsiasi ideologia, religione e appartenenza politica. Nel nostro paese ci sono gravissimi problemi che tutti conosciamo perfettamente e non sto di certo a elencare perché se comincio da uno non si finisce più … Mi domando molto spesso come sarebbe l’Italia se noi cittadini fossimo uniti nella lotta per nostri diritti, per il rispetto della Legge, per la Legalità, della Democrazia, della Libertà, Libertà di Espressione e di informazione. Se così fosse saremmo una grande Nazione ma purtroppo questo non succede. Ma cosa dico? Certo che siamo uniti, quando gioca la Nazionale di calcio e cantando Fratelli D’Italia! Il 2006 me lo ricordo benissimo … Campioni del Mondo, tutti uniti in festa abbracciati. Bellissimo! Se riuscissimo a fare così anche nella vita di tutti i giorni riusciremmo a cambiare le cose, mandare a casa tutti i nostri politicanti zombi, affamati di soldi, fama e potere. Non è più possibile andare avanti così, molti si lamentano di come vanno le cose al nostro paese e sono pochi quelli che fanno qualcosa per migliorare questo marcio sistema. Organizziamo manifestazioni e scioperi (grazie a Dio ancora quelle non ce le vietano) ma alla fine nessuna è mai servita realmente a cambiare qualcosa. La maggioranza degli italiani sono sempre contenti quando sanno che ci sono scioperi, il famoso sciopero di 4 ore. Quasi tutti aderiscono agli scioperi ma quasi nessuno và a manifestare seriamente, approfittano quelle 4 ore per andare a fare shopping in famiglia, vanno a l’Ikea e dopo tornano a lavoro contenti come se niente fosse successo. Questa è una assoluta vergogna!!! Dov’è il vero sacrificio? Se in uno sciopero di 4 ore non si raggiunge un accordo allora continui  per 8 ore! Il giorno seguente uguale, altre 8 ore, il giorno seguente non si è concluso niente? Allora andiamo per il terzo o quarto o quinto giorno che sia, finché il governo non ascolta seriamente il popolo. Invece no, niente di tutto questo, ho chiesto a moltissima gente se erano disposte ad agire in questo modo e sapete cosa rispondono? “Ma no!!! Questo è impossibile, anche se scioperassimo per 2 o 3 giorni o più non guadagniamo in busta paga e non arriviamo a fine mese!!!” Benissimo e non gli do tutto il torto. Ma allora preferisci scioperare 4 ore, tornando a casa senza aver lottato, tornare a lavoro e prendere il tuo normale stipendio, facendo sì che le cose rimangano così come sono, prendendolo nel culo 365 giorni l’anno e poi ti lamenti pure??? Non so voi, ma è proprio per questo che il nostro paese è in rovina, noi siamo il sangue di questa nazione, siamo i datori di lavoro dei nostri politici e loro non fanno niente a parte rubare i nostri soldi, permettendosi lussi, scandali, di tutto e di più! Siamo noi che dobbiamo far sì che questo non succeda più e dobbiamo trovare la forza e il coraggio di lottare veramente, per il nostro presente e per il futuro, per il futuro dei nostri figli! Che in molti non si possono nemmeno permetterselo di avere per come vanno le cose e io un figlio lo voglio avere! Dobbiamo lottare per cambiare il nostro sistema politico, vecchio e ancora governato da vecchi, dobbiamo mandare a casa tutti quei partiti, compresi i suoi sottopartiti e i loro sottopartiti, abbiamo troppi parlamentari, senatori inutili che ci succhiano il sangue e noi non facciamo niente! Tutti i politici dovrebbero guadagnare un massimo di 5000 € non 20.000 al mese o più! Dove esiste? Perché permettiamo tutto questo? Se cambiassimo tutto questo avremmo i mezzi necessari per la Ricerca medica, per gli aiuti agli anziani, per le famiglie a basso reddito, per tutti! E invece siamo ancora qui, lamentandoci senza agire concretamente. Cosa dobbiamo aspettare cari amici? Che ci affondino tutti completamente? Che ci portino via tutti i risparmi come hanno fatto in Argentina? Io credo che è realmente l’ora di svegliarsi una volta per tutte e sacrificarsi per gli Ideali, Valori e Insegnamenti per cui hanno combattuto i nostri nonni, sacrificandosi per la nostra Libertà e futuro!

E tenete bene a mente questo!

Articolo 1 della costituzione Italiana:

L’Italia è una Repubblica democratica,fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo,che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione.

Immaginate se fossimo tutti uniti! Se non fosse un sogno!





Un pozzo senza fondo di Valerio Barnaba

1 07 2010

Certo non si può dire che da un certo punto di vista i nostri politici non ci mettano molto, indiscutibile e sentito impegno. Soprattutto, quando si tratta di andare sistematicamente oltre il senso stesso della misura, prima ancora che del contegno (quello ormai lo si è completamente perso da almeno 20 anni o forse di più).  Solo in questa ultima settimana, infatti,  sotto questo aspetto abbiamo assistito ad una vera e propria maratona tutta interna alla maggioranza. A cominciare dall’ormai celebre caso del neo-Ministro con delega al “Legittimo Impedimento” Aldo Brancher.

Il personaggio in questione ha innanzi tutto, un fulgido passato e un notevole “curriculum” giudiziario, degno in effetti di una carica di Ministro in un tale Governo: dapprima collaboratore di “Famiglia Cristiana”, poi  entrato nel 1982 nel gruppo Fininvest  di cui attualmente è dirigente,  fu detenuto per tre mesi a San Vittore come inquisito, durante Tangentopoli  (poi scarcerato per decorrenza dei termini di custodia) e condannato in primo e secondo grado per per falso in bilancio e finanzamento illecito ai partiti. In Cassazione però il secondo reato finì in prescrizione (grazie alla legge ad hoc del Governo Berlusconi del tempo), mentre il primo fu comodamente depenalizzato dallo stesso Governo di cui lui faceva parte. A completamento della suo brillante casellario giudiziario, risulta attualmente indagato per Ricettazione nello scandalo della Banca AntonVeneta e di Giampiero Fiorani, che continua a fare in tal senso il suo nome e quello del Ministro Calderoli. Sul piano politico, a partire dal 2001 è stato Deputato di Forza Italia, poi Sottosegretario  anche nell’attuale governo ed infine Ministro a  “non si sa bene cosa”, come è noto.  Questo già basta a spiegare le reali motivazioni di questa insensata nomina  ad un qualcosa (le cui deleghe non sono ancora apparse in Gazzetta Ufficiale, e forse mai appariranno) che è già di pertinenza del  Ministero delle Riforme mantenuto da Bossi, che ovviamente non ha preso bene tutta la vicenda:  fare Ministro Brancher aveva come unico scopo il permettergli di usufruire del Legittimo Impedimento, congelando un processo che è scomodo a molti, prima ancora che ad egli stesso. Scomodo soprattutto per il già “Ministro all’incenerimento normativo” Roberto Calderoli, probabilmente il più entusiasta di questa nomina che però ha fatto scontento il grande capo Umberto. Già, perché in tutta questa vicenda è la Lega che ci rimette di più in termini di immagine e di equilibri interni: Brancher da sempre è la cerniera politica fra Berlusconi e la Lega, alla quale è storicamente vicino, quindi tutto il polverone sollevato da questa indecorosa nomina, decisa ad un tavolino dove non era seduto il Senatur ma Calderoli (sempre più autonomo con le sue iniziative), hanno fatto infuriare non poco Bossi stesso e la restante parte dello Stato maggiore leghista, costretto ora a prendere nette distanze per  placare i fortissimi mal di pancia interni al corpo elettorale della Lega (da sempre spacciatasi contraria alle “poltrone” e agli abusi di potere di “Roma Ladrona”).   C’è da credere quindi che alla base della rinuncia del NeoMinistro dell’avvalersi del Legittimo Impedimento vi sia soprattutto questo e solo in piccola parte l’indignata reazione finiana. Certamente poco o nulla ha contato invece lo sdegno di tutte le altre forze parlamentari  e di milioni di italiani per la totale mancanza di rispetto per le Istituzioni, ormai ridotte a comodi salvacondotti per le inevitabili beghe giudiziarie della Casta,  mentre semplicemente desolante è stato vedere il Capo dello Stato, tutto preso dal suo imminente compleanno, firmare questa ennesima vergognosa nomina con il sorriso sulle labbra al fianco del peggior Premier degli ultimi 150 anni, per poi ricordarsi che forse un neo-Ministro indagato prossimo alla sbarra avrebbe fatto di tutto per evitare la sbarra stessa.

In realtà, la vicenda di Brancher, paradossalmente non dovrebbe neppure destare tutta questa sorpresa: il Parlamento stesso è pieno di pregiudicati, mafiosi ed inquisiti per i quali viene sistematicamente negata l’autorizzazione a procedere, in maniera assolutamente bipartisan.

A spingere un po tutto il mondo politico della cosiddetta Seconda Repubblica ancora più a fondo in questo sempre più largo e tetro pozzo di vergogna, ci ha poi pensato  poi la condanna in secondo grado a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa del Sen. Marcello Dell’Utri. Una sentenza ambigua in realtà, che riconosce Dell’Utri colpevole di aver tessuto rapporti con esponenti di spicco della mafia siciliana, MA solo fino al 1992 e non DOPO, cioè nei successivi anni della stagione delle stragi, durante i quali invece secondo la testimonianza di Ciancimino, Spatuzza e di altri pentiti,  Cosa Nostra pose le basi politiche e finanziarie per costituirsi politicamente attraverso quel partito che poi diventerà Forza Italia, con appunto Dell’Utri e Berlusconi fondatori. Difficile pensare che chi abbia fatto gli interessi della mafia fino all’anno prima, possa permettersi di tagliare ogni rapporto con Cosa Nostra  e gettarsi in una limpida e rampante carriera politica, come se tutto il proprio mafioso passato non fosse mai esistito. Ancora più difficile diviene  pensarlo, quando poi, dopo la sentenza, si sente ribadire dal Senatore che il proprio EROE è e resta Vittorio Mangano (il famigerato stalliere pluriomicida condannato all’ergastolo, che ebbe solo il merito di non parlare MAI in cella dei suoi rapporti con il Cavaliere e Dell’Utri) e che cercherà personalmente il Procuratore generale per porgergli  le sue condoglianze. Affermazioni che ricordano quelle celebri di Michele Greco ( detto “il papa”) rivolte al Pool anti-mafia durante il maxiprocesso sulle stragi.

Sentenza ambigua o meno l’ultima parola verrà ovviamente detta in Cassazione, mentre sulla famigerata trattativa Stato-Mafia da cui si presume sia nata Forza Italia, ci sono tutt’ora in corso indagini da parte di diverse procure che potrebbero riaprire nuovamente la questione.  Oggi resta in ogni caso il riscontro politico della sentenza della corte d’Appello:  il co-fondatore di Forza Italia, stretto amico e collaboratore dell’attuale Premier viene per la seconda volta riconosciuto dalla Giustizia Italiana come un soggetto MAFIOSO, e quindi condannato a 7 anni di reclusione.  In un paese civile probabilmente una tale notizia innescherebbe un terremoto politico inaudito,  un Capo di Governo si dimetterebbe o al peggio un Presidente della Repubblica, come è nelle sue facoltà costituzionali ed istituzionali, scioglierebbe le Camere e manderebbe probabilmente a casa un Governo che oltre a puzzare in via più o meno ufficiale di mafiosità, è già per altro assediato da decine di procedimenti giudiziari di notevole gravità, da cui tenta  goffamente di venir fuori  anticipando a fine luglio il varo di una legge altrettanto mafiosa quale è la legge Bavaglio. Ma, appunto, solo in un paese civile, certamente non nella melma  di un pozzo nero dove l’Italia continua a sprofondare, senza riuscire ancora a toccare il fondo.





Intervista a Francesco Servino di Patrizia Penna

1 07 2010

Francesco è un ragazzo di 26 anni,uno studente universitario che ha deciso di diventare documentarista per testimoniare, con le immagini, lo scempio e il degrado in cui versa la sua regione, la Campania. Durante le riprese del suo ultimo documentario sul degrado ambientale di San Giuseppe Vesuviano,Terzigno e Boscoreale, è stato fermato dai carabinieri. Questa è l’intervista che molto gentilmente ha deciso di rilasciarmi per spiegare meglio ciò che è accaduto.

Francesco, puoi raccontare cosa ti è successo?

Mi sono recato nei pressi della discarica di cava Vitiello per filmare l’enorme cratere scavato nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, un sito di stoccaggio pronto ad accogliere quasi quattro milioni di tonnellate di rifiuti tossici provenienti da tutta la Campania. Ho effettuato un paio di interviste, ne avevo in programma anche un’altra: nell’andare via, passando dinanzi all’ingresso della discarica SARI, una pattuglia dei carabinieri mi ha fermato e mi ha condotto in caserma a Terzigno dove sono stato interrogato.

che accuse ti hanno notificato?qual è la pena prevista?chi ti assiste?

Nei miei confronti è stato compiuto un abuso di potere, sono stato denunciato per violazione dell’articolo 650 del codice penale pur non avendo varcato i limiti della zona militarizzata (le discariche sono state dichiarate presidi militari strategici): ho effettuato le riprese da luoghi a libero accesso, sporgendomi prima da un muretto senza alcun segnale di divieto e poi dall’alto del cratere di cava Vitiello. I carabinieri mi hanno sequestrato la videocamera, il nastro e la memoria del telefonino. Ora vado incontro a una condanna a tre mesi di carcere, forse a un’aggravante per spionaggio militare, solo perchè volevo fare informazione e difendere la terra in cui sono nato e cresciuto. Per ora ometto il nome dell’avvocato che mi assiste, dico solo che si tratta di una persona in gamba che da sempre si occupa di questioni ambientali e che è riuscita a ottenere la condanna per alcuni esponenti delle forze dell’ordine che hanno compiuto abusi di potere durante il G8 di Genova.

adesso come stai? Perché hai voluto documentare, non hai paura dei poteri forti?

Mi sento bene, neanche per un secondo ho avvertito la necessità di disperarmi: mi sono trovato in situazioni della vita ben peggiori e più paradossali di questa. E’ vero, per un giovane è difficile sopportare il peso di un’accusa penale, ma sono consapevole di non aver compiuto proprio nulla di grave. Evidentemente le autorità nascondono qualcosa all’interno della discarica, situazioni non a norma che devono restare segrete. Volevo documentare i disagi che la gente sta vivendo e mettere al corrente gli italiani dello scempio ambientale che il Governo sta attuando a Terzigno, visto che i telegiornali nazionali, palesemente controllati, tacciono sistematicamente sulla vicenda. E poi volevo smuovere le coscienza dei miei concittadini e di quella parte di popolazione che mostra una certa indifferenza verso il problema. I cittadini non dovrebbero aver paura dello Stato, e lo Stato dovrebbe difendere i cittadini: io non ho paura di espormi, lo faccio per una giusta causa. Mi attiro le ire di qualcuno? Non mi interessa, sto nel giusto e posso camminare a testa alta. La mia coscienza è pulita: c’è gente che ammazza e non va in galera, io non ho fatto nulla di male.

in che modo la rete può aiutarti?

La rete mi ha aiutato e mi sta aiutando tantissimo dando ampio risalto alla vicenda: questo è un fatto positivo perchè tutti devono essere messi al corrente di ciò che sta accadendo, tutti devono rendersi conto del modo in cui Bertolaso e Berlusconi hanno “risolto” l’emergenza rifiuti nella provincia di Napoli. Il gruppo in mio sostegno conta quasi 3500 persone, decisamente non poche, pronte a far tremare i poteri forti, persone che non si arrendono facilmente e lottano continuamente per difendere i propri diritti e la propria salute. Nessuno potrà imbavagliarci, siamo una forza compatta.

chi e perchè voleva chiudere il tuo gruppo su facebook?

La politica è una cosa seria, ci vogliono le palle quadrate per farla. Ho sbagliato a fidarmi di gente che vuole fare la rivoluzione per poi mettersi a piangere in caserma.

Il gruppo face book che sostiene Francesco è http://www.facebook.com/group.php?gid=133751996644394





COME DIVENTARE UN CATTIVO PAGATORE

1 07 2010

Ci sono storie che non si vorrebbero mai sentire, persone che non si vorrebbero mai ascoltare,è più facile vivere facendo finta che tutto vada bene. Ma la realtà non si può sempre lasciare fuori dalla propria porta. La realtà  è venuta a trovarmi sotto le forme di Sara, nome di fantasia che userò per cercare di descrivere la disperazione di una donna che si è trovata, suo malgrado, ad essere iscritta nella lista di proscrizione della new economy: il CRIF, acronimo che identifica i cattivi pagatori e ti bolla come persona pericolosa per banche, finanziarie,ecc. Sara è una donna di 49 anni , una ragazza-madre abbandonata dal padre di sua figlia, che ha deciso 11 anni fa di trasferirsi da una città delle Marche in cui abitava per diritto(come ragazza-madre, ma i diritti non sono uguali in tutti i comuni italiani) in un alloggio popolare ad una città della Sardegna.Si è trasferita per amore , un amore naufragato per l’adulterio di lui. La separazione la costringe a cercarsi una casa, il suo ex-compagno la accusa di violazione di domicilio e lei trova un’altra sistemazione per lei e sua figlia, che adesso ha 14 anni. E qui iniziano i guai per Sara, che compra la sua nuova casa con un mutuo bancario, da cui avanzano dei soldi. Sara con quei soldi vuole pagare le spese notarili, ma la Kiron le consiglia di tenersi i soldi e fare un finanziamento per quei soldi con l’Agos-Ducato. Lei accetta, è sola, è ancora distrutta per la fine della sua convivenza, e dopo questo primo finanziamento ne fa altri per comprare i mobili, una televisione, gli oggetti necessari per vivere decorosamente. I finanziamenti si accumulano, in parte vengono pagati con RID, in parte con bollettini, ma essendo la Agos-Ducato la beneficiaria Sara chiede se non sia possibile fare un pagamento unico. Le viene risposto di no, lei continua a pagare finché, a marzo di quest’anno, la Agos manda una lettera a Sara dicendo che la banca non ha pagato  l’ultimo RID. Sara chiede spiegazioni in banca, ma le viene risposto in maniera evasiva ed arrogante, chiede spiegazioni al numero della Agos riportato sul bollettino ma non risponde nessuno. Alla fine la Agos le dice che le ha mandato dei bollettini(mai ricevuti) e che lei non ha pagato comunque, e allora l’ha iscritta al CRIF. Sara si sente sola, abbandonata, è caduta in depressione e non va più a lavorare da Pasqua. Le finestre di casa sua sono rotte, sua figlia inizierà a settembre la scuola superiore e non sa come potrà pagare i libri, già quest’anno ha usato le fotocopie per studiare. Sara siamo tutti noi, tutti vulnerabili nei nostri affetti e vittime predestinate degli sciacalli finanziari, che sguazzano nelle disgrazie altrui. Sara è un cattivo pagatore, il prossimo potresti essere tu.

Per leggere di questa ed altre storie,vi rimando al link del PLUB http://www.facebook.com/group.php?gid=44903709870





Nasce S.O.S ITALIA DEI VALORI

1 07 2010

Nasce “S.O.S. Italia dei Valori”, la prima Associazione di militanti e/o ex militanti del partito a tutela dei propri diritti di partecipazione politica. Partendo dalla constatazione che esiste una stretta relazione tra la trasparenza nella gestione delle risorse del partito, che sono e rimangono fondi pubblici di scopo di primario rilievo costituzionale, e il proprio livello di democrazia interna, si costituisce “S.O.S. Italia dei Valori”, a tutela dei diritti di partecipazione politica e di chance di militanti e/o ex militanti del partito. La trasparenza nella gestione dei fondi pubblici del partito e la lotta senza quartiere al familismo politico e alle prassi inaccettabili delle “caste” del partito che hanno stroncato o danneggiato la vita e le chances di partecipazione politica di tanti militanti ne costituiscono gli obiettivi. I fondatori sono Gaetano Montalbano, che ne è anche il portavoce, Massimo Barberio, Elisabetta Di Carlo, Francesca Tomasini, dal Friuli alla Sicilia. L’Associazione si è dotata di uno statuto innovativo e rigoroso. Quale primo atto, i fondatori hanno depositato, anche a nome dell’Associazione, un proprio intervento nel procedimento penale volto ad accertare la corretta gestione dei fondi pubblici del partito, pendente presso la Procura della Repubblica di Roma dando mandato all’avv. Francesco Paola. Le adesioni sono già numerose e l’Associazione si propone anche di coordinare tutte le eventuali parti lese o danneggiate dalle “caste” del partito. A breve renderemo disponibili online lo statuto dell’associazione e il modulo di adesione.

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Leggendo Don Vito Prima parte: Ingegner Lo Verde o Bernardo Provenzano?

1 07 2010

Capita spesso alla gente comune di parlare di mafia e di conoscere solo due, tre nomi dei mafiosi, quelli più celebri. Molti pensano che il problema sia circoscritto in Sicilia, non comprendendo che quando si parla di mafia, si dovrebbe pensare ad una multinazionale gestita da criminali organizzati.

Ascoltare i pentiti ai processi, non vederli perché nascosti dalle forze dell’ordine, e cercare di capire i vari collegamenti, risulta sempre difficile all’orecchio poco attento o poco allenato.

Per questo motivo abbiamo scelto di leggere insieme a voi un libro come Don Vito di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata, raccontare settimanalmente i punti salienti del libro e magari commentarli con tutti voi.

Il libro nasce dalla volontà di Massimo Ciancimino di riscattare il suo nome, farci conoscere i fatti, con l’intenzione di riabilitare la sua giovane famiglia, la moglie Carlotta e il figlio Vito Andrea di sei anni.

Francesco La Licata, giornalista della Stampa ed esperto di mafia, coautore, lo aiuta nella scrittura di quello che si presenta come un insieme di documenti, storie, racconti di un protagonista.

Ma iniziamo con ordine, chi era Don Vito Ciancimino da Corleone? Massimo, il figlio, lo definisce una star della politica, odiato, temuto e riverito. Era il potente assessore ai Lavori Pubblici di Palermo, e per un periodo anche Sindaco della città. Aveva un rapporto diretto con la mafia. Massimo Ciancimino è il quarto dei suoi cinque figli ed inizia ad accompagnare il padre quotidianamente fin da giovanissimo.

Il libro inizia raccontandoci la “perdita dell’innocenza” di Massimo, quando da ragazzo scoprì che il padre non era un politico qualunque.

Erano gli anni ottanta, Don Vito non amava radersi, per questo ogni giorno si recava dal barbiere. Mentre Massimo attendeva il padre, leggeva alcune riviste. Un giorno capitò tra le sue mani un numero di Epoca nel quale si faceva la ricostruzione dell’identikit di Bernardo Provenzano, dalla faccia squadrata, un ciuffo di capelli biondi fino ad un’immagine virtuale di un uomo ormai anziano. Fu in quel giorno, dal barbiere, sfogliando una rivista, che Massimo scoprì che Bernardo Provenzano frequentava da anni il padre, veniva considerato un amico di famiglia, e che si faceva chiamare Ingegner Lo Verde. Sulla strada di ritorno, Massimo chiese al padre se Lo Verde altri non fosse che Provenzano. Il padre non confermò, né negò, ma dopo un lungo silenzio avvisò Massimo di mantenere il silenzio assoluto, perché da certe cose non lo poteva difendere neppure lui. Il padre temeva che il figlio si vantasse di questa sua amicizia con altri ragazzi, dato il carattere impetuoso di Massimo.

Con il passare del tempo, Massimo si trasformò presto da accompagnatore a “postino”. Durante quel periodo toccò con mano le commistioni tra mafia e politica. Incontrò latitanti, partecipò a cene con mafiosi, conobbe Lima, i cugini Salvo, i Cassina, i Vaselli, il costruttore Vassallo e Bonura e Buscemi, detti i “gemelli del mattone”. In breve, il sistema Ciancimino e la Palermo degli anni ruggenti videro trasformarsi un microcosmo periferico in ambienti sempre più ampi fino ad arrivare prima a Roma, poi al Nord Italia, passare per la Svizzera, a Zurigo, e giungere infine agli Usa e al Canada.