Intervista a Pino Aprile, autore di “Terroni”

8 07 2010

Sono tanti i libri che raccontano cosa è veramente successo con l’Unità d’Italia,come il Sud sia stato saccheggiato,il perché della nascita e della mancata risoluzione della questione meridionale. Ma “Terroni” ha un pregio difficilmente eguagliabile: informa senza appesantire, si legge con piacere,i dati numerici sono alleggeriti dall’umorismo con cui l’autore riesce a  sdrammatizzare un racconto altrimenti ostico per un lettore poco incline alla semplice enumerazione di dati statistici. È un libro che fa arrabbiare ma fa anche ridere, che commuove e fa riflettere,che ci ricorda che la verità va sempre cercata, anche quando chi ti circonda fa di tutto per occultarla, perché solo la verità rende gli esseri umani liberi e che” come in una cura psicanalitica, guarisci quando smetti di nascondere il tuo male, lo porti alla luce, lo riconosci”. L’autore di “Terroni”, Pino Aprile, ha molto gentilmente accettato di rispondere alle mie domande.

-Prima di tutto, un ringraziamento, Pino,da parte mia e di quanti hanno scoperto grazie al tuo libro quanto davvero successo con l’Unità d’Italia.Quanto tempo ti ci è voluto per avere il coraggio di finire di scrivere un libro che(si capisce da ciò che scrivi) ha fatto arrabbiare prima di tutto te stesso?Quanto lavoro e quanti incontri ci sono dietro la tua opera?

«Questa mia ricerca non era nata per produrre un libro, ma per rispondere alle mie domande (e così sono nati anche gli altri miei libri). Quando ho cominciato a scoprire che la storia che ci raccontano sulla nascita del nostro Paese non ha capo né coda, ho cercato di capire cosa non funzionasse. Per esempio: se il Regno delle Due Sicilie era arretrato, oscurantista, poverissimo, con una popolazione ferocemente oppressa, perché i meridionali si opposero in armi per anni alla liberazione, alla modernità, alla ricchezza dell’industria, dei commerci? Perché preferirono farsi sterminare a centinaia di migliaia? Perché dopo aver perso, preferirono fuggire a milioni (circa una ventina in un secolo), piuttosto che godersi il paradiso loro portato in dono? E perché l’emigrazione dal Sud cominciò solo allora, mentre non c’era mai stata prima, quando si emigrava solo dal Nord? Così, scopri che la Questione meridionale nasce con l’Unità (il Consiglio nazionale delle ricerche ha dimostrato che Nord e Sud erano alla pari, prima dell’invasione delle Due Sicilie); e che da un secolo e mezzo, tranne pochi anni, il Sud è saccheggiato a beneficio del Nord. Scopri che i più grandi stabilimenti siderurgici d’Italia, le più grandi officine meccaniche e i cantieri navali erano al Sud, e tutto chiuso, declassato, per favorire il Nord. Ho percorso il Sud per quasi trent’anni: è il paradiso mondiale dell’archeologia industriale, i cadaveri dell’economia distrutta con l’invasione».

-Perché alla luce di tutto questo nessuno ha ancora fatto in modo che almeno nei libri di storia venga ristabilita la realtà?Qualcuno ha mai pensato di chiedere che nei programmi ministeriali, da cui la Gelmini(che tu ami quanto me, si evince dal racconto) ha cercato di eliminare la Resistenza venga inserito uno dei numerosi testi storici che citi nel tuo libro sulla vera storia dell’Unità d’Italia?

«Il Sud è stato trattato da terra vinta, con campi di concentramento e sterminio, fucilazioni in massa, rappresaglie con la distruzione di interi paesi con migliaia di abitanti, spesso bruciati nelle case. La storia deve dimenticare tutto questo, perché la memoria del vinto è il maggior pericolo per il vincitore. Cosa ne capisce la Gelmini, poverina, una che ha introdotto criteri scolastici selettivi molto duri, per impedire che qualche altro cerchi la promozione facile, come ha fatto lei, e consumi una sorta di personale vendetta contro la pubblica istruzione, per ridurre il mondo alla sua portata».

-Perché secondo te il Sud ha avuto i briganti ma non i partigiani?

«I partigiani del Sud furono chiamati briganti. Anche i nazisti chiamarono “banditi” quelli che gli sparavano addosso…».

-Perché secondo te  in occasione del tragico terremoto del 1908 che uccise la metà della popolazione di Reggio e Messina il governo Giolitti ci mise un’intera giornata prima di mandare i soccorsi, che arrivarono dopo le navi russe e persino dopo quelle inglesi?Speravano fossimo tutti morti?E perché Giolitti si degnò di far visita alle città distrutte solo nel 1911, sotto i fischi dei cittadini terremotati?

«Ricordo d’aver letto che qualcuno propose il non intervento, in omaggio a un esasperato liberismo, secondo il quale ognuno doveva cavarsela da solo. Tranne i morti, si capisce, che avevano già risolto il problema. Salvemini, nel disastro, perse tutti i suoi familiari, rimase solo al mondo».

-in un articolo che ho pubblicato di recente sulla vicenda Pomigliano e sul ricatto  dell’industria italiana, ho scritto che”La Campania, spogliata dai Savoia con l’Unità d’Italia, viene di nuovo ricattata e impoverita da una famiglia piemontese degna erede dei suoi avi.” Ritieni quest’affermazione eccessiva o secondo te la chiusura annunciata di Termini Imerese e probabile di Pomigliano può inserirsi nel piano centenario di sostegno alle industrie(Nord) a discapito della manodopera(Sud)?

«Sul modo di dirlo, ognuno sceglie il suo. Poi, c’è il linguaggio dei fatti: il governo più Nord-centrico di sempre, a parte quelli immediatamente post-unitari, ha sostenuto le grandi banche (tutte al Nord); le grandi aziende (tutte al Nord); la Confindustria (in mano al Nord: in cento anni, detto dalla presidente Marcegaglia, non ha mai preso una decisione a favore del Sud); nessun vero provvedimento a favore dei giovani in cerca di prima occupazione e dei disoccupati (quasi tutti al Sud), tranne la cassaintegrazione per gli esuberi delle grandi aziende (ancora un favore al Nord). Stupirsi perché le fabbriche che chiudono le scelgono fra quelle meridionali?».

-Secondo te regalare il tuo libro ad ogni leghista può servire o è inutile?Come può la moglie siciliana(e insegnante) di Bossi sopportare che suo marito offenda in maniera cosi aperta e feroce la sua gente?Anche lei, come i meridionali che simpatizzano lega, si è “inscritta nello spirito del vincitore”?

«Non sapere come sono andate le cose porta a un giudizio falsato, da cui nasce la condizione di minorità accettata dal meridionale e la spocchietta leghista che arriva al razzismo, nella sua forma peggiore. Ma chi è in buona fece, quando sa la verità, cambia il giudizio. Vale a Sud, come a Nord. Quanto alla famiglia di Bossi, più che alla moglie, penso al figlio Renzo, che si vanta di ignorare tutto quel che c’è sotto Roma; ovvero: il mondo di sua madre, il paese, i parenti, la gente, il sangue di sua madre. Educato a estirpare dalla sua identità, personalità, la parte più certa che ognuno di noi ha: quella materna. Complimenti ai genitori; e la solidarietà al ragazzo, se capisce cosa voglio dire…».

-Un’ultima domanda, Pino .In rete c’è grande fermento sulla questione meridionale, ho avuto l’occasione di confrontarmi con persone che sembrano come risvegliate da un lungo sonno, un sonno durato 150 anni, ma nonostante il furto feroce e continuativo perpetrato dal Nord ai danni del Sud quasi  nessuno vuole la secessione, in fondo ho come l’impressione che i meridionali si sentano più italiani dei settentrionali. Se tu potessi scegliere cosa preferiresti, la secessione o l’unità vera, con pari opportunità?

«La secessione è una sciocchezza che potrebbe drammaticamente divenire necessaria. L’Italia è stata fatta con i soldi e il sangue dei meridionali. E sarebbe un crimine distruggerla; ma, è quello che la Lega sta facendo. Se dovesse continuare così, piuttosto che subire un’altra volta l’iniziativa arraffona del Nord, il Sud dovrebbe anticipare l’uscita, per governarla. Sapendo che è una sconfitta appena un po’ meno grave del farsi cacciare, dopo l’essersi fatto invadere e depredare; una sconfitta per la stragrande maggioranza degl’italiani del Nord e del Sud. Al Sud monta un fastidio ormai insostenibile per la disattenzione del Paese (si investe solo al Nord, vedi le Ferrovie) e gl’insulti di qualche cialtrone che crede di essere intelligente, perché da casa sua si vedono le Alpi. Un risentimento che potrebbe divenire difficile da recuperare».





AMBIGUITÀ VIOLA – di Kevin de Bois

8 07 2010

Il web magazine che rappresento, che ho fondato e che porto avanti con validi collaboratori, ha intrapreso e promuove una nobile iniziativa di cui mi sento onorato. Durante la terza settimana di giugno, Jessica Molinari membro della nostra redazione e cofondatrice, coinvolge in un thread comune vari admin tra i più importanti gruppi e pagine nazionali e che direttamente e indirettamente fanno parte delle nostre conoscenze : Il Popolo Viola, Movimento Antiberlusconiano Italiano, Informare per Resistere No Razzismo Day oltre ovviamente lo stesso nostro Tulipano. Lo scopo della comunicazione di Jessica è quello di organizzare un fronte comune e consolidarci a favore della petizione che ha come causa la diffusione via web per appoggiare e dare alta visibilità alla battaglia tutta solitaria che Alessandra Incoronato ha intrapreso da mesi con il solo supporto politico dell’onorevole Furio Colombo. Alessandra ha già sperimentato sulla sua pelle lo sciopero della fame e la frustrazione per le mancate risposte alle sue denunce presso gli organi competenti e ai principali esponenti dello Stato. Alessandra a bordo della sua carrozzella si è anche, incatenata invano davanti Montecitorio. Nello specifico la petizione richiede una modifica alla legge attuale in merito alle strutture assistenziali a cui ad oggi sono destinati i fondi e la possibilità della domiciliazione degli aiuti economici verso i disabili. Ma perché deviare queste contribuzioni dagli istituti specializzati agli stessi familiari che si prendono cura del disabile? In primo luogo perché, stando alle denunce e testimonianze della stessa Incoronato queste strutture sarebbero mal gestite e i pazienti trattati, in molti casi, in condizioni di scarsa igiene e assistenza. Poi perché l’ambiente domestico è per sua natura il più idoneo perché è il centro naturale degli affetti e perché i sussidi a disposizione dei familiari sono ad oggi molto scarsi. L’analisi è semplice : 2500 euro mensili sarebbero meglio utilizzati se destinati a chi da sempre sostiene il vero carico del disabile sulle spalle, ovvero la sua stessa famiglia. Soprattutto se, come denuncia e testimonia la Incoronato, le strutture specializzate sono tutto tranne che efficienti e rispettose delle elementari norme igieniche. Impegnarsi su questa causa è umano, oltre che lodevole e su questo non ci piove. In pochi dunque potranno obiettare sull’importanza di sostenerla, seppur in modi e forme diversi. Torniamo dunque al famoso thread. La comunicazione si arricchisce di commenti e si moltiplicano i saluti dei vari admin nei confronti della Incoronato presente nella mail comune e cresce l’entusiasmo per la petizione, in definitiva, tutti confermano e aderiscono. C’e’ anche chi, forse più abile di noi o solo più in sintonia con certa burocrazia, ci chiede una mail formale per l’adesione, cosa su cui noi, da bravi scolaretti ci attiviamo all’istante. La petizione viene creata e non aspetta altro che essere pubblicata (o postata ndr). In base alle aspettative siamo tutti lì davanti ai monitor ad assistere ai vari status delle pagine e associazioni coinvolte. Ed ecco che appare tra i primissimi il Tulipano, seguito a ruota dal Movimento Antiberlusconiano Italiano e da Informare per Resistere, poi subito eccola arrivare sulle pagine di No razzismo Day, e per concludere si attende solo lo status del Popolo Viola. Passa un pomeriggio intero ma niente. Passano alcuni giorni e niente, neanche l’ombra pallida, se non dello status della pagina, almeno di un banalissimo link statico che rimandi alla petizione, sia sulla pagina “nazionale” stessa quanto sul Blog. L’incerto diventa certo: all’adesione comunicata da parte degli admin PV non segue alcun appoggio concreto. Nessuna spiegazione. La cosa sembra apparentemente incomprensibile. Quelle stesse persone che avevano manifestato entusiasmo e confermato la loro partecipazione non si vedono. Ciò che ci sorprende oltre tutto è la mancanza di argomentazioni, o giustificazioni di qualche tipo. Le ipotesi stesse che emergono tra i sostenitori rimasti assumono le forme meno comprensibili. Sembra che, ma sono solo ipotesi – anzi è l’unica a nostra disposizione – un diverbio dialettico (tenue e composto confronto verbale) con il sottoscritto sia tra le origini del contrasto (tutto personale) tra la pagina dei tulipani e il coordinamento nazionale del popolo viola, accaduto nei giorni in cui si stava parlando della petizione. Per quanto strampalata che sia, questa, sembra l’unica spiegazione, e come diceva Sherlock dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, per quanto appare illogica è per forza di cose la più vicina alla realtà. Onestamente, adesso a me pare che le questioni private e personali, per quanto soggettivamente sentite e singolarmente interpretate come irritanti, non dovrebbero giustificare il rifiuto ad abbracciare una causa più grande e nobile, (per non dire disperata) e non voler prestare aiuto a chi soffre, e per cui pochi istanti prima si erano sperticate le più calorose (e clamorose) promesse di supporto. A mio parere gli individualismi dovrebbero essere accantonati, soprattutto se il nostro contributo, si traduce con un semplice click di mouse e in un istante, azione per niente paragonabile al disagio di chi trascina il peso di un corpo diversamente abile per tutta (tutta) la vita.
Per me il Viola è la gente, è color di Popolo. Sono tutti quelli che sono scesi, scendono e scenderanno nelle piazze. Sono i gruppi locali, ragazzi e adulti che stampano volantini e allestiscono banchetti. E’ la gente che sobbalza per il fratello in difficoltà, che non ci sta a digerire i soprusi dei potenti e conseguentemente le ingiustizie sui più deboli. Il Viola è la forza che in noi ci fa gridare basta ! Mai ci saremo immaginati che il Viola – parliamo esclusivamente del coordinamento nazionale – incarnasse i tratti stessi del potere che combatte. Viola non sono certo questi piedistalli umani, egoici e annebbiati da un potere, che mai come in questa circostanza logora chi ce l’ha. Possibile che gli amministratori di questo sedicente coordinamento non abbiano trovato di meglio che pubblicizzare in più di un’occasione il film della D’Addario, al posto invece di dedicare anche solo 5 minuti oppure un link ad una delle tante lodevoli iniziative della rete? Immagino che al popolo Viola arrivino richieste di ogni tipo ogni giorno, ma c’è da chiedersi allora con quali criteri determinati personaggi scelgano poi cosa realmente pubblicizzare oppure snobbare. Perchè se le premesse sono queste, a me sorgono solo tanti inquietanti dubbi.
Sta per certo che per me Viola non sono loro, ma il colorito imbarazzato della loro vergogna.





Di Stefania Prestigiacomo? Ne abbiamo pieni i polmoni!

8 07 2010

A volte si rimane allibiti di fronte a certe notizie, a volte non ci si crede nemmeno; in questo paese assurdo mosso da un governo ancora più assurdo a volte la memoria si perde, forse, proprio perché non si vuole ricordare.

Il nostro ministro per l’ ambiente Stefania Prestigiacomo,  in questo,  che in assoluto è il peggiore dei mondi possibili, dà il suo benestare alla società petrolifera irlandese Petroceltic , in cerca del nettare nero così indispensabile per la nostra vita, di trivellare a 5 miglia dalle coste, in un parco marino(quello delle Isole Tremiti)  e poco distante da un parco naturale(il Gargano). Non contenta, la nostra ministra, sempre nello stesso periodo di questo primo semestre, presenta un decreto legislativo che ha come obiettivo lo smaltimento dei rifiuti, smaltimento che consisterebbe nel bruciare questi rifiuti in una centrale Enel a carbone, situata nel comune di Civitavecchia, dove poco tempo prima aveva perso la vita un operaio. Oltre alla centrale a carbone la Prestigiacomo decreterebbe che i rifiuti vengano smaltiti anche nei cementifici, così poi da riciclarli direttamente in case, ospedali e scuole. Qualche giorno fa, all’ inizio di luglio, Miss parlamento, come veniva definita durante la sua prima legislatura, comincia un vero e proprio braccio di ferro con la sua regione, la Sicilia, per la costruzione di tre inceneritori, che costituirebbero insieme l’ennesimo triangolo della morte italiano. Sentendo queste cose certa gente sicuramente si chiederà: come può un ministro per l’ambiente avvallare simili operazioni? Questo bisognerebbe chiederlo a chi l’ ha voluta ministro, che,  avrebbe dovuto conoscere l’ idea della Prestigiacomo di eco sostenibilità e di difesa dell’ ambiente.  Figlia di un imprenditore chimico, la Prestigiacomo non ha sicuramente avuto un passato di ambientalista. Nell’ azienda del padre, la Ved di Siracusa, sono successe parecchie cose, oltre le bufere finanziarie e la finta bancarotta del gruppo Sarplast di proprietà della famiglia, la loro azienda ha visto feriti, morti, e nascituri con malformazioni. Negli anni novanta in pochi anni nacquero quattro bambini, figli di operai del medesimo reparto, con gravi malattie alle vie urinarie, mentre altri operai dopo dieci anni in azienda, non avendo mai fumato si ritrovano i polmoni pieni di polvere. Per il padre queste erano tutte coincidenze, così minaccia l’ allora rappresentante della Cgil Guzzardi,  con una lettera informandolo  che sarebbe stato denunciato per diffamazione. Quest’ ultimo e’ il padre di uno dei bimbi affetti da queste malattie, il primo, ed e’ anche cugino di secondo grado della ministra. Il nuovo atteggiamento degli operai innesca nella dirigenza un atteggiamento di totale chiusura: ad un operaio vengono negate le ferie per stare vicino al figlio malato trasformandogliele in cassa integrazione; ad un altro operaio l’ azienda nega un prestito per operare il secondo figlio nato con le dita attaccate l’ una all’ altra (operazione che il bimbo subirà solo grazie ad una raccolta fondi tra gli operai). Non viene effettuato alcun controllo sanitario per anni né dall’ azienda né dalle asl competenti, si scoprirà poi nel 2002 che le malformazioni congenite erano dovute ad una sostanza chimica chiamata dimetil anilina che gli operai usavano da molti anni. Sono moltissime le ombre dietro a questo ministro e alla sua famiglia, che più che alla  salvaguardia dell’ambiente pare interessi la salvaguardia del proprio portafoglio. Nel 1997 fallisce il gruppo del padre, la Sarplast, lasciando un buco di parecchi miliardi di lire, frodando i fornitori.  Nascondendo l’ attivo in controllate estere e banche, i giudici ritengono che sia la figlia la beneficiaria ma non e’ perseguibile perché non ricopriva cariche  esecutive nell’ azienda.  Pare anche che il terremoto del 1990 in Sicilia le abbia  fatto risparmiare parecchie tasse, tasse che il governo di quel tempo aveva bloccato fino al 2001(proprio come a L’ Aquila vero?), periodo che le diede la possibilità tra decreti e leggine di rigirare la cosa a suo favore, anche se non gli andò del tutto bene grazie all’ allora presidente della repubblica, che al contrario dell’ attuale, non firmava tutto quello che gli passava sotto la penna. Probabilmente questo non cambierà le cose, ma sono sicuro che per il prossimo governo Berlusconi, la Prestigiacomo guiderà il ministero della salute.





E l’Aquila fece tremare il Palazzo… di Valerio Barnaba

8 07 2010

Che a Roma ultimamente vi sia almeno una manifestazione di protesta al giorno è cosa nota, soprattutto ai romani stessi. Che poi tutte queste proteste non vengano quasi mai documentate e raccontate dalla gran parte dei media,  TG1 in primis, non è tanto meno una novità. Ieri però è successo qualcosa di diverso:   per le strade di Roma non c’erano rappresentanze e cortei sindacali, non c’erano associazioni di categoria, non c’erano disoccupati, cassaintegrati o precari, c’erano invece in tutte le loro individuali realtà, i cittadini di una delle più importanti e belle città d’arte italiane, rapidamente dimenticati dal Governo dopo il più becero sfruttamento mediatico della loro tragedia. C’erano gli aquilani, qualche migliaio di arrabbiatissimi aquilani. E forse per la prima volta  in una maniera così poderosa,  a fronte di un corteo comunque di piccole dimensioni se rapportato alle grandi piazze che Roma è solita riempire, si è assistito ad una tale blindatura dei palazzi del potere, come se già si sapesse (e soprattutto si temesse) la tantissima rabbia e la delusione concentrata in quel piccolo corteo. Ma come mai? L’Aquila non è stata sempre ostentata da questo Governo come uno dei suoi più grandi successi? Non si è sempre detto che la maggior parte degli abruzzesi e degli aquilani erano riconoscenti per l’operato fatto, nonostante la disinformazione dei “media di sinistra”? Se questo fosse vero, perché blindare e addirittura deviare il percorso (annunciato e autorizzato regolarmente) di una manifestazione di qualche migliaio di persone, che tralaltro non avrebbero dovuto avere motivi per protestare contro un Governo che si proclama e viene dipinto da gente come Minzolini così efficiente e trasparente ?  Forse perché a fronte di una semi-annunciata catastrofe costata 300 morti (evitabili) e un seguente sciacallaggio vergognoso in termini mediatici, economici e di libertà e diritti dei cittadini superstiti,  a fronte anche della più totale indifferenza e (vera) disinformazione  dei “media” di regime che non mostrano il cumulo di macerie che ancora ricopre la ancora bellissima città dell’Aquila ad un anno di distanza, qualcuno ora è talmente arrabbiato da venire seriamente a Roma mosso solo dal desiderio di urlare in faccia tutto il proprio sdegno a coloro che hanno permesso e lucrato personalmente sull’immane tragedia di questa gente. E per la prima volta dall’inizio della legislatura più vergognosa degli ultimi 150 anni, si è temuto seriamente l’assalto al Palazzo, tanto da spingere le forze dell’ordine a caricare dei cittadini (certo non dei black-blocks con le spranghe) che hanno l’unica colpa di aver perso qualche caro sotto le macerie ancora non rimosse delle loro case crollate, per le quali presto dovranno tornare a pagare l’Ici e le altre tasse con tutti gli arretrati.

E’ importante fare però una riflessione:  è indubbio che con la crisi e in concomitanza (nel caso specifico di casa nostra) della classe dirigente più incapace e disonesta dell’intera storia repubblicana, le varie anime della società civile più colpite dal quadro socio-economico attuale siano ovviamente in subbuglio. Tutto il mondo ha potuto assistere agli scontri di Atene e all’assedio del Parlamento e del Palazzo del Governo, immagini che hanno fatto riflettere e che hanno comunque palesizzato un disagio ed un rischio che aleggia su tutta l’Europa continentale.  Però in nessun paese civile finora  era mai capitato di vedere manganellare cittadini disperati (con sindaco e parlamentari al seguito) che protestano contro una stampa servile e silente,  un Governo che li ha privati di diritti e libertà fondamentali dopo averli impietosamente raggirati ed una opposizione inesistente e spesso connivente. Cose che non capitano neppure in Congo, forse neppure nell’autoritaria Bielorussia del dittatore Lukashenko , ma figuriamoci: ai livelli del Berlusconistan non può veramente arrivare nessuno.





NON LASCIAMO SOLI GLI AQUILANI l’editoriale di Patrizia Penna

8 07 2010

Ieri 5000 aquilani hanno preso il pullman e sono andati a Roma a protestare. Ci avevano provato con le carriole,il governo gli ha mandato la digos, ci avevano provato bloccando l’autostrada e i tg li avevano snobbati, allora hanno pensato di andare direttamente da chi li ha umiliati e offesi con la scusa di soccorrerli e di fare solo il loro bene. Hanno pensato fosse ora di protestare per una città che è stata uccisa due volte, la prima dal terremoto e la seconda dall’indifferenza del governo. Hanno deciso di parlare della diaspora cui sono stati costretti, tra alberghi, città dormitorio e parenti sparsi per l’Italia. Hanno deciso di denunciare chi li vuole obbligare a pagare tasse per un reddito non percepito, beffa finale per gente che non ha più un lavoro. Sono scesi nelle strade del potere,quelle che aspettano tutti noi da ormai troppo tempo,e ci hanno spiegato che non hanno più niente da perdere. Loro,che hanno perso case, persone care,lavoro,la loro stessa terra, ci hanno insegnato che lottare è ancora possibile, che non tutto è perduto,che questo castello di carte può crollare, basta che noi lo vogliamo. Se scenderanno di nuovo in piazza, io sarò li con loro





Un altro gruppo locale si distacca dal nazionale del popolo viola – di Paola Giorgini

8 07 2010

Mi sono sempre tenuta fuori dalle discussioni sul genere “chi è S Precario?” e “mi dissocio dalla pagina nazionale”, cercando di tenere sempre i contatti sia con gruppi locali che con gli amministratori della pag nazionale. Ora però personalmente credo si sia raggiunto il punto di non ritorno. Gli episodi delle dichiarazioni della D’Addario (che sostiene di essere stata invitata alla manifestazione del 1 Luglio , dall’amministratrice nazionale (?) del popolo viola – qualcuno ne sapeva qualcosa?) e dell’annuncio di Anna Mazza fatto il 1 Luglio sulla creazione di un’associazione, di cui NESSUN gruppo locale era stato preventivamente informato e soprattutto su cui nessuno era stato consultato, mi hanno spinto a prendere una posizione netta sulla diatriba tra PV nazionale e (molti) gruppi locali.
Il Popolo Viola è e RIMANE un’organizzazione orizzontale, in quanto costituito da noi, comuni cittadini che vi abbiamo lavorato e che lo abbiamo reso un movimento vivo e attivo, e non da chi gestisce una pagina fb, sentendosi per questo libero di far cadere decisioni dall’alto. Si rende onore a chi ha lanciato l’idea del No B Day, dando via alla creazione di questo movimento, ma se poi queste persone non rispettano i principi di orizzontalità e democrazia da essi stessi assunti come punti di forza e base del funzionamento del movimento, queste persone devono lasciarne la guida. L’anonimato di S. Precario rappresenta in sè un problema: ben venga che un anonimo lanci un’idea ma poi se da quest’idea nasce un movimento non si può pretendere di continuare a guidarlo in maniera anonima. La decisione presa da costui mesi fa di mettersi da parte nella guida del PV mi era parsa saggia, solo che in seguito non fu mai realizzata: tutt’oggi è il Santo a gestire la pag nazionale e questo voltafaccia mi sembra un comportamento degno della persona e degli atteggiamenti che il popolo viola tenta di contrastare.
La voce dovrebbe giungere forte e chiara non solo ai gruppi locali, ma anche ai giornali e a certi personaggi pubblici, anche personaggi degni di ogni ammirazione, che sono caduti nell’errore di credere che dialogando con gli amministratori delle pagine nazionali, stiano dialogando con il Popolo Viola.
In seguito agli episodi sopra citati mi dissocio personalmente dal gruppo nazionale, pur non annullando il legame del PV Ancona, nè tantomeno del PV Marche, che non gestisco da sola, da esso, in quanto tale decisione non può essere presa da me.
Con questo intendo dire che continuerò a comunicare a tutti i membri, nel caso ne giungano, comunicazioni dalla pagina nazionale (eventualità improbabile in quanto siamo passati dal “iniziative prese senza consultare i gruppi locali e poi comunicate” a “iniziative prese senza consultare i gruppi locali e neanche comunicate”), cosicchè ciascuno possa dare o meno la sua adesione.
Ciononostante d’ora in poi mi dedicherò molto di più alla cooperazione con i gruppi locali, in particolare con i gruppi che hanno sottoscritto la Carta Etica e che mi accingo a incontrare sabato 10 Luglio a Bologna.
Sempre pronta a lasciare il ruolo di referente nel caso la mia decisione non sia condivisa dalla maggioranza dei membri del Popolo Viola Marche, spero che sia possibile continuare la nostra attività in cooperazione con delle persone che ritengo ne rappresentino al meglio lo spirito.





MI REGALASTI UNA ROSA ROSSA di Jessica Molinari

8 07 2010

Ogni giorno leggiamo i giornali, guardiamo un Tg alla televisione, e veniamo informati di fatti di cronaca nera che fanno raggelare il sangue.

Ogni giorno sentiamo parole come:“non l’amava più”, “era il suo ex”, “non accettava che la storia fosse finita”, “mia figlia non è tornata a casa”, “aveva troncato la storia con lui, ma lui la chiamava tutti i giorni, la minacciava”.

Ogni giorno, cenando mentre guardo il telegiornale, e sento queste notizie, guardo il mio compagno. Lui mi ama, mi protegge, è la mia famiglia e ringrazio il cielo di non essere una vittima. Io sono fortunata, penso. Il mio fidanzato con me è sempre gentile.  Come mio padre lo è con mia madre. Così come molti uomini lo sono con le loro donne. Eppure, ogni giorno, un uomo uccide una donna. Una donna che aveva amato. Avevano condiviso un sentimento, la cena, un letto, una vacanza, la vita. Le famiglie si sono conosciute, il “ragazzo” era per bene, ma quando venne lasciato, perse la testa. Telefonate, appostamenti, minacce. La donna denuncia, ma l’uomo rimane libero. Bisogna aspettare il “morto”. Bisogna aspettare la tragedia per intervenire. Per quale motivo non si può intervenire prima? Perché la donna deve essere ferita, violentata o uccisa prima di intervenire? Per quale motivo un uomo decide di ammazzare la persona che ama e poi suicidarsi?

Domande che spesso non trovano risposta

Si parla di uomini instabili psicologicamente, si parla di un carabiniere che usa la propria arma per uccidere la ex, si parla di uomini che vogliono uccidere tutte le donne della loro vita, e infine l’epilogo, un suicidio, una confessione, un arresto. Ma della donna perché non si parla? Perché non si dice quale donna speciale fosse? Perché non si dice che questa donna era esattamente come te, che stai leggendo queste righe scritte con rabbia, compassione, amarezza, profondo dolore?  E tu uomo che stai leggendo, tu uomo perbene, non pensi che sarebbe potuta essere tua figlia, tua sorella, la tua migliore amica? O forse pensiamo veramente che tutto ciò non ci riguardi?

E’ una mattanza! La donna non può difendersi. La donna non esce di casa con un coltello nella borsa. La donna crede ancora che parlare sia la soluzione. La donna crede che l’amore passato prevalga sull’ odio presente e non pensa al futuro. Pensa che quell’ uomo sia uscito dalla sua vita. Crede che se ne farà una ragione, che andrà avanti, come lei sta tentando di fare faticosamente. Invece no, viene uccisa, perché indipendente, perché sa rispondere ad una provocazione, perché non vuole sottostare ad un uomo che non ama più, non stima più. Quali parole avrà detto prima di morire? Avrà pensato che si sarebbe fermato, che la voleva solo impaurire? E poi, quando ha sentito il coltello penetrare nella sua carne, quale sarà stato il suo ultimo pensiero? Di questo si tratta. Di una vita strappata da un uomo violento, da un uomo che odiava. Non si tratta di un plastico in uno studio televisivo, non si tratta di parole dette da un criminologo. Si tratta di una vita, cento vite, mille vite spezzate con violenza da alcuni uomini. Gli stessi uomini che a San Valentino regalavano rose rosse.