IL TULIPANO del 5 agosto 2010

5 08 2010





IL TULIPANO del 5 AGOSTO 2010

5 08 2010





IL SABOTAGGIO – I VERI MOTIVI DELLO SCONTRO VENDOLA-TREMONTI – di Valerio Barnaba

5 08 2010

Come è noto, nei giorni scorsi ha tenuto banco un durissimo scontro fra il Governatore della regione Puglia Nichi Vendola e il ministro Tremonti. All’orgine di tutto vi è questa volta la mancata firma da parte del ministro sul piano di rientro del deficit della Sanità regionale, nel rispetto del patto di stabilità fra governo centrale e regioni. Una scelta politicamente ed economicamente molto pesante quella di Tremonti, poichè la mancata sottoscrizione del piano pugliese di fatto blocca l’erogazione di 500 milioni di euro di stanziamenti europei già previsti per la regione Puglia, fondamentali per la tenuta dell’intero bilancio regionale e che getta quindi sulla Sanità pugliese il rischio di commissariamento.

Sul momento, la giustificazione del Ministro dell’economia per la sua assenza alla riunione a Roma in cui è stato pazientemente ma anche inutilmente atteso dal Governatore Vendola e dal Ministro Fazio è stata la necessità di maggiori personali valutazioni nel merito del piano di rientro proposto, nonostante il parere favorevole dei tecnici del suo ministero e di quello della Salute. A distanza di poche è poi arrivata la “spiegazione ufficiale” del Ministro tramite conferenza stampa: “la Puglia è su una via pericolosa, di amministrazione non responsabile e non vogliamo che con quella legislazione che segue una logica non responsabile, la Puglia finisca come la Grecia”, poiché rea di aver dato luogo ad “esperimenti rivoluzionari” inappropriati per questa fase storica e per il bene dei cittadini (Hyperlink: “http://www.youtube.com/watch?v=O_sZzQHoSL0”). Parole pesanti come macigni se affermate da un Ministro dell’Economia, affermazioni che il caso (ma sicuramente non solo quello) vede coincidire in questi delicatissimi giorni anche con le valutazioni dei titoli pugliesi da parte delle agenzie di rating internazionali. Ma quanto sono fondate le “preoccupazioni” di Tremonti, che pure ha parlato di rischio-Grecia senza aver  comunque dato alcun numero o parametro a dimostrazione di cotanto disastro?

La risposta, con numeri al seguito, l’ha fornita in gran parte direttamente il Governatore Nichi Vendola, spiegando anche i retroscena del tremontiano capriccio (Hyperlink: “http://www.41agenziatv.com/?video=1905”): in sostanza la Puglia, numeri certificati alla mano, ha i conti in regola, è tra le più virtuose d’Italia nel merito dei costi della Pubblica Amministrazione, ha ridotto in maniera considerevole molte voci di spesa creandone nel contempo nuove in entrata (come lo stesso Aquedotto Pugliese, pubblico e che ora registra utili), ha una produzione energetica di molto superiore ai suoi stessi consumi (come è noto in gran parte da fonti rinnovabili) e soprattutto ha un piano di rientro del deficit sanitario giudicato tecnicamente tra i più validi dagli stessi esperti di ben due ministeri competenti. L’unica cosa che in sostanza accomuna la Puglia alla Grecia, è la reciproca vicinanza geografica e la forte vocazione turistica. Perchè quindi scagliarsi con una tale veemenza e senza alcuna reale motivazione tecnica contro l’operato della Giunta pugliese? Per una serie di ragioni, comprensibili sul piano puramente politico, ma deprecabili su molti altri. E’ cosa nota infatti che sia Tremonti quanto Vendola saranno due fra i protagonisti delle prossime elezioni politiche, elezioni che per altro saranno sicuramente anticipate, alla luce degli ultimissimi sviluppi che hanno sancito l’inconsistenza numerica dell’attuale maggioranza, indipendentemente da eventuali fasi tecniche di transizione. In questo contesto di pre-campagna elettorale, in sostanza Tremonti ha voluto sferrare un autentico colpo basso al suo prossimo avversario, assolutamente non curandosi delle pericolosissime conseguenze economiche e sociali di un tale inqualificabile atto politico, definito senza mezzi termini da Vendola come un autentico “sabotaggio”. Un attacco mirato che va interpretato con una duplice chiave di lettura: da un lato c’è infatti il tentativo puramente ideologico di affondare e screditare le innovative politiche economiche adottate in Puglia, poichè concettualmente opposte ai tagli unilaterali delle ricette tremontiane. La Giunta regionale infatti è stata in grado di presentare un piano di risanamento valido senza aumentare la pressione fiscale (come invece richiesto dal governo centrale, che pretendeva un impopolarissimo aumento dell’addizionale IRPEF), evitando il blocco senza alcun criterio di funzionalità del turn-over dei dipendenti del SSN (come invece imposto dai tagli tremontiani), ma anzi, per esplicita volontà di Vendola, ha previsto la regolarizzazione e l’internalizzazione di circa 4.000 precari esternalizzati con un risparmio (e non dei costi aggiuntivi) non inferiore ai 10 milioni euro. In sostanza, il piano di rientro pugliese rappresenta al contempo sia un’alternativa alla precarizzazione selvaggia, sia alle politiche economiche e fiscali di Tremonti, ma da anche prova tangibile dell’inconstistenza e dell’inutilità delle medesime. Non a caso, la vertenza fra regione Puglia e Governo al momento è interamente incentrata sulle normative regionali che hanno permesso le regolarizzazioni del personale precario, non sui parametri economici del bilancio e del piano di risanamento (che invece sono perfettamente in ordine).

L’altro aspetto che si cela dietro la mancata firma, è ovviamente quello politico: definire la Puglia alla stregua della Grecia, in sostanza significa dare del bugiardo e del bancarottiere al suo Governatore, che “casualmente” a breve sarà anche un temuto competitor politico di indubbia capacità mediatica oltre che strettamente politica. Ciò che realmente spaventa è la totale non curanza con il quale, per un puro calcolo politico che si sta già ritorcendo contro (il Governo già ieri ha annunciato un DL che proroga a settembre i termini per la presentazione del piano di rientro, per ovviare alle minacce di inattaccabili ricorsi), un Ministro della Repubblica non ha esitato a dichiarare con toni di una pesantezza inaudita una palese falsità, danneggiando potenzialmente più di 4 milioni di cittadini. Il termine “sabotaggio” utilizzato dal Governatore Vendola calza perfettamente, in quanto si compromette il giudizio delle agenzie internazionali di rating sulla solidità dei conti regionali e quindi sull’affidabilità dei titoli pugliesi presenti sul mercato (creando quindi un danno finanziario potenziale anche di svariate centinaia di milioni di euro), inoltre si negano ancora una volta i 500 milioni di fondi europei stanziati già prima delle elezioni di aprile, con la scusa tecnicamente infondata di ulteriori valutazioni (vien da chiedersi se qualora l’attuale Governatore fosse stato Rocco Palese, Tremonti avrebbe mai fatto così tante “valutazioni”). Non percepire quei fondi significherebbe due cose: il commissariamento dell’intera Sanità Regionale (prospettiva molto poco allettante vedendo in che maniera sono state gestite le “emergenze” dalla gentaglia al Governo) e lo sforamento del bilancio 2010 con un effetto-domino sui conti del 2011, dove si abbatterà anche l’ennesima scure tremontiana di tagli indiscriminati previsti dalla manovra più iniqua degli ultimi 150 anni. In pratica, una situazione insostenibile, ma che vedrà la sua ultima, definitiva parola solo a settembre.

In tutto questo però emerge anche un “dato” molto importante: è ufficialmente confermato che l’incompetenza politica e di economista di Giulio Tremonti è direttamente proporzionale al sua completa mancanza di responsabilità istituzionale. Peccato però che a coloro che tanto auspicano in questi giorni un governo di responsabilità nazionale, un tale irresponsabile sembra andar bene comunque. Addirittura come premier…





QUANDO UN PROFILATTICO PUO’ SALVARTI LA VITA

5 08 2010

L’AIDS è una tragedia che non si può superare solo con i soldi, non si può superare con la distribuzione di preservativi, che anzi aumentano i problemi.(Papa Benedetto XVI)

Iniziamo subito con il dire a chiare lettere che per prevenire il contagio da virus HIV, l’uso del preservativo o del Femidon (preservativo femminile) non solo è consigliato ma è un dovere e una forma di rispetto verso se stessi e verso il proprio partner.

In tutto il mondo 33 milioni di persone sono contagiate dal virus HIV, 2/3 vive in Africa Sub-sahariana  e di questi il 60% è di sesso femminile.

Novità e alcune buone notizie arrivano dalla XVIII Conferenza Internazionale sull’Aids, tenutasi tra il 18 e il 23 luglio a Vienna.

La conferenza vede i ricercatori ottimisti, tra questi il professore Peter Piot (Unaids), che ricorda un passato di ricerche individuali, non collaborative rispetto al presente e al futuro nel quale tutti gli studiosi possono lavorare di concerto per ottenere il risultato più importante, la cura. Il ricercatore José Esparza realisticamente calcola un raggiungimento dell’obiettivo entro 10-15 anni.

Molte le ricerche presentate, tra queste un nuovo prototipo di gel vaginale che riesce a dimezzare il rischio di contagio da virus HIV.

Il gel, sperimentato in Sud Africa, è una combinazione con il Tenofovir, un farmaco antivirale, che garantisce il 39% di copertura al virus fino ad arrivare al 54% in caso di uso frequente.

La durata dell’utilizzo del gel influisce molto nel risultato finale, in un anno riesce a ridurre le infezioni del 50%, dopo due anni e mezzo del 39%. I dati pubblicati dalla rivista Science devono essere convalidati con una terza fase di test che permetterà di riscontrare eventuali controindicazioni.

Lo scienziato sudafricano Salim Abdool Karim ( direttore del centro studi Caprisa) informa che il gel è stato sperimentato su 900 donne, e afferma con orgoglio che per la prima volta, le donne potranno avere uno strumento per tutelarsi dal contagio. Concetto ribadito anche da Michel Sidibe, direttore esecutivo del programma Unaids dell’Organizzazione mondiale della sanità. In Sud Africa, l’uso del profilattico è spesso poco gradito dagli uomini, inoltre, elemento da non dimenticare, le violenze sessuali sulle donne contano numeri altissimi. Offrire una soluzione alla donna è un risultato importante e confortante.

E’ invece di pochi giorni fa, un articolo pubblicato dalla rivista Chemistry & Biology. Un gruppo di ricercatori, dell’Università dei Paesi Baschi, dell’Università Autonoma di Madrid e dell’ Istituto di Chimica Applicata della Catalogna (Barcellona), ha pubblicato i risultati di una nuova ricerca.

La maggior parte dei trattamenti contro il virus HIV si basano sul tentativo di bloccare la replicazione del virus una volta penetrato nella cellula. La nuova ipotesi di lavoro si basa sulla regolazione della fluidità delle membrane cellulari, in modo da evitare la fusione tra la membrana cellulare e quella del virus con cui viene a contatto, quindi l’infezione.

Il gruppo di ricercatori spagnoli ha scoperto una procedura che rende le membrane cellulari più rigide, non permettendo la penetrazione del virus. La cellula si forma quindi una corazza e non può essere attaccata.

Tutti i ricercatori del mondo, tuttavia, denunciano una carenza di fondi causata dalla crisi internazionale. Senza l’appoggio di tutti gli stati, le cure offerte soprattutto nel terzo mondo, sono limitate numericamente. Pertanto i dottori non possono provvedere alla cura di tutti i sieropositivi. La raccolta fondi risulta essere fondamentale, e nonostante i passi avanti ottenuti grazie alla ricerca, le varie organizzazioni in tutto il mondo si vedono diminuire le entrate.





IL BRUCO: CANCRINDUSTRIA di Alessandro Bolognesi

5 08 2010

In Italia da anni ormai i posti di potere vengono affidati, non più a seconda della qualità, della sensibilità, dell’ efficienza e dell’ integrità morale di un individuo, ma a seconda del numero di scheletri che questi ha nell’ armadio, calcolando non i risultati ma il livello di ricattabilità. In questo paese, oltre al nepotismo, al clientelismo, se non sei ricattabile, se non sei controllabile non hai valore. E così ci troviamo sempre più ad avere cariche importanti rivestite da persone che, o dovrebbero stare in galera, o comunque, non dovrebbero avere la possibilità di ricoprire posti di potere.

Emma Marcegaglia, prima presidente donna di Confindustria, era sicuramente, insieme a molti altri, la persona meno indicata per ricoprire questa carica;  Emma, figlia di Steno e sorella di Antonio formano una famiglia ben conosciuta nei tribunali, proprietari di un impero per la lavorazione dell’ acciaio, il gruppo Marcegaglia e’ presente in Italia, in Cina, in Qatar, in Russia, con 50 insediamenti produttivi e quasi 7000 dipendenti, dichiarò nel 2009 che lo scudo fiscale era un male necessario, ma sicuramente, con il suoi 17 conti cifrati all’ estero  fino ad ora intercettati, ha sicuramente beneficiato di questo provvedimento.

Il conglomerato Marcegaglia nel 2009 non ha pubblicato né bilancio sociale, né bilancio ambientale, non si è dotato di alcun strumento, per la valutazione del rispetto dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani. Nel 2008 nello stabilimento Marcegaglia in provincia di Cremona, un operaio ha perso la vita schiacciato da un pacco di tubi d’ acciaio.

Steno e Antonio Marcegaglia sono stati più volte indagati, e in qualche caso, anche condannati tra episodi di bancarotta, illeciti finanziari, turbative d’ asta e corruzione. Nel 2008 Il sostituto procuratore del tribunale di Bari mette sotto sequestro il sito, e blocca i lavori, di costruzione dell’ inceneritore che Ecoenergia SRL, controllata di Marcegaglia Energy, sta costruendo in provincia di Bari(inceneritore dissequestrato dall’ attuale governatore). Nel 2010 a Febbraio Steno Marcegaglia e’ stato messo sotto inchiesta, mentre quattro dipendenti del suo gruppo sono stati arrestati, perché accusati di aver smaltito, illegalmente,  migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi e tossici.

Conti cifrati, evasioni, presunte manomissioni del bilancio, mancato rispetto delle norme sulla sicurezza, sfruttamento, sono tutte cose che non dovrebbero permettere, ad una persona,  di ricoprire cariche di potere, ma qui in Italia, il paese dei contrari queste cose sono all’ ordine del giorno.

Non è moralità o buonismo, e’ semplice buonsenso, quello che spesso nel nostro paese manca, quello che avvalla una vera e propria metastasi che lentamente sta mangiando un intero paese, il nostro, dall’ interno, come un bruco fa con la mela.





IL BUCO di Alessandro Bolognesi

5 08 2010

Questo scritto lo dedico a tutti coloro, che per disinformazione, per pregiudizio o per semplice ottusità, sono ancora convinti che gli sprechi di denaro e la “mala gestione” organizzata siano  esclusiva del sud Italia.

La mia città, Ferrara, che io amo con passione, dalla quale non riesco a separarmi, da vent’  anni sta vivendo un dramma. Una vera e propria emorragia di denaro, una voragine, dove finora sono stati risucchiati montagne di milioni di euro.  Il centralissimo ospedale Sant’ Anna, eccellenza per le malattie all’ ipotalamo, e tra gli ospedali migliori d’ Italia, consegnato alla città nel 1445, trasferito nel centralissimo corso della Giovecca nel 1927, negli ultimi anni,  non riceve più manutenzione né interventi e cade letteralmente a pezzi.

Nel 1988, in base alla legge finanziaria, vennero stanziati a livello nazionale 30.000 miliardi di lire per la costruzione di nuovi ospedali dove ce ne fosse necessità e possibilità.  A Ferrara l’ allora Usl 31 presentò due progetti, uno prevedeva la ristrutturazione dell’ ospedale esistente per una cifra di 70 miliardi, l’ altro, invece, prevedeva la costruzione di un nuovo ospedale per una cifra di 100 miliardi. Il Ministero della Sanità bocciò da subito la ristrutturazione stanziando i 100 miliardi per la costruzione di un nuovo polo.

Nel 1992 si sceglie l’ ubicazione del futuro ospedale, a 12 chilometri dalle mura cittadine, in una frazione: Cona, un luogo lontano da tutto, senza vie d’ accesso, spesso allagato dalle piogge.  Dopo qualche bando viene scelta l’ impresa per iniziare i lavori ed iniziano gli espropri  dei terreni.

I lavori così cominciarono all’ inizio degli anni Novanta; in principio il polo di Cona sarebbe dovuto diventare un ospedale d’ appoggio al sant’ Anna, come tale si cominciò la costruzione,  ma nel 1998 si decise che “Valle della morte”, così viene chiamata, dovesse essere l’unico ospedale della città. La promessa fatta dall’ allora sindaco di sinistra Gaetano Sateriale, di accogliere il primo paziente nel 2003, era sempre più inverosimile. Vengono presentati altri progetti, per costruire un edificio del tutto diverso da quello iniziale,  un polo ospedaliero con 18 sale operatorie, che viene aggiunto all’ altro ancora in costruzione.

Vengono affidate le costruzioni dei reparti a diverse imprese. La Coopcostruttori di Argenta fallirà da lì a poco, lasciando senza lavoro centinaia di operai, e senza stipendio centinaia di famiglie. Il reparto malattie infettive, affidato alla ditta Mazzanti, non fu ultimato, questa dichiarò bancarotta. L’ ordine degli ingegneri di Ferrara presentò un resoconto, secondo il quale, il polo è stato costruito nella zona geologicamente meno indicata, per l’ associazione si tratta di una scelta priva di ogni motivazione. Lì ospedale poi non sarebbe tutto a norma, ma solo la parte costruita dopo la decisione di chiudere il sant’ Anna.

La città perderà il suo ospedale, dove centinaia di persone, arrivano comodamente da ogni angolo della città con i mezzi pubblici e spesso anche in bicicletta, per lasciare il posto ad una struttura già fatiscente prima di essere ultimata, lontano da tutto, nel nulla, dove molto probabilmente inizieranno speculazioni edilizie di ogni tipo, un ospedale che da sette anni doveva essere ultimato, consegnato,  con strade e ferrovia dedicata, ai cittadini ferraresi. Giunte di sinistra susseguitesi, tutte appoggiate dal on. Franceschini, non si prendono nessuna responsabilità in merito del disastro venuto a galla, un buco dove sono caduti quasi 400 milioni di euro ad oggi, per un ospedale che doveva essere operativo, come da ennesima promessa, da due mesi, mentre ancora si trova in alto mare, mentre ancora i pazienti che si risvegliano, ricoverati nel vecchio ospedale, nel reparto di rianimazione si trovano di fronte, quando riaprono gli occhi, macchie di muffa e pezzi di intonaco che cadono per terra. Un ospedale, il Sant’ Anna, con medici ed infermieri bravissimi e preparatissimi che lavorano in una struttura lasciata da vent’ anni allo sbando. Un ospedale ucciso dalla mala politica per fare posto ad un mostro in mezzo al nulla. Nessuno pagherà questo scempio, a parte noi cittadini. In una città dove gli ospedali muoiono e nascono già vecchi.





LA SCOMPARSA DEI MINISTRI Editoriale di Roberta Covelli

5 08 2010

A Bologna sono le 10.25 del 2 agosto. Silenzio commosso. Come ogni anno dal 1980. Quest’anno però nessuno del governo. “Cos’è successo gli altri anni? I ministri li avete fischiati. E allora avete già la risposta al perché non viene nessuno questa volta” spiega La Russa, confermando la paura della contestazione che dimostra l’attuale classe politica. La libertà di espressione è svilita al solo diritto di applauso. E pensare che un tempo, di fronte ad una contestazione, ci fu chi affermò: “Libero fischio in libera piazza”.