Il Tulipano

13 10 2010

Il Tulipano Settimanale

14esima edizione

Lunedì 11 Ottobre 2010





Vivendo il disequilibrio. Come dentro, così fuori

12 10 2010

Ci siamo persi, smarriti da tanto tempo oramai e senza saperlo veramente. Perlomeno non ne siamo consapevoli fino in fondo, è più una vaga sensazione, un disagio collettivo. Non sappiamo bene a cosa attribuire il vuoto dentro che torna a manifestarsi puntualmente. E non ci rendiamo conto che il caos intorno a noi, quello vissuto giorno per giorno, rispecchia esattamente quello che in realtà viviamo anche dentro. I segnali sono evidenti, sia dall’ambiente che fornisce storie disastrose sempre più frequentemente, sia dalla società che, apparentemente civilizzata, in realtà nulla di civilizzato ha. – Una riflessione e un appello.

Tanti anni fa sono stata per qualche mese a Sydney, Australia, con l’intenzione di perfezionare l’inglese. L’università che frequentavo offriva la possibilità di seguire dei corsi condotti da Aborigeni. Ho avuto il privilegio di affacciarmi alla loro cultura, bellissima, profondamente mistica e spirituale, come anche al loro modo di vivere e concepire la vita e l’esistenza stessa. Mi si sono rivelate l’umiltà  e la devozione più totale per Madre Terra ed i suoi esseri, umani o animali che siano. Ho anche visto però cosa comporta perdere la propria base e ridursi allo smarrimento più drammatico, nell’incontrare degli Aborigeni per le strade di Sydney che, troppo spesso purtroppo, cercano di sopravvivere al nostro modo di vivere e che non è il loro, aggrappandosi ad una bottiglia.

Questo è un aneddoto che, a mio avviso, rispecchia molto lo stato dell’umanità in generale, specialmente del cosiddetto “primo mondo”. Il prezzo del nostro “civilizzarsi” è stato alto – se poi ci siamo riusciti e cosa ci ha portato di buono, è un altro argomento. Intanto sono convinta di una cosa: l’insegnamento mistico e spirituale è venuto a mancare con l’andare del tempo, i riti ed i cerimoniali iniziatici – tanto importanti per accompagnare il percorso della crescita del nostro essere che è anche spirituale – non esistono quasi più o comunque non  trasmettono più nulla. E non sto parlando di religione come la predica quella società chiamata Chiesa Cattolica o altri circoli di questo genere che sono questo e nulla di più – dei circoli e delle società.

Privazione con conseguenze fatali

Ci siamo privati, senza rendercene conto, di quelle che erano le nostre fondamenta, il nostro sostegno, che darebbe il giusto equilibrio tra mente ed anima oltre che con il mondo che ci circonda. Il nostro ritmo di vita è frenetico, tante le cose da fare, le distrazioni multiple e apprezzate. Ci aiutano a non pensare troppo a questo disagio che sentiamo. Non ci concediamo nemmeno di ammalarci – bisogna funzionare ad ogni costo, sempre e comunque. Dobbiamo essere attivi, felici, belli ed avere successo quando spesso ci sentiamo vuoti e a terra – anche se quasi mai l’ammettiamo.

Cerchiamo quindi i mezzi per colmare, preferibilmente consumando o lavorando in eccesso, spesso entrambe le cose. Facciamo di tutto, anche se poi, appena consumata una cosa, miriamo subito alla prossima. Nulla riesce ad appagarci veramente e per tanto. Il nostro consumo sfrenato poi ci costringe a fare sempre più per potercelo permettere. Ad esempio adottando il metodo dello sfruttamento e del menefreghismo verso tutti e tutto e ad ogni costo. – Ci manca il rispetto di base sia verso il nostro pianeta, verso ogni essere, verso noi stessi.

Quindi quello che succede nel “micro”, si manifesta  nel “macro”. La Terra da decenni ci mostra la sua sofferenza, il suo limite raggiunto e sorpassato da troppo. Oramai una catastrofe segue la prossima, sempre peggiore della precedente. L’inquinamento ambientale è spaventoso e ci uccide a rate.

La soluzione sta in noi

“Credo che per affrontare le sfide dei nostri tempi gli esseri umani debbano sviluppare meglio il senso di responsabilità universale. Ognuno di noi dovrà imparare  non solo a lavorare per se stessi, per la sua famiglia o la propria nazione, ma per il beneficio di tutti gli esseri umani. La responsabilità universale è la chiave per la sopravivenza umana oltre ad essere fondamento per la pace nel mondo”, ha detto il Dalai Lama recentemente. Le sue parole mostrano un’enorme consapevolezza, vale a dire quella di essere tutti collegati, proprio come un unico organismo. Il nostro pianeta è il corpo straziato, noi particelle di esso, a nostra volta sfibrati.

La soluzione è in noi, nella consapevolezza che il modo in cui viviamo non ci rende felici e non sarà possibile sostenerlo.

Invece di cercare la felicità nelle cose, potrebbe essere il di meno di esse a renderci più felici. Fare qualche passo indietro piuttosto d’incrementare all’infinito. Quando abbiamo meno bisogno di cose materiali, abbiamo meno bisogno di avere risorse materiali. Ciò ci mette a disposizione più tempo. E magari, avendo più tempo, lo useremo per (ri-)guardarci e prenderci cura di noi, ritrovando quella parte mistica e spirituale di cui siamo stati privati. Forse impiegheremo il nostro tempo per stare in silenzio, creando spazi per riflettere di cosa realmente abbiamo bisogno e cosa ci appaga veramente. Sapendo che quella parte di lavoro che abbiamo lasciato, lo farà qualcuno che finora era „dis-occupato“. In questo modo, magari, arriveremo al senso che il lavoro ha: di farci vivere e non di vivere per lui – e che ognuno lavori per vivere degnamente, non per accumulare.

Lo stesso vale per quello che riguarda l’inquinamento ambientale, l’esaurimento delle risorse mondiali, l’ineguaglianza riguardo alla spartizione di esse… La lista è lunga. E tocca sempre gli stessi punti: solo la consapevolezza di ciò che accade dentro noi e fuori e nel vivere il rispetto incondizionato verso tutti e tutto può fare la differenza. Cambiare nel nostro piccolo il modo di comportarci, di vita, di consumo, di partecipazione. Essendo tutti collegati, quando sfruttiamo qualcuno o qualcosa, sfruttiamo noi stessi. Tutto quello che inquiniamo oggi, lo mangeremo o respireremo domani. L’immondizia che buttiamo non si dissolve nel nulla – la troveremo il giorno dopo, ad aspettarci.

‘Heal the world’, salva il pianeta, dice il titolo di una canzone. Io dico invece: Salviamo noi stessi per salvare il mondo.

Maria-Noemi Giallella, Il Tulipano – Zurigo





8x1000xChiesa cattolica – Giovanni Ugo

11 10 2010

“Privilegi ecclesiali nella Santa Repubblica delle banane”

 

Il Parlamento europeo di Bruxells a metà ottobre aprirà una procedura per gli aiuti di Stato alla Chiesa cattolica contro l’Italia, perché questi violerebbero la concorrenza (infatti negli esercizi commerciali, non pagando le tasse la Chiesa è favorita rispetto a chi invece è costretto a dare i propri soldi allo Stato). Il commissario europeo alla Concorrenza Joaquin Almunia crede che “alla luce delle informazioni a disposizione, la Commissione non può escludere che le misure costituiscano un aiuto di Stato e decide quindi di indagare oltre”. Le “misure” sono quelle che attua lo Stato italiano nei confronti della Chiesa. Ovvero. Sugli oltre centomila fabbricati di proprietà della Chiesa cattolica (ospedali, alberghi, scuola private e strutture commerciali), quello che la Ue vuole capire è se siano o no aiuti di Stato, la totale mancanza della tassa Ici (promossa da Berlusconi in campagna elettorale nel 2005 e poi ridimensionata dal governo Prodi riducendo la detassazione totale solo alle attività non esclusivamente commerciali, restrizione che verrà comunque aggirata, inserendo all’interno delle attività esclusivamente commerciali piccole cappelle e chiesette), lo Stato a vita di “enti non commerciali” a tutti i fabbricati, e il pagamento solo al 50% dell’Ires. In attesa della sentenza, ancora molto lontana, chiediamoci il perchè di questo comportamento.

 

Ma prima, vediamo un altro modo con cui lo Stato riesce a dimostrare la propria sudditanza alla Chiesa cattolica. E lo vediamo chiaramente attraverso il malefico meccanismo Santo e statale: l’8×1000.

 

I cittadini, ogni anno, facendo la dichiarazione dei redditi devono scegliere a chi destinare l’8% delle proprie tasse. La maggior parte (per esempio nel 2000 sono stati il 60%) decide di non darla a nessuno. L’inciucio è qui: quello che lo Stato riceve dalla maggioranza che non esprime preferenze viene ridistribuito ai sette principali (in ordine) beneficiari scelti dalla minoranza. In modo che, vista la maggioranza di donazioni alla Chiesa cattolica, i soldi dei contribuenti che non hanno espresso preferenze vadano a finire nelle tasche cattoliche.

 

Tranquilli, non è finita qui. Oltre a questo mega regalo annuale dallo Stato, la Signora Chiesa si permette anche di mentire su ciò che farà con i soldi appena ottenuti. Guardando gli spot in tv sembra che daranno tutto per “l’assistenza ai disabili e agli anziani, il sostegno dei paesi in via di sviluppo, l’accoglienza dei senza tetto” e via blaterando. In verità, secondo i calcoli di Alessandro Capriccioli basati sui dati forniti dal sito della CEI, i fondi vengono utilizzati così (dati del 2005):

  • Sacerdoti € 315.000.000
  • Culto e pastorale € 271.000.000
  • Edilizia di culto € 130.000.000
  • Carità € 115.000.000
  • Terzo mondo € 80.000.000
  • Beni culturali € 70.000.000
  • Fondo di riserva € 3.000.000
  • Totale dei fondi € 984.000.000

Scrive ancora Capriccioli ”ebbene, tirando le somme i risultati sono decisamente sorprendenti, perché il 67% dei fondi ricevuti con l’otto per mille nel 2005, pari alla bellezza di 660 milioni di euro, sono stati destinati a utilizzi che non corrispondono affatto a quelli reclamizzati negli spot televisivi, ma che riguardavano il mantenimento dell’apparato della Chiesa Cattolica, dei suoi dipendenti e dei suoi fabbricati; solo il 33% dei fondi è stato speso per attività in qualche modo corrispondenti agli appelli mediatici sui quali la Chiesa investe tante risorse, probabilmente a loro volta finanziate con l’otto per mille degli anni precedenti “.

 

Ma tranquilli, non è finita nemmeno qui. Perché bisogna anche considerare i pochi soldi che riceve lo Stato, per capire quanto è corrotto e schifoso il medesimo. I dati del 2004 sull’utilizzo dei soldi dell’8×1000 da parte dello Stato italiano sono questi:

  • 44,64% conservazione beni culturali legati al culto cattolico;
  • 24,73% calamità naturali;
  • 23,03% conservazione beni culturali civili;
  • 4,44% fame nel mondo;
  • 3,16% assistenza rifugiati.

 

Come vedete lo Stato riesce a pagare la Chiesa anche con quasi la metà dei soldi che riceve. Eppure a veder il Papa, sorridente sulla sua Papamobile Mercedes-Benz, non ti viene in mente il suo stomaco che brontola perché non riesce ad arrivare alla fine del mese.

 

Ma cosa volete, siamo nella Repubblica delle banane. Anzi, delle Sante banane.

 





Il corpo delle donne – Roberta Covelli

11 10 2010

Aumentano i casi di violenza sulle donne. Una violenza che sembra nascere dalla mercificazione del corpo della donna e dalla sua trasformazione in oggetto: non esiste solo il burqa per far perdere la dignità ad una donna, esistono programmi tv, esistono manifesti pubblicitari, esistono riviste, in cui la donna viene giudicata solo per le sue forme, per il suo corpo. La mercificazione del corpo della donna per imbonire cittadini telespettatori, che si compiacciono nell’osservare le esibizioni allusive di Bélen e nello stesso tempo urlano allo scandalo e alla pena di morte per delitti che forse, in un processo inconscio di menti malate, sono effetto di quelle immagini. Non ho mai amato la cronaca nera, anzi: credo che al di là del dovere di cronaca, dovrebbe avere uno spazio minimo nel palinsesto dei tg. Per questo mi vergogno un po’ nel chiedermi chi abbia ucciso Sarah Scazzi. Certo, la ragazza è stata uccisa dallo zio, un mostro, un orco. Ma non solo dallo zio. Sarah Scazzi, come tante altre, è stata uccisa anche dalla concezione della persona come semplice corpo: e se ci si rifiuta di vendere il proprio corpo, lo zio mostro annulla la persona, perché corpo e persona sono la stessa cosa, o almeno così, inconsciamente, ci insegnano. E Sarah Scazzi è stata ancora una volta uccisa, come tanti altri bambini e ragazzini, dal “gusto della lacrima in primo piano”, che cominciò con l’interminabile diretta di Vermicino fino ad arrivare al delitto di Cogne. La televisione possiede le lacrime dei parenti, le opinioni dei vicini di casa, le rivelazioni degli amici. La televisione scatena e pubblicizza il dramma umano. La televisione causa l’idea perversa dell’annullamento della persona in luogo del solo corpo, della sola esteriorità, per poi approfittare dell’effetto di questo meccanismo, attraverso la vendita della tragedia. Prima mercifica il corpo, poi le lacrime.





Il popolo dei lavoratori umiliati – Giovanni Ugo

11 10 2010

“Lavoro? Ma non fate i comunisti”

E’ la solita vecchia storia della lotta di classe, sono i soliti operai comunisti che fanno casino.

Oppure no?

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” Seh. Magari. Quante ne spara la nostra Costituzione “cattocomunista” (così l’ha definita B. il 9 maggio scorso)! Però la Costituzione è la legge fondamentale dello Stato e va rispettata. Seh. Magari. Secondo B. “con queste leggi è un inferno governare” e la Costituzione, e in particolare l’articolo 41 “danneggiano la libera imprenditorìa”.

Le possibili traduzioni dal linguaggio arcoriano sono:

–                    Che palle questa Costituzione, non posso nemmeno annullarla con un decreto

–                    Ma cribbio! La finiamo con queste regole superiori che non mi fanno fare quello che voglio?

–                    Voi siete sudditi, io il capo. Decido io, altro che leggi fondamentali

–                    Fatica tua, soldi miei

C’è anche una minoranza di studiosi che accetta la traduzione: “sgobba sporco plebeo, mentre io navigo nell’oro. E non provare ad aprire bocca o ti licenzio!”.

Soffocano i diritti, annientano i lavoratori. Ma con lavoratori non intendo gli alti imprenditori, non  intendo i dirigenti, non intendo quelli che siedono su poltrone di ciliegio da 1000 euro; intendo quelli che, con 1000 euro, devono arrivare a fine mese. Quegli operai onesti, quegli operai che fanno i salti mortali a suon di doppi turni pur di dare una vita decente alle proprie famiglie, quegli operai che lavorano giorno e notte, non per la macchina nuova, ma per il pane quotidiano.

E, vedendo la situazione disumana in cui versano moltissime famiglie italiane, il Governo del fare si mette in moto, il Governo del fare agisce. Il Ministro Tremonti, operaio di vecchia data, dice che “robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci”. La 626 è una legge del ’94 che è stata assorbita nel Testo unico presentato dal Governo Prodi e approvato il 15 maggio 2008. Questa legge è una legge importante per la sicurezza sul lavoro, per la tutela delle aziende e soprattutto dei lavoratori, perché permette di attuare politiche “premiali” verso le aziende che hanno un occhio particolare per la sicurezza dei propri operai. No, la sicurezza è un lusso che non “possiamo” permetterci. E poi, caro ministro, lei può permettersi quello che vuole visto che non è lei che si spacca la schiena per uno stipendio da fame e non è lei che rischia la vita sul proprio posto di lavoro. A lei, caro ministro, al massimo le fa un attentato un fantasma, stile Belpietro.

Il Governo del fare agisce, attraverso il periodico di regime, Panorama, attaccando i tre operai di Melfi che, non reintegrati come ha stabilito il giudice il 9 agosto con scadenza per il 23 agosto, hanno avuto il coraggio di indignarsi. Hanno avuto il coraggio di denunciare. Arriva Panorama e loro diventano eroi bugiardi e sabotatori, il giudice, stupido e comunista.

E con la ventura finanziaria arriverà la deregulation più selvaggia mai vista in Italia, con regali alle aziende, dal precariato al diritto di sciopero.

“Lavoro! Diritti! Lavoro!”, urlavano quei vecchi operai comunisti.

“Lavoro! Diritti! Lavoro!”, urlano i giovani precari.

Giovanni Ugo, Il Tulipano – Pesaro





Paura e delirio a Montecitorio – Luca Gianantoni

11 10 2010

Un paese in cui non vengono mai fatte distinzioni è un paese quantomeno strano. Non parlo delle distinzioni che in Italia si verificano puntualmente ogni giorno in migliaia di situazioni e che non dovrebbero verificarsi, ovvero quelle che riporta la nostra carta costituzionale all’articolo 3, riguardanti la pari dignità sociale e l’uguaglianza davanti alla legge per sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali dei cittadini (distinzioni che non riguardano il nostro amato premier notoriamente di provenienza Kryptoniana) ma di quelle che dovrebbero scaturire dal percorso logico della classificazione delle informazioni a seconda della loro rilevanza. Questo semplice passaggio di impulsi che nel mondo regola la normale attività quotidiana, trova sconcertanti intoppi nella mente di molti osservatori socio-politici nonché giornalisti dello stivale. Andiamo ad esaminare alcuni casi. Il più eclatante è senza alcun dubbio quello che va a colpire la corteccia cerebrale di tutti quei giornalisti che vengono assunti dai quotidiani “Il Giornale” e “Libero”. Questi individui, una volta colpiti dal misterioso “morbo”, non riescono più a reagire in base alle sollecitazioni che provengono dall’ambiente esterno, di conseguenza, non riescono a valutare l’importanza dell’informazione acquisita, contaminando anche gli ignari lettori che assumono le sembianze di esseri liberi di contenuto, imbottiti quotidianamente di monnezza informativa. Quando, ad esempio, giunse all’orecchio dei suddetti la notizia che la seconda carica dello stato, il presidente del senato onorevole Schifani, era (ed è tutt’ora) indagato per concorso esterno in associazione mafiosa dopo le rivelazione del pentito Spatuzza e del pentito Campanella, entrambi ritenuti attendibili, gli individui con fare inimmaginabile tralasciarono la notizia sguinzagliando invece dei “segugi” a Montecarlo per andare a capire di chi fosse la proprietà di una casa di 60 mq, venduta molti anni prima dal tesoriere del partito di Alleanza Nazionale e ceduta al partito da una facoltosa contessa, (la Serbelloni Mazzanti Viendalmare credo) ,casa di cui si sospetta la proprietà da parte del cognato dell’allora segretario del partito Gianfranco Fini ora presidente della camera. Il fatto della mancata pubblicazione della notizia di Schifani avrebbe potuto assumere le sembianze di una gaf giornalistica se non fosse che gli stessi hanno tralasciato, negli anni, di pubblicare notizie come la corruzione conclamata di un avvocato da parte dell’attuale Presidente del Consiglio, l’utilizzo di ben 64 società offshore per lo smistamento di fondi neri e per il pagamento di ingenti tangenti di quest’ultimo nonché gli innumerevoli falsi in bilancio da lui commessi. Altri casi di inequivocabile disturbo neuro-cognitivo stanno dilaniando però il nostro paese. Come non citare quello dei giornalisti del Tg 1 che alla condanna in appello per concorso esterno in associazione mafiosa di un parlamentare, certo Dell’Utri Marcello, conosciuto ai più come amico di Jimmy Fauci, hanno anteposto notizie delle più disparate che fluttuano inconsideratamente dalla super medusa di 3,5 metri scoperta nell’adriatico al modo con cui curarsi con le feci del proprio cane. Possiamo cogliere fior da fiore parlando del più famoso quotidiano nazionale, il Corriere della Sera, anche questo inesorabilmente colpito dal misterioso male, a tal punto da far sostenere a venerati editorialisti che è giusto non ascoltare le conversazioni dei criminali perché si sarebbe venuti meno al principio della privacy. Anche il più scettico di voi lettori sarà ora convinto, come me, che occorre individuare un rimedio medicale e allertare la comunità scientifica mondiale ma per quei pochi cocciuti che rifiutano l’idea, pongo sulla bilancia i recenti casi che hanno coinvolto le personalità politiche. L’onorevoleCosentino, sulla cui testa pende un mandato di arresto per Camorra, ha ricevuto dal parlamento il regalo di veder bloccato l’uso delle intercettazioni inerenti al suo processo e pensate, dai banchi della camera si sono addirittura levati scrosci di applausi verso colui che dovrebbe essere in questo momento al gabbio per rapporti d’affari e non solo, con quello che è uno dei più feroci clan mafiosi al mondo. Ancora non basta? L’onorevole Fini e i suoi compagni dopo aver affermato che l’attuale Presidente del Consiglio e i suoi compari li avrebbero colpiti con azioni di dossieraggio e killeraggio mediatico hanno votato a quest’ultimi l’assoluta fiducia che secondo la nostra costituzione occorre per votare la fiducia ad un governo nel momento in cui la richiede. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi ha portato a scrivere questo accorato appello è però caduta giovedì sera. Durante il programma Annozero il sottosegretario Santanché, ha affermato: “In quale paese un presidente della camera che mente rimarrebbe al suo posto?” nulla da eccepire ma naturalmente trovandoci in Italia e non in Svezia e quindi in un paese dove quando parla il primo ministro per capire cosa abbia voluto dire realmente si deve scartare il 99% del discorso perché sono solo e semplicemente balle, il delirio della signora è facilmente isolabile dal contesto se non fosse che pochi minuti dopo si è messa pure a gridare ripetutamente ad un integerrimo ex magistrato, l’onorevole De Magistris che è un mafioso. La realtà raccapricciante che sta oscurando la coscienza di questo paese dovrebbe indurci, se non alla fuga, quantomeno alla ricerca di una cura.

Luca Gianantoni, Il Tulipano – Roma





Intervista a FRANCA CORRADINI – Ilenia Rauso

11 10 2010

Questa settimana proponiamo un’intervista a FRANCA CORRADINI, blogger attiva e battagliera (http://ascuoladibugie.blogosfere.it), Direttore Amministrativo presso l’ Istituto di Istruzione Superiore  “Piero della Francesca” di Arezzo, amministratrice della pagina Facebook “A fianco dei precari della scuola in sciopero della fame”. Con lei vogliamo parlare di scuola e di precariato in Italia, oggi.

1 ) Cara Franca, qual è la situazione della scuola oggi, a poche settimane dall’avvio dell’anno scolastico?

La situazione è assolutamente disastrosa : si va dai tempi-scuola contratti a causa della mancanza di personale collaboratore scolastico che garantisca l’apertura delle scuole entro certe fasce orarie, alla mancanza di materiali di consumo per lo svolgimento delle attività didattiche ( e non solo..manca la carta igienica nei bagni !!! ), al sovraffollamento delle classi che in certi casi superano abbondantemente il numero di 30 alunni per aula (con problemi legati anche alla sicurezza). In apparenza sembra che le cose continuino a funzionare, solo grazie ai grandi sforzi e al grande impegno del personale in servizio, come accade al personale ATA che in alcuni casi presta servizio per oltre 10 ore giornaliere…..

2)Quali sono le conseguenze più sostanziali della Riforma Gelmini nel mondo del lavoro a scuola?

Parlare di riforma è forse troppo. Anzi è troppo .
Si tratta di una vera e propria operazione economica di risparmio di denaro pubblico.
Per gli effetti a breve termine si parla di tagli di personale, riduzione delle ore di lezione, riduzione delle ore di laboratorio professionalizzanti, riduzione ( quasi azzeramento in due anni ) delle risorse per il funzionamento didattico ed amministrativo minimo ecc.
L’ effetto a lungo termine è la distruzione della scuola pubblica a favore della scuola privata, che continua a ricevere finanziamenti ancorchè siano incostituzionali. Peraltro, per onestà di cronaca , va detto che che il precedente Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, aveva quasi raddoppiato la consistenza di questi contributi e molti provvedimenti della Gelmini erano  già stati abbozzati dal Ministro Fioroni.
Insomma nessuno fino ad ora ha mai avuto a cuore veramente la salute della scuola.

3)Cosa significa essere “precari della scuola” ?

Significa esser “fidanzati” con lo Stato, in attesa di un matrimonio che non avverrà mai. Cioè rimanere disponibili ad accettare un’assunzione anno per anno, rinunciando ad altre proposte lavorative, con la promessa, spesso mai mantenuta, di un contratto di lavoro definitivo.
Il tutto senza sapere dove si andrà a prendere servizio, in barba alla tanto sbandierata continuità didattica .
I precari sono veri e propri Sedotti ed Abbandonati.
La scuola in questi anni è andata avanti grazie a questi “fidanzamenti” e a queste persone che hanno votato la propria vita (tempo, energie, denaro per aggiornarsi e per studiare ) nella speranza di un lavoro certo, di fatto facendo funzionare una scuola che ha potuto sopravvivere proprio grazie al precariato.

4)Come sta reagendo il Governo Berlusconi davanti alle proteste, ai presidii, ai sit-in di coloro che dissentono?

Assolutamente indifferente, in particolare il ministro Gelmini che sembra avere il freddo nella mente e nel cuore.
Non ho mai visto un ministro così autistico , così insensibile al grido di dolore che arriva da tutto il mondo della scuola, genitori compresi.
Non si sforza nemmeno di fingere.
Voglio sottolineare anche l’assoluta incompetenza tecnica di lei e del suo staff di lavoro.
Incompetenza che trasuda dalle sue circolari e da quelle dei burocrati a lei legati.

5)Cosa spinge una persona a decidere di privarsi del cibo e fare lo sciopero della fame?

La disperazione.
Mi hanno colpito le parole di Pietro di Grusa, uno degli scioperanti palermitani che insieme ad altri precari della scuola ha presidiato per alcuni giorni Montecitorio. Ha dichiarato di fare lo sciopero della fame perchè comunque sarebbe morto di fame nel momento in cui fosse rimasto senza stipendio. Ricordiamoci che molti precari, al contrario di quanto si possa immaginare, spesso sono persone adulte, con famiglia e figli alle spalle.

6)Quanto si sentono tutelati i precari dai sindacati o dall’Opposizione di Governo? Hanno delle garanzie o solo promesse inconsistenti?

Pochissimo, tanto che le iniziative di lotta di questi ultimi tempi sono nate dal basso, auto-organizzate o organizzate con il supporto del web.
I sindacati non si sforzano nemmeno di fare promesse  e non trovano ( o meglio, non voglionotrovare ) unità tra di loro nell’organizzare le lotte.
E il motivo a mio parere è semplicissimo : il precario che sta per perdere lavoro non è una possibile tessera……… ( tra le altre cose si sappia che i distacchi sindacali si basano sul numero di tessere… )

7)Quali sono le speranze e le prospettive per i giovani che volessero diventare insegnanti, docenti, professori? Cosa ti senti di consigliare loro?

Le prospettive sono tutt’altro che rosee, la confusione regna sovrana su quali saranno le regole future per la formazione ed il reclutamento , che fino ad oggi avveniva attraverso l’inserimento nelle graduatorie.
Anche nel mio blog ( http://ascuoladibugie.blogosfere.it/ ) , dove si affacciano numerosi giovani in cerca di suggerimenti, io dico sempre <<studiate e fate solo ciò che corrisponde alle vostre esigenze intellettuali, seguendo le vostre inclinazioni naturali. Fate ciò che avreste fatto a prescindere dalla speranza di un posto di lavoro nella scuola. Non sprecate soldi,tempo ed energie in avventure che non diano certezze.
E soprattutto ricordatevi sempre di quanto sta succedendo, anche quando andate a votare … >>
E speriamo, se tutti lo vogliamo fortemente, che le cose cambino e che la scuola , finalmente ( non lo è mai stata ! ) diventi la palestra dove si allenano e crescono i cervelli che faranno il futuro dell’Italia…
Un’ Italia migliore, ovviamente !

Ilenia Rauso, Il Tulipano – Imperia