CC intestato a Giorgio Pagano

11 11 2010

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Cartoline e lettere al carcere per Nicola Pagano

10 11 2010

a cura del Tulipano

Nicola Pagano è rinchiuso in carcere per scontare una condanna a 4 anni per detenzione e spaccio di stupefacenti, attività che intraprese per aiutare il fratello malato di distrofia per sostenere le spese delle cure mediche di cui il fratello Giorgio è bisognoso. Giorgio è rimasto solo e l’unico contatto che gli è rimasto è prendere il treno per andarlo a trovare oppure inviarsi lettere. In questo momento Giorgio è a Roma e la comunicazione tra i due non è possibile, o almeno non nell’immediato. Come potete leggere dall’articolo che segue e dalla lettera originale, in questo momento per Nicola ogni semplice lettera ricevuta o ogni qualsiasi piccolo gesto ha un peso importantissimo. Il suo momento difficile è aggravato dalla incapacità viste le sue condizioni di poter aiutare il fratello che ama tantissimo a cui è impossibile un contatto. Facciamoci sentire. Mandiamo una cartolina o una lettera dalle nostre città, e se volete comunicateci il vostro nome e la città da cui avete spedito. Sarebbe bello che questo elenco sia davvero lungo e che gli arrivi provengano da tutta Italia. Insieme tutto è possibile.

Appena inviata la cartolina a

PAGANO NICOLA

CASA CIRCONDARIALE

VIA DEI MACELLI 13

51100 PISTOIA PT

puoi scriverci a redazioneviolantino@gmail.com e noi aggiorneremo a Giorgio i risultati

Nicola Pagano, l’altra metà del dramma di Giorgio

a cura di Loredana Reina

La storia di Giorgio e di suo fratello Nicola è uguale a quella di tanti altri fratelli cresciuti insieme,tra i due c’è un solo anno di differenza,ragazzi che fin da piccoli hanno condiviso tutto,un legame,il loro,fortissimo. A spezzare,ma solo fisicamente,questo rapporto irrompe prepotente la malattia di Giorgio. Nicola,con la speranza di poter aiutare il fratello a pagarsi una costosissima cura a Boston,compie un gesto disperato e comincia a spacciare droga. Sfortunatamente il 13 giugno di quest’anno,Nicola viene fermato dalla Polizia di Pistoia e trovato in possesso di un chilo di hashish con 50 grammi di principio attivo. Scatta per lui l’arresto immediato. Da quel momento anche la vita di Giorgio si complica ulteriormente. Nicola è infatti l’unico sostegno del fratello. Giorgio comincia uno sciopero della fame che porterà avanti per ben 20 giorni nella speranza di poter parlare con il giudice che si occupa del caso. Arriva persino ad incatenarsi e a dormire fuori dal carcere ogni sera. Sospende anche l’assunzione delle medicine. Ha un malore e viene ricoverato in ospedale,ma li,sempre per protesta,rifiuta le cure. In questa prima fare,Giorgio scrive a tutte le istituzioni,compreso il Presidente della Repubblica Napolitano e il Ministro della Giustizia Alfano. Lo stesso ministro rifiuterà anche un incontro privato. A settembre,Nicola viene processato. Il Pubblico Ministero chiede una condanna severissima,10 anni. A settembre,la condanna definitiva a 4 anni e 8 mesi. L’avvocato che assiste Nicola,il Dottore Franchi Felice,trova una comunità dove far scontare la pena del suo assistito. Ma,non si sa per quali motivi,il giudice nega questa possibilità. Una settimana fa Nicola,per protesta,inizia lo sciopero della fame. Alla sofferenza interiore si aggiunge anche quella fisica. Ma Nicola non intende mollare,sa di essere l’unica persona rimasta al fratello.
Non chiede la cancellazione della pena. Sa di aver sbagliato. Ma ha sbagliato perché mosso dalle intenzioni migliori per aiutare il fratello. Chiede solo di poter scontare la pena in una comunità. Non potendo dare voce a Nicola,lasciamo che a parlare per lui sia la lettera scritta dal carcere al fratello,lettera dalla quale traspare tutto il dolore e la rabbia





L’OPA DI FINI

10 11 2010

a cura di Antonio Cabitza

Come un navigante in mezzo al mare del PDL in tempesta ormonale, dotato di scialuppa di salvataggio portata in dote al Love-boat della destra italiana, il presidente della camera G. Fini raccoglie i naufraghi onorevoli che hanno scelto di abbandonare le schifezze dei festini a luci rosse e del degrado istituzionale.


All’ex segretario di AN  dobbiamo riconoscere dignità e fermezza, dopo aver subito linciaggi e minacce per aver criticato l’uso distorto e privatistico dello stato e del parlamento, ed  essere stato cacciato con procedure e metodi autoritari dal partito che ha contribuito a fondare.

La scialuppa finiana si è messa a galleggiare e raccoglie i vari pacchetti azionari della ex “invicibile armada” del consenso berlusconiano. Ora 30, poi 40 e domani 50 e oltre deputati e senatori.

Questa macchina del consenso delle aziende del premier, i suoi media, le occupazioni istituzionali oltre i ricatti ed i corrompimenti del premier, è ancora molto forte ed invasiva.

Ma si ritiene che abbia esaurito la sua carica dirompente e propulsiva nel gonfiare a dismisura il suo enorme potere e l’abnorme conflitto di interessi in contrasto alla sua carica e la missione a tutela degli interessi collettivi.

Ora è indebolito e può solo gridare al complotto, minacciare ritorsioni, invocare protezioni criminali che hanno contribuito alla sua ascesa. Non può andare oltre. E’ incapace di espandersi perché ha tagliato i ponti con la legalità, la moralità e la solidarietà. Non può contare su alcuna credibilità per assumere un impegno di costruzione del Patto per la Competitività per far uscire dalla crisi il nostro paese. Tutte cose, ormai, che in bocca al premier farebbero ridere i polli. Sono rotti o ridotti ai minimi termini i rapporti con la Chiesa, la Confindustria e le Cancellerie del mondo.

Dunque, se una nave non riesce a dirigersi verso un porto, un qualunque faro nella notte, è evidente che sarà destinata a restare esposta ad ogni burrasca ed esaurire il suo carburante.

Sballotterà e dovrà trovare qualche ormeggio prima di schiantarsi fra gli scogli. Molti suoi occupanti già si buttano in mare con la speranza di trovare un salvagente.

La scialuppa Fini è diventata una barca. Sta per diventare una nave. Promette ai suoi naufraghi sostenitori la terra promessa, un approdo sicuro.

Quello della destra europea laica, legalitaria ed interclassista. Molti di questi tratti identitari e valori sono stati precocemente abbandonati anche se nel continente europeo costituiscono la caratteristica egemone e competitiva alla sinistra, la quale non si decide a rappresentare degnamente la propria base accogliendo le loro istanze di giustizia sociale e di redistribuzione del reddito nazionale, troppo sbilanciato verso i ceti benestanti.

Potrà essere uno schieramento di destra e di massa, che può contare su alleati forti e influenti quali Cameron, Merkel e Sarkozy per limitarci a leaders che governano gli stati-nazione che tracciano le linee guida della Comunità Europea. I quali sono stanchi di vedere l’Italia dentro una bolla godereccia e declinante come partner commerciale e che da parecchi anni ha abdicato al suo ruolo di costruttore dell’Europa.

La sinistra non si illuda se pensa che “Futuro e Libertà” possa convergere nelle strategie di Bersani.

Fini lavora per sè, cosciente della sua storia e consapevole che deve operare una profonda pulizia dal marciume illegale e triviale dei sultanati arabi importati nelle ville berlusconiane.

Quando avrà raccolto sufficienti munizioni e alleati, solo allora,  lancerà un’OPA.

 





Il leghismo che fa acqua

10 11 2010

a cura di Valerio Barnaba

A dirlo è il governatore Zaia stesso: “il Veneto è in ginocchio, serve l’aiuto di tutti“. E purtroppo l’amara constatazione del governatore leghista è aderente alla gravità della situazione: gli allagamenti sono estesi, i danni sono ingentissimi (nell’ordine delle svariate centinaia di milioni di euro) e anche la macchina degli aiuti e della gestione dell’emergenza da parte della Protezione Civile è in evidente difficoltà. Inoltre, i nuovi bollettini metereologici preannunciano già in queste ore nuove importanti precipitazioni e il rischio di una seconda ondata di piena da parte dei maggiori corsi d’acqua della regione, che andrà inevitabilmente a sommarsi a quella ancora non del tutto passata, aumentando e procrastinando i disagi.

Un quadro indubbiamente difficile, ma che oltre ad essere conseguenza diretta di una tempesta metereologica per altro annunciata, è anche al contempo causa di un’altra bufera di natura strettamente politica, tutta incentrata sulla Lega e soprattutto su Zaia.

Il governatore oggi tuona contro la “sottovalutazione a livello nazionale” del maltempo, ma dimentica alcune sue dichiarazioni di pochissimi mesi fa: “chi fa le previsioni del tempo in televisione e mette il dito sul Veneto, pensi dieci volte prima di dire che piove“, poichè “Il problema è che le previsioni si fanno con troppa superficialità. Noi che viviamo qui sappiamo che c’è differenza di bel tempo o brutto tempo, passando da Trieste a Venezia piuttosto che da Chioggia. Con previsioni fatte male i danni al turismo, la prima industria della Regione, sono incalcolabili“. Dichiarazioni di fine-estate che pur nella loro “miopia” (un’adeguato servizio di monitoraggio, aggiornamento e di allerta metereologica è INDISPENSABILE per territorio “fluviale” come quello veneto), forse sono state esattamente recepite ed applicate da chi di competenza: oggi infatti molti cittadini delle zone colpite puntano il dito proprio sulla scarsa informazione ricevuta dalle istituzioni competetenti e sulla scarsissima mobilitazione preventiva.

Oggi il Veneto versa indubbiamente in condizioni difficili e lo stato di emergenza da calamità naturale è stato già indetto dal Cdm, che ha immediatamente stanziato 20 milioni di euro per le prime emergenze. Un atto doveroso della vituperata “Roma ladrona”, a cui inoltre si affianca la macchina della solidarietà attivatasi in vario modo inOGNI REGIONE del paese. Ma questo non può non indurre inevitabilmente una riflessione: cosa dichiarava Zaia neppure pochi mesi fa riguardo alle altre emergenze del paese, passate e presenti?  In primavera ad esempio, In piena campagna elettorale dichiarava testualmente che “sul fronte dei rifiuti la Campania si deve arrangiare ed è scandaloso che sia intervenuto l’esercito. Io difendo i veneti e la spazzatura ognuno se la deve tenere a casa propria“. Un’affermazione tra l’altro utile solo a fini propagandistici ed elettorali, perchè all’epoca la gara per lo smaltimento dei rifiuti campani era rivolta alle imprese interessate, non alle regioni. Parlando del sisma abruzzese, celebre fu anche la sua visita ai terremotati di Onna nelle vesti di Ministro dell’Agricoltura, così come la raccontò la allora Presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane: “Arrivò in elicottero, tenne un brevissimo discorso davanti alle telecamere convocate sul posto e ripartì immediatamente verso Roma senza neppure dare un’occhiata al campo degli sfollati a pochi metri di distanza, o al paese stesso ridotto dal sisma in un cumulo di macerie“. Sempre nelle vesti di Ministro dell’Agricoltura, anche se sempre impegnatissimo a saltellare da una sagra del vino all’altra, Zaia è stato anche colui che da un lato si è costantemente rifiutato di parlare con i rappresentanti sindacali degli agricoltura meridionale ridotta allo stremo, mentre dall’altro presenziava direttamente alle iniziative di quei 1000 allevatori settentrionali che continuano tutt’oggi a non pagare le quote-latte, costringendo l’intero Paese a pagare invece multe salatissime alla UE dell’ordine di svariate decine di milioni di euro (soldi che oggi farebbero sicuramente comodo anche per gestire l’emergenza in atto). Zaia, per la cronaca, è anche il governatore che ha affermato convintamente: “Si al nucleare, ma non nella mia regione“.

Il punto, in pratica è questo: il Veneto, in quanto territorio italiano in palesi difficoltà, ha diritto di avere tutto il supporto nazionale necessario e anche solo pensare che Zaia e i veneti debbano “arrangiarsi” in quanto “leghisti” è sbagliato e fuori luogo. La solidarietà non si può mai negare a nessuno proprio in virtù del fatto che NON ci si può comportare come il peggior leghismo ha sempre egoisticamente professato. Ma eguale spirito di solidarietà e di aiuto andrebbe applicato anche ad esempio per le tante emergenze locali che hanno interessato recentemente altre regioni, oppure per l’onnipresente questione-rifiuti della Campania. Emergenze tutt’ora vigenti sulle quali amministratori leghisti come lo stesso Zaia hanno saputo spendere solo polemiche e attacchi gratuiti. Ed è proprio qui la sostanza di tutto questo lungo discorso: per assurdo, che tipo di assistenza potrebbero ricevere i cittadini veneti ora in difficoltà, se oggi la fantasiosa “Padania libera” del Governatore Zaia e di Bossi fosse già una triste realtà? Come si potrebbe far fronte alle calamità naturali e alle tragedie su larga scala, senza quel principio fondamentale della solidarietà nazionale? Peggio ancora: chi aiuterebbe oggi il Veneto leghista, se anche le altre regioni adottassero le stesse egoistiche politiche autoreferenziali che sono alla base della vuota retorica leghista?

In questa immane tragedia d’acqua, l’unica vera fortuna del governatore Zaia (con la sua vuota ipocrisia), degli imprenditori  (come quelli vicentini che minacciano stupidamente di non pagare le tasse senza adeguati aiuti) e della popolazione con tutti i suoi disagi, è solo l’esistenza di un’Italia ancora non “leghistizzata”, che non volterà le spalle e non rimarrà indifferente. Ma quanti di quel 65% di elettori veneti che si identifica nelle politiche della Lega Nord, hanno preso una minima consapevolezza di questa cruda verità?

Sarebbe doveroso anche fare qualche riflessione riguardo alle responsabilità politiche di tutte queste catastrofi idrogeologiche per altro ampiamente previste e prevedibili. Certamente questa situazione in Veneto non si può imputare alle sole uscite infelici del neo-governatore Zaia, ma è un fatto che questo paese è governato dall’asse Berlusconi-Lega Nord praticamente da 16 anni, e con politiche ambientali che sono note: un azzeramento lento ma costante del budget previsto per la messa in sicurezza del territorio e, proprio all’indomani dei disastri veneti e campani, una ulteriore sforbiciata del 60% per i fondi a disposizione del Ministero dell’Ambiente proprio nell’ultimissima Finanziaria. In compenso, le sanatorie, i condoni, le depenalizzazioni che hanno portato ad un abusivismo dilagante anche nel ricco Nord, non sono mai mancati.

Il motto dice che “Errare è umano, ma perseverare…”

In ogni caso, l’acqua lentamente fluirà via, probabilmente gli aiuti necessari arriveranno (almeno al Veneto), anche le polemiche progressivamente si stempereranno e presto la prepotenza, l’inconsistenza e l’incorenza di certi verdi personaggi torneranno ad avere la meglio nell’opinione delle masse, che come è noto, hanno la memoria forse troppo corta. L’unica cosa che continua inevitabilmente a fare acqua è il leghismo ideologico ed applicato. Ma in questo caso, la verde diga di ipocrisia finora sapientemente puntellata con populismo, intolleranza, slogan e l’ormai decadente ala protettrice berlusconiana, comincia a mostrare i primi segnali di un futuro inevitabile cedimento.





L’ISOLA CHE NON C’ERA

9 11 2010

Il dietro le quinte dell’unico reality “reale”, purtroppo.

a cura di     http://www.isoladeicassintegrati.com


“L’isola dei cassintegrati. L’unico reality REALE, purtroppo, dove nessuno è famoso, ma tutti sono senza lavoro. Trincerati in un’isola simbolo della più grande Sardegna ormai in crisi profonda, alloggiati in celle non peggiori delle sbarre che governo, regione ed Eni hanno messo loro davanti. Nessuno yacht, billionaire e soubrette su quest’isola, solo la cruda verità di una politica che non dà risposte, e di una società a controllo statale – ENI – che persegue i propri scopi aziendali passando sulle vite di migliaia di famiglie. E, non ultimi, un gruppo di operai coraggiosi che lotta per i propri diritti”

 

Con questa descrizione Michele Azzu, figlio di uno degli operai in cassa integrazione della Vinyls, presentava su Facebook la protesta che avrebbe rivoluzionato la contestazione operaia in Italia. Alcuni lettori non conosceranno la storia, altri ne avranno sentito dire solo di sfuggita, ma sono sicuro che la maggior di voi leggendo il nome L’isola dei cassintegrati saprà esattamente di cosa stiamo parlando. Come tutti i grandi avvenimenti, anche questo segna un prima e un dopo nei cuori di chi lo ha vissuto. A beneficio dei meno informati facciamo un passo indietro per raccontare dove, quando e come ha origine questa originale lotta operaia del nuovo millennio.

 

Si tratta stata senza dubbio della protesta più famosa del 2010, l’unica ad essere raccontata in diretta sul web. La sola ad essere riuscita ad approdare nei salotti delle trasmissioni televisive più importanti del Paese partendo da un gruppo facebook e un blog. Il reality “reale” nasce il 25 febbraio, quando un gruppo di operai della petrolchimica di Porto Torres in cassa integrazione da mesi decide di occupare l’isola dell’Asinara. “Se Simona Ventura fa l’isola dei famosi, noi allora facciamo l’isola dei cassintegrati!”, dice uno di loro scherzando, ma con un occhio al mare. E quella battuta, inizialmente accolta da fragorose risate, finisce col sedurre le menti degli operai. Perché no? In fondo si è pronti a giocarsi il tutto e per tutto qua c’è di mezzo il proprio posto di lavoro.

Inaccessibile al pubblico fino al 1999, l’Asinara è stata per circa quarant’anni il carcere di massima sicurezza più temuto da mafiosi e terroristi. Adesso è un parco naturale ma le strutture dell’ex prigione sono ancora lì, pronte ad alloggiare i nuovi inquilini. Non assassini, stupratori o ladri, ma uomini a cui è stato sottratto un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione: il lavoro.

 

E se quelle sbarre non sono la cornice adatta a persone oneste e incensurate poco importa, questi uomini stati disposti a tutto pur di distruggere il muro di indifferenza che è stato innalzato davanti al loro problema. La scelta estrema di lanciarsi in questa parodia arriva infatti dopo mesi di lotte: le hanno provate davvero tutte: dall’occupazione dell’aeroporto di Alghero, fino a bloccare la 131, o incatenandosi ai cancelli dei serbatoi dell’Agip per lasciare mezza isola senza benzina. Si è ricorsi ormai a tutte le tradizionali forme di contestazione operaia e ciò nonostante le loro grida di protesta erano sempre state spente dal silenzio che li circondava. I giornali regionali parlavano di loro per un giorno o due ma le testate nazionali li avevano da sempre ignorati. Perché quello che succede in Sardegna a volte è troppo lontano, poco importante.

 

Ma al loro sbarco sull’isola non c’è nessuno a riprendere quel reality. La notizia non sarebbe mai uscita dai confini costieri se non fosse entrato in gioco un fattore inaspettato per gli operai: il web. Michele Azzu, figlio di uno dei cassintegrati di Porto Torres, dopo aver letto dell’occupazione in internet pensa che potrebbe fare qualcosa per sostenere la lotta. Suo padre non è sull’isola e lui è musicista professionista a Londra, ma con una buona idea e molta intraprendenza le distanze non sarebbero state determinanti. Il 27 febbraio Michele crea il gruppo Facebook “L’isola dei cassintegrati”.

Ad aiutarlo in questa impresa Marco Nurra, un amico d’infanzia che vive a Madrid, dove svolge il praticantato come giornalista nella redazione del quotidiano El Mundo. Grazie al passaparola e all’impegno nel promuovere l’iniziativa sul web il gruppo cresce velocemente fino a raggiungere i 5000 sostenitori in pochi giorni. I messaggi di solidarietà piovono da tutta Italia e i due ragazzi quasi non riescono a stare dietro alle email che arrivano all’indirizzo isoladeicassintegrati@yahoo.it. Mentre Marco e Michele decidono su Skype le diverse strategie da adottare per dare visibilità alla protesta, la tempesta impervia all’Asinara: i cellulare non prendono e gli operai sono ignari di quello che sta succedendo nella terraferma. L’incontro tra due generazioni che hanno tanto da darsi avviene solo dopo una settimana, quando le nuvole nere si diradano e gli operai dell’Asinara scoprono di non essere più soli.

È il momento di agire, i due ragazzi hanno un’idea: l’emailing collettivo. Ogni membro del gruppo facebook avrebbe dovuto inviare la stessa email a un elenco di indirizzi di posta elettronica, relativi ai maggiori quotidiani e tg nazionali, per far passare la notizia. Il risultato è immediato: in due settimane le email inviate sono più di duemila e gli iscritti al gruppo quarantamila. L’Espresso, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Tg3, Rainews24 e Sky TG24 si accorgono del fenomeno in rete e parlano de L’isola dei cassintegrati. E nonostante sia sempre più difficile comunicare con gli operai per telefono, Marco e Michele decidono di aprire un blog per porsi direttamente come creatori di contenuti, anziché collezionarli dai media e riportarli su facebook. La strategia viene notata da Manuel De Carli, talentuoso disegnatore romano che propone le sue illustrazioni e vignette satiriche per la causa, e da Fabio Borraccetti di Porto Torres, un informatico che si offre di disegnare il sito. Debutta sul web www.isoladeicassintegrati.com il primo reality reale. Un lavoro volontario quotidiano di una redazione di volenterosi pronti a condividere le proprie conoscenze per sostenere la battaglia dei naufraghi del lavoro. Grazie ai diari scritti giornalmente dagli operai sull’isola, alle foto dal carcere, alle interviste e ai video dei protagonisti, l’isola che non c’era, adesso esiste.

 

Il blog viene notato ed apprezzato da Alessandro Gilioli, de L’Espresso, autore del famosissimo www.piovonorane.it. Il giornalista pubblicizza L’isola dei cassintegrati sul proprio blog, e si presta a scrivere l’introduzione per l’apertura del sito novizio. Nasce così fenomeno mediatico – e di culto – che in poche settimane raggiungerà tutti i media nazionali (giornali, radio, blog) per approdare poi in televisione su Tetris di Luca Telese a La7 in cinque puntate, e ben due puntate su Annozero di Michele Santoro.

 

Mentre gli operai sono ospiti in tv e radio, tenendo testa a politici e giornalisti, la piattaforma comunicativa del blog e del gruppo facebook si espande. Cominciano le dirette video, col confessionale degli operai. Poi le dirette radio giornaliere su Radio Fujiko (Bologna), Radio Beckwith (Torino), Radio Popolare Roma e Radio Popolare Milano. Blog e gruppo facebook sono completamente integrati, a loro volta sincronizzati con un profilo twitter per ricevere tutti gli aggiornamenti sulla vertenza in tempo reale.

 

La fama della protesta aumenta senza limiti e Il Fatto Quotidiano contatta Marco e Michele per proporre loro una rubrica giornaliera sulle pagine del giornale, la rubrica de L’isola dei cassintegrati.

 

Questo ancora non basta ai blogger, che contattando giornalisti e programmi televisivi riescono a convincere Le Iene a realizzare un servizio sulla protesta dell’Asinara. Il passo successivo è scrivere ai principali quotidiani europei. Con un buon lavoro di pubbliche relazioni in spagnolo e in inglese la notizia passa prepotentemente all’agenda estera, in Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Austria, Ungheria, Canada, Svizzera, Australia, Messico. Perfino Internazionale riprende la notizia da un settimanale messicano.

 

Ma una protesta operaia, per quanto innovativa ed estrema, non rimane sui media importanti a lungo, se non ci si inventa sempre qualcosa di nuovo. Nasce così l’evento facebook Stampalo, Appendilo e Fotografalo!, che permetterà di far entrare il logo de L’isola dei cassintegrati nelle case e negli uffici degli italiani. Sono centinaia ad inviare la loro foto di solidarietà col simbolo dell’isola, perfino dall’estero. Parigi, Dublino, Sarajevo, Città del Messico, Barcellona, Ginevra…sono alcune delle città ritratte in queste foto. Il successo mediatico e la validità della piattaforma comunicativa de L’isola dei cassintegrati vengono riconosciuti dai media che scrivono (Leggi dalla rivista Sardinews, pag. 10) e parlano (Ascolta l’intervista su Radio Città Fujiko) dell’impresa come di un grande esperimento comunicativo senza precedenti. Il gruppo facebook supera i 100.000 membri, mentre il blog conta migliaia di contatti unici giornalieri.

 

Sarà poi l’Università di Sassari a dare un riconoscimento accademico a questo esperimento comunicativo, organizzando una giornata di conferenze sul tema, con ospiti da tutta Italia, tra cui l’esimio prof. di comunicazione da La Sapienza A. Marinelli e il giornalista Luca Telese, in qualità di moderatore del dibattito. L’evento è un tale successo che gli interventi saranno poi pubblicati in un testo delle edizioni La Sapienza. (guarda i video della conferenza)

 

L’atto conclusivo dell’escalation mediatica de L’isola dei cassintegrati è la sconfitta de L’isola dei famosi agli ascolti. Cassintegrati battono famosi, titolano La Repubblica  e Il Fatto Quotidiano, e la stessa Simona Ventura, in diretta, afferma di sapere dell’esistenza dell’altra isola. La realtà batte la finzione finalmente. C’è chi dice che il fenomeno de L’isola dei cassintegrati abbia cambiato la storia della lotta operaia e dei social network. Michele e Marco decidono dunque di aprire il sito agli altri casi di aziende in crisi, e di lavoratori in lotta d’Italia. Perché il successo del sito e gruppo facebook sono frutto della partecipazione di tantissimi, un dietro le quinte che spesso non appare davanti alle telecamere ma che lavora costantemente perché ogni giorno vada in onda il reality “reale”, purtroppo.

 

Firma: http://www.isoladeicassintegrati.com

 





LO DICO ADESSO, IN GIORNI NON SOSPETTI

9 11 2010

a cura di Paolo Andreozzi

 

Lo dico adesso, in giorni non sospetti, quando probabilmente non manca che qualche mese soltanto al ripristino delle condizioni di democrazia sostanziale in questo Paese.

 

Lo dico adesso.

 

Dico che quando, ormai tra non molto, ci si desterà – per via politica o giudiziaria, finanziaria obiologica – dall’avvilente incubo anti-italiano in cui la Nazione è paralizzata da sedici anni, ossia quando la banda di avventurieri senza scrupoli che la dis-governa infine uscirà di scena (ne saràfatta uscire, meglio) e la dialettica repubblicana potrà riprendere tra una sinistra e una destraentrambe costituzionali, per tentare di sanare le ferite inferte all’anima e al corpo dello Stato e per affrontare sia gli usuali problemi delle nazioni contemporanee sia quelli straordinari che soltanto l’Italia deve alla propria storia – ebbene, allora io mi ricorderò di tutti.

Mi ricorderò di quelli i quali, perdurando l’incubo, l’hanno alimentato per un personale interesse (diabolico, quindi miope) prendendo parte consapevole e attiva – ciascuno per il proprio spicchio di potere reale o simbolico – alla realizzazione del disastro presente, visibile, profondo.

 

E mi ricorderò di tutti quelli che l’incubo hanno quantomeno favorito senza comprendere, con una sorda (quasi autistica) indifferenza ai pur evidenti segnali di allarme civile che in molti – la minoranza in Italia, la maggioranza fuori, la quasi totalità tra le persone oneste e avveduteinsieme – lanciammo per tanto corso di ogni nostra singola esistenza.

 

E non si dà quantità sufficiente di trucchi e travestimenti da bravi cittadini, indossati in tutta fretta quando il vento sarà cambiato, perché io non riesca a vedere allora – e benissimo – sotto la maschera nuova il vecchio sguardo rapace, o invece vuoto (che è lo stesso), che ancora quest’oggi deturpa innanzi al Mondo il volto meraviglioso della Repubblica Italiana.

 

Né sarebbe un inedito: dopo la guerra, dopo la Resistenza, dopo il referendum istituzionale, dopo la promulgazione della Costituzione – una gigantesca operazione di maquillage fu tentata e riuscita, e dell’oceanico popolo fascista di solo pochi mesi addietro già non restavano (pareva) che patetici elementi di risacca, buoni da spauracchio anti-sindacale.

 

L’Italiano è questo: ha fiuto per l’oscillazione dei destini, e flessibilità nella trasformazione di facciata.

Ma l’Italiano – questo che scrive, almeno, potete giurarci – ha pure ottima memoria.

 

Nessuna rappresaglia invocherò: restate pure a galla nella Nazione finalmente (ma a che costo) ritrovata, così come la vostra carenza di onore e autostima, come il vostro stesso codice genetico e sociale consente ed autorizza.

Gli storici vi giudichino sul lungo termine a futuro vaccino di civiltà collettiva, e i magistrati per i profili penali eventuali in quanto individui.

 

Io sono soltanto un cittadino, non ho potere né un prezzo – in questa Italia misera d’ora né in quella volenterosa che sta per arrivare.

Nessuna rappresaglia, ripeto, a libertà e giustizia riconquistate.

 

Soltanto, signori, togliamoci il saluto.

 





Tulipano nr. 18 dell’8 Novembre 2010

8 11 2010

Ecco finalmente online il Tulipano n. 18 del 8/11/10. Clicca sulla copertina per accedere al PDF (6.1Mb).

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