Tulipano – 23 Novembre 2010

23 11 2010

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Lotta di classe di Fabio Canò

23 11 2010

a cura di Fabio Canò

 

Un tempo venivano chiamate le scuole e le Università dei padroni. Sembrava che la parola “padrone” fosse silenziosamente scomparsa dall’uso comune, desueta. Oggi davanti ad una emergenza sociale non indifferente, con una crisi economica determinata dalla competizione dei mercati globali, dalla messa in cassa dell’equità sociale e del welfare state, quell’espressione  “padrone” sembra avere riscoperto pienamente il suo significato.

La risposta dei governi, dei loro tecnocrati e consulenti prezzolati è l’aumento esponenziale delle tasse (che volentieri non corrispondono ai servizi erogati). Al contempo si rispolvera  una vecchia/nuova idea metafisica, quella del merito. Un merito illusorio poiché di fatto dismette lussoriosi sogni di mobilità sociale e di crescita personale per la middle class (il merito ha un costo economico e non di accesso ad alcune classi sociali). Gli economisti del nostro tempo hanno capito bene che in tempi di crisi bisogna salvare la macchina del profitto. Una macchina del profitto che fagocita distruttivamente la qualità della vita ed i progetti futuri ad essa strettamente congiunti. Le rivolte degli anni ’70 partirono da questioni sollevate dagli studenti e dalla classe operaia. Accade oggi in Inghilterra, in Francia, in Grecia, in Italia che un numero crescente di studenti e lavoratori della middle class dicano di no, lasciando da parte le buone maniere che del resto non sono state riservate loro dai governi. Oggi si fa di nuovo la lotta di classe, dal popolo greco contro le politiche “lacrime e sangue”, da quegli studenti inglesi contro la triplicazione delle tasse universitarie, quella dei liceali francesi contro la riforma delle pensioni, o quella all’interno del mondo della scuola e dell’Università in Italia contro i tagli e gli strumenti di ricatto previsti dal disegno di legge della Gelmini. Oggi si lotta tra l’inclusione (volontà popolare) e l’esclusione (volontà dei ‘padroni’). Eventi molto significativi descrivano lo scenario di lotta nel nostro paese come ad es. l’incontro degli studenti e del lavoro precario con la Fiom nella piazza dello scorso 16 ottobre a Roma. Tale congiuntura non è una generica solidarietà ma la precisa percezione che, nella feroce condizione di ricattabilità e debolezza, bisogna resistere e lottare insieme. Alle immagini dell’assedio londinese da parte degli studenti o di quelli francesi per le pensioni dei loro ‘vecchi’ o il dramma del popolo greco davanti al paventato default, converrà abituarsi poichè questo conflitto non si annuncia con felici e rassicuranti facce governative inconsapevoli  di una rivolta popolare già annunciata, ma con un popolo in rivolta ben consapevole del proprio futuro.





Quando il cervello si stacca dal cuore

23 11 2010

La tragica fine di un operaio suicidatosi per il non lavoro…..a cura di Raffaele di Gregorio

Ad aprile di quest’anno, Mario Farisano, operaio 44enne in cassa integrazione della Nuova Renopress di Budrio, nel Bolognese, si è tolto la vita. L’ha fatto nel garage della propria casa, una palazzina pietra a vista di tre piani a Marmorta, piccolissima frazione di Molinella, a pochi chilometri dal luogo di lavoro.

Si è impiccato con la corda che saltava la più piccola delle sue due figlie, che hanno 6 e 13 anni. E che ora sono senza papà, come Ida è rimasta senza marito e senza occupazione già da un anno. A trovarlo è stato il cognato Gerardo, anche lui cassintegrato dell’azienda budriese. Mario, trasferitosi in Emilia-Romagna più di dieci anni fa dalla Basilicata, si è ucciso dopo aver portato la bambina più piccola all’asilo.


Nella tragedia, poi, la beffa: nella mattinata di venerdì, mentre i sanitari constatavano il decesso dell’uomo, un’azienda metalmeccanica avrebbe chiamato a casa Farisano per fissare un colloquio: Mario aveva mandato molti curricula in giro, e la sua specializzazione era alta. Ma il telefono ha squillato troppo tardi. In attesa dell’arrivo dell’assegno di cassa, neanche un euro era stato versato sul suo conto. Cosa può aver spinto ad un gesto così estremo? La paura di non farcela ad arrivare a fine mese? Quella dignità che gli è stata strappata di uomo e di lavoratore?  La realta’ è che, quando sei a casa, entri in una spirale in cui non è facile chiedere e ottenere aiuto e, alla fin fine, le bollette le devi pagare comunque.
Io non so cosa scatti nella mente di una persona, ma può essere che a un certo punto uno non ce la faccia più e “il cervello si stacca dal cuore”.





Stiamo lavorando per voi

23 11 2010

a cura di Luca de Santis

…e allora gli dico: “Che fai? Mi cacci?
No, guarda, così no si poteva proprio andare avanti, qualcosa dovevo fare,
e…che vuole signora? Non vede che sto parlando? Si, un minuto e sono da
lei, abbiamo questioni importanti di cui discutere qui, sa? mi dia un minuto
e sono da lei…dov’ero rimasto? Ah sì…no, a quel punto mica si poteva
continuare, eh, ma io c’ho tutta una tattica in testa che vedrai…finisce
che si frega con le sue mani, quello là, sissì, adesso ti spiego…eh? Un
minuto signora, abbia pazienza, adesso arrivo…si, ho visto che si è
formata una bella coda, però deve capire che qui stiamo parlando di cose
importanti, mica pinzillacchere…da brava, su, porti pazienza, d’altronde
se è venuta proprio a questo sportello vuol dire che ci ha accordato la sua
fiducia, no? Eeecco, e allora si fidi, guardi, le assicuro che adesso
sistemiamo tutto, mi faccia concludere questa cosa e sono tutto
suo…dicevamo? Eh, si, insomma, per farla breve, dai oggi, dai domani, mi
son tirato dietro mezzo ufficio…oh, non è stato facile convincerli, però
sai, lui in fondo è a un passo dalla pensione…dopo? Chi viene dopo? No
dico, in ordine gerarchico ci sono io, quindi meglio pensare al futuro e
cominciare a schierarsi con la persona giusta fin da subito, così magari, un
domani…una promozioncina…un aumento di stipendio…insomma un favore a
chi ti è stato fedele non si nega mica, hai capito, no?
E adesso stiamo a vedere che succede…io le mie mosse le ho fatte, aspetto
che…come? Ma si signora, le ho detto che arrivo! Insomma!
Ho capito che è senza lavoro, che cerca un impiego, che non trova posto
all’asilo per la bambina e che il grande è senza insegnante perché non hanno
rinnovato il contratto al precario di turno, che suo marito è all’ospedale
per l’incidente avuto in cantiere cadendo dalla gru su cui era salito per
protestare perché era in cassa integrazione e che la banca le ha pignorato
la casa perché non ha i soldi per la rata del mutuo…HO CAPITO!!!
Checcrede…ho capito…guardi che qui, noi, stiamo lavorando per voi…mica
pinzillacchere.





Il Tulipano nr 20 – Incipit

23 11 2010

È il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che
ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza
fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il
nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani
avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina.
Italo Calvino  (da “Le città invisibili”)





Libertè & Egalitè, ma solo come piace a te

23 11 2010

a cura di Francesco Parrino

La storia c’insegna come molte volte personaggi che si prodigano nel fare del bene vengono spesso e volentieri etichettati come “Nemici Del Potere” o semplicemente siano oggetto di speculazioni da parte dell’opinione pubblica, di mass-media e di autorità politiche varie con il solo scopo di sminuirne il valore. Mi viene in mente un aforisma attribuito a Malcolm X : “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono!” e se prestiamo un po’ d’attenzione vediamo come da qualche tempo a questa parte i mass media e principalmente i telegiornali sono oggetto di un controllo vero e proprio da parte dei Potenti.

Questo controllo in che cosa si traduce effettivamente? Pensiamo per esempio alla dichiarazione “Prescrizione non è Assoluzione” in merito a quella celebre puntata della fiction più seguita in Italia, il Tg1, in cui sul caso Mills, Minzolini con un’astuta mossa padronale sostituì una parolina con un’altra rendendo l’intero servizio del tutto impresentabile proprio perché dava una visione della vicenda giudiziale distorta (che io non vado a ripetere perché ormai tutti la conoscono o fanno finta di non conoscerla).

Altro celebre esempio del Tg1 ma anche di un’altra fiction italiana, Studio Aperto, è il modo in cui è stata trattata la condanna di Marcello Dell’Utri, il quale negli editoriali di questi due telegiornali (che parolona!) è stato dipinto come un uomo accusato ingiustamente del crimine commesso : notiamo ancora come volendo sempre riproporre la frase di Malcolm X, gli oppressori vengono dipinti come dei cavalieri dall’armatura lucente mentre chi fa il bene e chi cerca di cambiare il paese in meglio viene etichettato come nemico. Chi sono mai questi nemici che sono oggetto di speculazioni da parte dei Mass Media? Sono i vari Travaglio, i Santoro, i Saviano, gli allora Biagi, quelle personalità giornalistiche e non che vengono criticate proprio perché la pensano in maniera diversa, la gente “etichettata” come comunista direbbe che la pensano in maniera giusta perché si oppongono a certe ingiustizie che sono palesi agli occhi di tutti, io volendo rimanere superpartes preferisco utilizzare il termine Diverso.
La diversità in questo caso sta nell’offrire un punto di vista, una visione degli eventi o semplicemente dare notizie senza censure, e sulla censura mi viene in mente il disastroso addio di Maria Luisa Busi che ha abbandonato da qualche mese a questa parte la conduzione del Tg1 proprio perché non si riconosceva nella linea editoriale di Minzolini, usando termini chiari, non era d’accordo con il “taglia-e-cuci giornaliero” a cui il buon Minzo sottopone ogni notizia.

Da qualche mese a questa parte il celebre programma di Rai2, Annozero, è oggetto di misteriosi attacchi da parte niente popò di meno che il proprio Direttore Generale Masi il quale oggetto di numerose pressioni da parte dei Potenti ha prima chiesto d’abbassare i toni poi s’è venuto a sapere del compenso di Santoro (mossa che serve per sminuire il valore del giornalista etichettandolo come mangia-soldi) e la polemica ha raggiunto il suo apice quando in una delle prefazioni di Annozero, Santoro alquanto scocciato dall’intera vicenda ha finito il suo discorso iniziale con un Vaffanbicchiere. Il programma è stato sospeso per un paio di giorni perché grazie all’arbitrato della Rai, al rischio di una causa che avrebbe creato non pochi scompigli e alle 25.000 mail di proteste arrivate in Rai, la sospensione è stata interrotta e Annozero ha proseguito tranquillamente la propria programmazione.

Rileggendo queste parole sembra d’essere tornati ad otto anni fa quando dopo la promulgazione dell’editto Bulgaro ( il celebre caso Biagi-Santoro-Luttazzi) i tre programmi dell’epoca, Sciuscià, Satyricon e Il Fatto furono eliminati dai palinsesti pur non tenendo conto del fatto che erano programmi dall’altissimo share, e ricordiamo certo una frase del Presidente del Consiglio dell’epoca, Berlusconi ( lo stesso di oggi per intenderci, è lo stesso dal 1994 fino ad oggi quindi non si sbaglia): “L’uso che Biagi… Come si chiama quell’altro? Santoro… Ma l’altro? Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga” (18 Aprile 2002).

A distanza di 8 anni la situazione è simile e sembra riproporsi con un programma nato da circa due settimane ma di cui si parla da un mese abbondante, “Vieni via con me” (titolo ispirato dalla stupenda canzone di Paolo Conte), che durerà fino al 29 novembre 2010 ( 4 puntate) condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano. Lo show alla prima puntata ha fatto registrare uno share del 25,48% che per Rai 3 è il record assoluto negli ultimi 10 anni, battuto solo dalla seconda puntata che ha raggiunto il 30,21% quindi diventando a sua volta il programma più visto. “Vieni via con me” è un misto di elenchi di argomenti alle volte spassosi, alle volte molto seri: nella prima puntata Fazio ha letto le “Categorie di prostitute che esercitavano a Pompei prima dell’eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo”, quest’altro è invece molto serio, “Elenco delle ultime parole di Piergiorgio Welby nel giorno più importante della sua vita” letto dalla moglie Mina Welby.
Vi chiederete cosa mai può scatenare tanta ira al fine di ritenere questo programma come pericoloso, beh Saviano è l’autore di Gomorra il libro che ha aperto gli occhi sulla realtà Mafiosa in Campania, i Potenti avevano il timore che Saviano potesse iniziare a parlare di argomenti scomodi quindi preventivamente il programma è stato oggetto di veri e propri attentati mediatici, e anche qui come con Santoro il metodo utilizzato è stato il rivelare quanto avrebbero guadagnato i conduttori, concentrandosi sull’alto onorario di Saviano ( 25.000 euro netti a puntata). La polemica è stata lunga e con repliche anche da parte del diretto interessato ad “Annozero”, e lo stesso Saviano per rispondere a questi attacchi mediatici ha esordito nella prima puntata parlando proprio della “macchina del fango”. “La democrazia è in pericolo se vai contro questo governo” dice Saviano e non vieni ucciso sul piano fisico ma vieni attaccato sul tuo personale, perché la macchina del fango vuole che tutti siano omologati colpendo il singolo, il differente con diffamazioni, con argomenti fuorvianti volti soltanto a farti pensare ciò che devi pensare. Saviano ha citato due esempi, Boffo e Caldoro, entrambi attaccati in piena campagna elettorale facendo girare la voce che fossero omosessuali, quindi l’utilizzare l’elemento della diversità sessuale come screditante dinanzi agli elettori; in quel monologo Saviano ha parlato di Falcone che fu oggetto di attacchi pesantissimi da parte dell’opinione pubblica perché la gente non si rendeva conto del suo lavoro, del suo operato, agghiacciante il riferimento alla lettera inviata al “Giornale di Sicilia” dove una signora si lamentava delle continue sirene delle scorte dei giudici intimando di andare a vivere in periferia per non disturbare, come se la Mafia fosse un problema che alla gente non riguardasse. E’ abbastanza palese la volontà dell’autore di “Gomorra” che cerca di trovare dei parallelismi con la vicenda di Falcone, oggetto di una pressione mediatica incredibile, dipinto come un perdente o un raccomandato, varie le intimazioni dove gli si chiedeva di lasciare il posto ad altri e alla fine sappiamo com’è finita.

Saviano viene criticato tutt’oggi perché lo si ritiene un venduto, un raccomandato, uno che s’è arricchito con la Mafia , volendo sempre riprendere la frase di Malcolm X seppur parafrasandola, chi fa del bene viene additato come nemico mentre chi fa del male, chi è oppressore viene dipinto come un uomo perbene.
Se dopo la prima puntata le polemiche sembravano essere normali visto il momento che passa l’Italia dopo la seconda puntata tutto è aumentato d’intensità, Saviano nel suo ormai consueto monologo iniziale ha parlato delle Mafie e della leggenda di Osso , Mastrosso e Carcagnosso che secondo la tradizione Mafiosa hanno creato le tre grandi Mafie, Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra e oltre al parlare della struttura della Mafia, rigida e piena di regole, di giuramenti e di quant’altro, Saviano ha parlato di come la Lombardia sia letteralmente nelle mani della Mafia tenendo conto della serie di operazioni compiute dai clan Mafiosi della ‘Ndrangheta dimostrabili da un’ indagine delle DDA di Calabria e Lombardia:
Santa Giulia – Smaltimento rifiuti cancerogeni
Navigli-Euromilano – Trasporto detriti clan Papalia-Barbaro
Tav MI-BG – Cosca Paparo negli appalti
Autostrada MI-BG – Presenza nei cantieri della terza corsia
Stazione Centrale – trasporto detriti
Nuovo Tribunale – subappalti al gruppo Perego inquisito per ‘Ndrangheta
Portello – appalto per opere stradali
Citylife – azienda legata al clan delle opere
Porta Garibaldi – opera del tunnel
Fiera Milano-Rho – appalti Expo 2015
Metro linea 5 – Famiglia Cosco
Area Ex Ansaldo – appalto del comune
Deposito Vigili-ATM – clan nei lavori
Zona Corvetto – Manutenzione Stradale
Dogane – lavori per la nuova sede

Fin qui un lavoro encomiabile, Saviano ha denunciato una serie di soprusi della Mafia che ovviamente devono farci riflettere, in realtà l’oggetto della questione sono le parole successive dove Saviano ci parla di un tal Pino Neri nominato dal clan della ‘Ndrangheta Calabrese e Lombarda per risolvere il problema della scissione voluta dall’allora boss Carmelo Novella freddato dopo che aveva espresso la volontà di fare in modo che il centro della ‘Ndrangheta fosse tutto in Lombardia. Pino Neri ha in mente però un progetto più ampio, non soltanto la risoluzione del conflitto ma diventare un Boss a tutti gli effetti e la prima mossa è muoversi nella legalità, nella politica ed è proprio nella politica il problema, Neri incontra un consigliere regionale della Lega Nord non indagato per chiedergli di arrivare dovunque, anche nella sanità dove peraltro si registrano delle strane conversazioni telefoniche del Direttore dell’ASL di Pavia ( roba da 700 milioni di euro) il quale dichiara che fingeva di fare il malavitoso solo per avere più potere ( ma chi ci crede mi chiedo io..). La Lega afferma di contrastare culturalmente le organizzazioni criminali con repressioni, arresti ma non basta, il vero potere delle organizzazioni è nei soldi legati all’economia lombarda ed è li che bisogna colpire non con azioni plateali per zittire il popolino.
Riascoltando il monologo di Saviano mi ha colpito moltissimo il discorso di Gianfranco Miglio ( uno dei padri della Lega) il quale non solo affermava d’essere favorevole alle Mafie, alla ‘Ndrangheta per intenderci perché riescono a dare un controllo, a regolare il sud italia, al punto da chiedere la costituzionalizzazione di esse.

E’ qui che è esplosa la bomba, il giorno dopo la seconda puntata s’è scatenato un putiferio perché ovviamente la Lega è stata accusata di difendere la Mafia al punto da spalleggiarla, Maroni ha chiesto di poter essere invitato alla trasmissione per un diritto di replica, accusando Saviano di «accuse infamanti» «Chiedo risposta – ha spiegato Maroni – anche a nome dei milioni di leghisti che si sono sentiti indignati dalle insinuazioni gravissime di Saviano e quindi auspico che mi venga concesso lo stesso palcoscenico per replicare ad accuse così infamanti che devono essere smentite». Ruffini, il direttore di RAI 3, pur difendendo Saviano e negando con forza che il monologo dello scrittore sia stato un attacco personale a Maroni, si è detto comunque disponibile a una replica. «Già nella prossima puntata» la trasmissione è pronta ad ospitare «una dichiarazione scritta o filmata di precisazione, di rettifica o di replica a quanto affermato, questa troverà posto all`interno della prossima puntata, se il ministro ritiene di rilasciarla». Saviano dal canto suo è risultato perplesso affermando di non aver accusato ma semplicemente d’aver fatto riferimento a fatti dimostrabili da un inchiesta giudiziale, ”Fatti che – ha aggiunto Saviano – dovrebbero preoccupare il ministro dell’Interno invece di spingerlo ad accusare chi li denuncia”. E poi la chicca delle chicche, “Il Giornale” chiede “Una firma contro Saviano che dà del mafioso al nord”, con già migliaia di adesioni. Naturalmente anche si è mossa anche la politica: “La penso come Saviano, Maroni quereli anche me”, questo l’appello lanciato da Di Pietro sul suo profilo Facebook. Dulcis in fundo su “Libero” ( mica tanto poi) Filippo Facci, riferendosi a Saviano, titolava “Eri un mito… la tv ti ha dato alla testa”, ma la testa sembra la stiano perdendo in Rai.

Insomma polemiche su polemiche su polemiche ma mi chiedo perché un uomo che denuncia un’azione tanto scellerata quale può essere il difendere la Mafia sulla base di effettive prove venga attaccato in questa maniera, al limite dell’ossessione … evidentemente Roberto è riuscito a toccare un nervo scoperto, la Mafia, un problema di una gravità incredibile e invece d’essere aiutato viene lapidato, e nel mentre che scrivo quest’articolo giungo proprio adesso a conoscenza delle ultime rivelazioni su Marcello Dell’Utri che per circa due decenni, ogni volta che l’amico imprenditore Silvio Berlusconi aveva problemi con membri di Cosa Nostra, interveniva mediando e cercando di risolvere i problemi, un “costante ed insostituibile punto di riferimento sia per Silvio Berlusconi, che lo ha interpellato ogni volta che ha dovuto confrontarsi con minacce, attentati e richieste di denaro sistematicamente subite negli anni”, ma anche e soprattutto “per Cosa Nostra che, sfruttando il rapporto preferenziale ed amichevole con lui intrattenuto dai suoi due membri, Gaetano Cina’ e Vittorio Mangano, sapeva di disporre di un canale affidabile e proficuo per conseguire i propri illeciti scopi non rischiando denunce ed interventi delle forze dell’ordine, quanto piuttosto con la garanzia di un esito positivo e dell’accoglimento delle proprie pretese estorsive” .
In qualunque altro paese una notizia del genere sarebbe oggetto di totale rimpasto immediato del governo, in Italia riusciremmo non solo a tenere il Premier per almeno altri 10 anni ma anche ad etichettare i giudici che hanno emanato la sentenza con vari epiteti del tipo comunisti, venduti, ladri, mafiosi.


Citiamo in conclusione ancora Malcolm X il quale disse “Di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente; si limitano a piangere della propria situazione. Ma quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose” … ragion per cui …. arrabbiamoci.





La povertà non è un flagello divino

23 11 2010

a cura di Antonio Cabitza

 

« One day our grandchildren will go to museums to see what poverty was like »

« Un giorno i nostri nipoti andranno nei musei per vedere cosa fosse la povertà »

Muhammad Yunus


Ho voluto dedicare l’introduzione di questo articolo al fondatore del Microcredito e della Grameen Bank, premio nobel 2006 per la pace.

Quando nel 1974 visitò il suo Bangladesh colpito da una grave inondazione, l’allora professore di economia presso la Middle Tennessee State University, U.S.A. , si  rese conto di quanto le teorie economiche da lui stesso insegnate erano inadeguate a  fronteggiare gli enormi problemi e la grande povertà del suo paese.

La sua conclusione fu che la povertà non è dovuta all’ ignoranza o pigrizia delle persone ma alla distorsione del sistema finanziario ed al carente sostegno offerto dalle banche per quelli che non possono offrire garanzie.

Ma quali garanzie può dare un nullatenente? Una persona che dispone solo della sua laboriosità e non vuole cadere in un circolo vizioso di ricatti e strozzinaggio?

Il sistema Yunus ha fatto proseliti e cambiato la mentalità della Banca Mondiale.

La Grameen Bank ha erogato prestiti per oltre 5 miliardi di dollari a più di 5 milioni di semplici artigiani e lavoratori manuali. Prestiti minimi, di pochi dollari, ma che in quelle realtà costituiscono un importante sostegno per poter pagare le materie prime per seminare i campi o comprare il bambù per fare le sedie. Le donne, in notevole maggioranza, sono le destinatarie dei prestiti che ripagano puntualmente perché destinati al sostentamento e la formazione delle famiglie.

Dunque le garanzie di solvibilità richieste dalle banche sono state sostituite dalla fiducia ed il fondatore ha dichiarato che: “in Bangladesh, dove non funziona nulla, il microcredito funziona come un orologio svizzero”.

Ciononostante ci troviamo ancora di fronte ad una crescita dei poveri. Il sistema finanziario non ha curato i suoi mali e concentra le ricchezze in mano a pochi super ricchi che proteggono le loro fortezze con mura invalicabili ed impenetrabili. Impone tangenti e commissioni elevate, dispone di passare attraverso circuiti malavitosi, determina prezzi impossibili per i livelli di reddito della stragrande maggioranza delle persone.

Ma questa progressiva sottrazione di reddito anche per effetto, in particolare in Italia, dell’evasione fiscale, ha determinato una enorme crescita dei produttori, in oriente ed occidente, a sud e nord del mondo, ma con poca propensione al consumo.

I produttori sono, allora, solamente nuovi schiavi che sopravvivono con bassi salari, la cancellazione dei diritti e la precarietà del lavoro. Questo impedisce di progettare il futuro, di accedere a mutui e formare famiglie.

A fronte di stati con surplus commerciali elevati ne esistono tanti altri a rischio default. Per cui anche nella distribuzione geografica del reddito si manifesta quanto  accade nella scala sociale. Paesi poveri di risorse naturali e di scarso peso politico-strategico che vengono condannati alla marginalità ed un futuro di povertà dalle istituzioni finanziarie mondiali.

Questo processo di concentrazione del denaro nelle mani e circoli sempre più ristretti, alla lunga determinerà una crisi di sovrapproduzione anche per le nuove potenze di Cina, India e Brasile.

La nostra vicina benestante signora Brambilla, vive ormai da 40 anni il suo apogeo di accumulazione e di altre scarpe, orologi e macchine non sa che farsene.

Ha riempito il suo guardaroba e la sua casa di merce e chincaglieria varia. L’argenteria è strabordante di oggetti molto spesso inutili. Dopo le scarpe Tod’s, Geox o etniche, prodotte in Cina o Vietnam; agli orologi di Nonno Giuliotv (mio amico di Facebook) aggiunge quelli svizzeri, prodotti in Corea o targati Usa ecc.

Il noto finanziere Emilio Gnutti che aveva scalato e poi venduto la Telecom Italia, si trastulla collezionando auto d’epoca per correre la Mille Miglia ed i suoi 10 garages non sono sufficienti per le Mercedes, Audi, Alfa o Corvette.

Queste osservazioni sono dettate dal fatto che le disponibilità economiche, spesse volte ottenute con l’inganno e la truffa, anziché essere sperperate, possono essere orientate alla costruzione del benessere complessivo e per eliminare la piaga della povertà. Quale soddisfazione macabra può esserci nel vivere nell’opulenza attorniati da una moltitudine di disperati che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena? Quale interesse può esserci nel vedere giovani e vecchi homeless che non possono più far fronte al mutuo con le paghe attuali o con le pensioni sempre più magre?

Questa non è invidia sociale come qualche riccastro al governo propaganda per farci tacere ma è ribellione allo squilibrio eccessivo decretato dagli attuali rapporti di forza sociali.

Lasciamo in pace, pertanto, la nostra signora Brambilla. Anzi, coinvolgiamola in progetti di sviluppo piuttosto che farle credere, accendendo la tv, che solo comprando un altro Bulgari potrà essere felice ed appagata della sua esistenza.

Il susseguirsi dei summit dei grandi della terra al capezzale della crisi mondiale produce solo esibizioni verbali e muscolari senza costrutto. I G8 e poi i più democratici G20, l’ultimo svoltosi a Seul, ancora stentano a trovare le ricette per allargare la base dei consumatori.

Ma affrontare oggi i problemi della base della piramide sociale vuol dire dedicare attenzione alle cose che assillano miliardi di individui poveri. Uomini e donne che vivono in estrema indigenza, senza cibo nè aria salubre ed acqua potabile. Significa affrontare i problemi di un fisco più giusto, un’attenzione al cibo da produrre. Quello che serve è uno sforzo globale per dedicare importanti risorse per sviluppare un’agricoltura moderna per l’Africa e per la parte asiatica che resta ai margini del boom economico.

Ma vi è anche il problema dei poveri di ritorno, che in passato hanno avuto migrazioni bibliche per allontanarsi dalla carestia delle patate in Irlanda e Scozia intorno agli anni 1740-1742 e quella del secolo successivo, tra il 1846-49, con tutte le malattie e la decimazione della popolazione che ne conseguirono.

La stessa Irlanda ed i paesi del sud Europa affrontano difficoltà che non possono essere superate con il semplice assistenzialismo. Le finanze sono allo stremo e lo squilibrio fiscale insopportabile.

Viene voglia, allora, di rileggere le cose che abbiamo scritto all’inizio. Il Microcredito fondato da Muhammad Yunus ci viene in aiuto come approccio giusto per finanziare le piccole imprese, dare mutui per la casa e servizi di consulenza per la gestione dei capitali di rischio. Basandoci ancora una volta sulla fiducia e la valorizzazione della laboriosità oltre al desiderio, condiviso da tutte le parti, di uscire dalla precarietà e condanna alla miseria.